Wonder Woman, film al bando in Algeria, Tunisia, Libano e Giordania: Gal Gadot è sionista

Wonder Woman, film al bando in Algeria, Tunisia, Libano e Giordania: Gal Gadot è sionista
di Federica Macagnone
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Sabato 10 Giugno 2017, 17:25 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 08:26

Ai botteghini degli States sta già sbancando e l'Academy sta già strizzando l'occhio al film che per molti è destinato a ricevere più di una candidatura agli Oscar. Eppure nel mondo arabo la Wonder Woman sta già facendo storcere il naso in diversi Paesi che stanno decidendo di boicottare il film. Il motivo? L'eroina moderna destinata a diventare l'idolo delle ragazze è israeliana, o meglio lo è Gal Gadot, la bellissima attrice che veste i panni della donna dai superpoteri, alias Diana Prince, creata nel 1941 dal femminista William Marston.

Il film, infatti, è stato messo alla berlina non soltanto perché la protagonista è una donna, ma anche perché l'attrice che la interpreta ha origini e un passato non proprio “graditi”. Gal, che ha vinto Miss Israele a 18 anni, è sionista convinta, è nipote di un sopravvissuto ad Auschwitz e ha servito la sua nazione prestando servizio militare obbligatorio: 10 anni fa fu una delle bellezze del servizio fotografico che ritraeva le soldatesse più sexy del mondo.

E così, da quando il film è uscito nelle sale, alcuni Paesi del mondo arabo hanno deciso che Wonder Woman non dovesse arrivare sui grandi schermi. ln Libano, in conflitto con Israele, il no al film ha trovato l'ok del ministro dell’Economia Raed Koury. In tanti, infatti, non hanno dimenticato le parole di Gal che tre anni fa pubblicò un post su Facebook nel corso dell’operazione israeliana Margine Protettivo contro la Striscia di Gaza: «Il mio amore e le mie preghiere vanno ai ragazzi e alle ragazze che stanno rischiando la vita per proteggere la nazione dagli attacchi orrendi di Hamas, i cui miliziani si nascondono come vigliacchi dietro a donne e bambini».

La scelta del Libano ha aperto la strada anche alla Giordania, da dove fanno sapere, come riportano i media, che si sta valutando l'adeguatezza delle scene contenute nella pellicola. In Algeria, invece, è scattata una vera e propria campagna con firme e petizioni per dire “No” a Wonder Woman: il dicastero della Cultura aveva già emesso la licenza d’importazione del film, ma la pellicola è sparita dal cartellone del festival “Nuits du Cinéma”.

In Tunisia, infine, la distribuzione del film diretto da Patty Jenkins è stata ufficialmente messa al bando da un tribunale che ha disposto in via d'urgenza il divieto della proiezione, in attesa di definire nel merito la questione, dopo la presentazione di una denuncia da parte del partito politico Echaab, contrario alla normalizzazione dei rapporti della Tunisia con lo Stato di Israele. Anche l'Associazione tunisina di giovani avvocati (Atja) aveva reso noto di aver avviato una procedura giudiziaria per impedire che il film arrivasse nelle sale. Il motivo? Alcune parole pronunciate dalla protagonista nel 2014 in occasione dell'operazione «Piombo fuso» lanciata da Israele sulla striscia di Gaza per colpire Hamas. La frase dell'attrice incriminata, riportata dall'avvocato Younsi, sarebbe «Noi abbiamo ucciso dei piccoli Hamas».

 

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