Biennale Architettura, si riparte con l’unione delle arti: 22 maggio-21 novembre

Giovedì 15 Aprile 2021 di Simona Antonucci
Biennale Architettura 2021

Sarà aperta al pubblico, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera, la 17esima Biennale di Architettura dal titolo How will we live together? (Come vivremo insieme?) a cura di Hashim Sarkis, 57 anni, libanese, professore e decano al Massachusetts Institute of Technology. Un annuncio che emoziona: la Mostra in programma a Venezia dal 22 maggio al 21 novembre, potrebbe essere la prima, importante, per numeri e per durata, manifestazione in presenza in Italia. Un ritorno dal vivo, seppur con le restrizioni anti-contagio, con una rassegna internazionale (112 partecipanti provenienti da 46 Paesi) che ha per titolo un interrogativo su come sarà la vita delle persone nel mondo.

IL PRESIDENTE CICUTTO

«Il tema esisteva già ed è stato premonitore, visto quello che è successo», spiega il presidente Roberto Cicutto, «ma è nel dna della Biennale rappresentare il mondo contemporaneo. I curatori non si pongono come scopo principale quello di metter in mostra opere o progetti. Ma, semmai, quello di porre interrogativi per capire cosa sarà».

Già l’anno scorso con il festival di Cinema e poi con Teatro, Danza e Musica, e la Mostra ai Giardini sugli archivi Le muse inquiete, la Biennale è riuscita a mantenere l’impegno con il suo pubblico. Poi, nuove chiusure autunnali e ora la rinascita. «Ripartirà Architettura», aggiunge Cicutto, «ma anche Danza, Teatro, Musica, e poi Cinema. E il dialogo tra le discipline sarà sempre più intenso. Quest’anno la Danza si contaminerà con Architettura, ed è su questa impostazione che costruisco il mio cammino. Non saranno certo mostre in cui tutti fanno tutto, l’interazione, però, sarà costante. I curatori decideranno come realizzarla. Ma io continuo a ripetere, parlatevi».

BIENNALE COLLEGE

All’Arsenale, si “parleranno” le installazioni e i danzatori-coreografi di Biennale College, sotto la guida del direttore Wayne McGregor e «daranno vita a frammenti coreografici, sollecitati da segni e materiali di Architettura. Spazio e corpo, coinvolti in un’unica riflessione», aggiunge Sarkis che ha proposto un Leone d’oro speciale a Lina Bo Bardi. Perché, spiega, «è l’architetto che meglio di ogni altro rappresenta il nostro tema. Ha creato visioni collettive». Dal dialogo tra discipline e culture diverse nasce un’esposizione con una maggiore rappresentanza da Africa, America Latina e Asia e con uguale numero di uomini e donne. Cinque le aree tematiche, tre allestite all’Arsenale e due al Padiglione Centrale: Among Diverse Beings, As New Households, As Emerging Communities, Across Borders e As One Planet.

Nel titolo, il manifesto di ciò che vuole raccontare. «La pandemia», continua Sarkis, «ha reso la domanda posta da questa Biennale ancora più rilevante, seppure in qualche modo ironica, visto l’isolamento imposto». Può essere una coincidenza. Tuttavia, aggiunge «sono proprio le ragioni che ci hanno portato a porre questo interrogativo, la crisi climatica, i massicci spostamenti di popolazione, le instabilità politiche e le crescenti disuguaglianze, a condurci verso questa pandemia».

Victoria and Albert Museum

In programma, anche una serie di partecipazioni fuori concorso, incontri, un focus del Victoria and Albert Museum sulle moschee londinesi e il progetto How will we play together? dedicato al gioco e allestito a Forte Marghera. 17 gli eventi collaterali e 63 le partecipazioni nazionali dei Padiglioni, con 4 paesi presenti per la prima volta: Grenada, Iraq, Uzbekistan e Repubblica dell’Azerbaijan. Il Padiglione Italia alle Tese, promosso dal ministero della Cultura è a cura di Melis. «Il mio predecessore Baratta», conclude Cicutto, « diceva che la Mostra deve stimolare il desiderio di Architettura. Io aggiungo la necessità». 

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