Arshak Sarkissian, scimmie e fanciulle dell'artista armeno in mostra dal 10 ottobre a Palazzo Chigi di Ariccia

Arshak Sarkissian, scimmie e fanciulle dell'artista armeno in mostra dal 10 ottobre a Palazzo Chigi di Ariccia
2 Minuti di Lettura
Giovedì 8 Ottobre 2020, 15:29

Il suo mondo è popolato da folli, mostri, cantastorie, pescatori, fanciulle e scimmie, accarezzati da una luce fissa e assorta. Dal 10 ottobre al 10 gennaio 2021 Palazzo Chigi di Ariccia ospita la prima mostra italiana di Arshak Sarkissian, artista armeno nato a Gyumri nel 1981: i personaggi che popolano le sue opere, o come li definisce l'artista “personalità”, sono degli ibridi tra l'umano e l'animale, sono la connessione tra l'uomo e la natura. Dal 2018, in collaborazione con ambasciatori, Istituti di cultura, organizzatori e curatori dediti a far conoscere i tesori della nostra penisola all’estero, parte della collezione di Palazzo Chigi  ha viaggiato verso le terre dell’est europeo, in una sorta di moderno Grand Tour. Da ricordare la mostra Bernini e il barocco romano, capolavori da Palazzo Chigi in Ariccia, presentata alla National Gallery of Armenia di Jerevan. Adesso il museo di Palazzo Chigi completa il dialogo culturale bilaterale iniziato con l’Armenia ospitando la mostra di Arshak Sarkissian, uno dei suoi artisti contemporanei più promettenti.

Arshak Sarkissian approda dunque per la prima volta in Italia; a Londra ha ricevuto il prestigioso Anthology Prize e di recente ha presentato una serie di progetti personali alla Quadriennale di Praga, alla Biennale Internazionale di Gyumri e al Pharos Contemporary Center di Cipro. All’artista è stato inoltre commissionata un opera per il terminal passeggeri dell'aeroporto internazionale di Zvartnots in Armenia. Nel 2005 è stato insignito del Presidential Prize come miglior giovane artista armeno. Molte delle sue opere fanno oggi parte della collezione permanente di grandi mecenati internazionali, tra cui la Francis Bloomberg Collection New York, USA; la Collezione Saatchi, Londra, Regno Unito e la Collezione Nicos Pattichis a Cipro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA