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Ferrara punta sui graffi(ti) di Banksy per il rilancio

Venerdì 12 Giugno 2020 di Vanna Ugolini

FERRARA La bambina con il palloncino a forma di cuore che prende il volo c'è e c'è anche il video dell'asta in cui questo quadro viene venduto ma, a un certo momento, qualcuno schiaccia un telecomando e l'opera di autodistrugge. Ma Palazzo dei Diamanti di Ferrara ha raccolto moltissime opere di Banksy, fin da quando lui era un giovane studente di Bristol e ha deciso di riapre al pubblico esponendo uno degli artisti più popolari e misteriosi della nostra epoca. "Un artista chiamato Banksy", questo il nome della mostra, a cura di Stefano Antonelli, Gianluca Marziani e Acoris Andipa, è un percorso di oltre 100 opere del misterioso artista di Bristol la cui identità resta tutt’ora avvolta nel mistero. La mostra, ideata e prodotta da MetaMorfosi Associazione Culturale in collaborazione con Ferrara Arte, è stata realizzata interamente grazie a opere provenienti da collezioni private (Banksy, infatti, non ha nulla a che fare con l’organizzazione dell’evento, nonostante ne sia stato informato tramite il suo ufficio). L’esposizione è stata progettata con la volontà di mettere sotto la lente di ingrandimento l’immaginario banksiano, esaminato attraverso numerosi riferimenti, aneddoti, considerazioni e relazioni tra gli elementi. Al centro, i temi cari allo street artist: la guerra e la pace, il controllo sociale e della libertà in senso esteso e i paradossi del nostro tempo.

Si tratta quindi di una sorta di mostra antologica di un artista che non si riesce a incasellare in nessuna corrente e che rifugge dimensioni spazio temporali, riproducendo sempre le contraddizioni e le diseguaglianze del nostro tempo, con una sorta di sorriso beffardo. Ecco quindi che troviamo esposte nella mostra di Ferrare le nonnine su fondo rosa che sembrano due quiete anziane che fanno a maglia, ma, in realtà, le scritte sui pullover invitano a comportamenti rivoluzionari. I manifestanti di piazza Tienanmen che però brandiscono un cartello che indica la direzione del campo da golf. Vediamo l'immagine iconica del ragazzo che getta una molotov ma che, in realtà, in mano ha un mazzo di fiori. Un'altalena di emozioni e di tensioni, un invito a rivoluzioni gentili, un battere e un levare, un gridare ma senza arrivare ai toni più alti, quasi a indicare che la vita, alla fine, va presa come un gioco che non ha del tutto un senso compiuto. Come gioca lo stesso Banksy, quando, a Venezia, (il filmato viene proiettato anche all'esposizione) ha esposto i suoi quadri di stile classico ma che sullo sfondo avevano la sagoma delle grandi navi da crociera che mettono a rischio la laguna più amata del mondo per il godimento di pochi. In quell'occasione l'artista che esponeva le opere fu mandato via dalle forze dell'ordine perchè non aveva autorizzazione. Un'opera d'arte nell'opera d'arte: la denuncia dei rischi che corre Venezia e quella dell'ottusità di talune forze dell'ordine che non avevano capito di essere davanti a uno degli artisti più inafferrabili dell'arte contemporanea. La pop art è anche questa.

Ultimo aggiornamento: 15 Giugno, 10:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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