Wajib: il cinema sociale di Jacir un dialogo tra generazioni

Sabato 5 Maggio 2018 di Claudio Trionfera
Padre e figlio su una vecchia rombante Volvo per i saliscendi di Nazareth. Poi nelle case tra famiglie, the, caffè, saluti e pappagalli vaganti. Abu Shadi ha 65 anni, professore e divorziato esercita il suo wajib, il dovere di consegnare a mano gli inviti per il matrimonio della figlia. Shadi, suo figlio architetto, è arrivato dall'Italia dov'è emigrato per dargli una mano e assistere alle nozze della sorella. Aspettando una madre lontana.

SPAZIO
Poi c'è Nazareth. Con la sua coabitazione di etnie e religioni diverse: palestinesi cristiani e musulmani, conflitti sordi nella gabbia d'apparenza quieta che si spostano, tra un porta-a-porta all'altro, nello spazio raccolto e privato dell'automobile, fra il padre indulgente verso gli israeliani e il figlio di tutt'altra pasta che convive a Roma con la figlia di un esponente dell'Olp. Annemarie Jacir, regista e poetessa palestinese al terzo film (candidato all'Oscar per il suo paese) costruisce un dialogo generazionale e sociale nella penombra di un racconto tenero e sfuggente, su uno sfondo drammatico stemperato nello humour tra due magnifici attori, padre e figlio anche nella vita. Passato, presente e forse futuro di riconciliazione raccolti in un piccolo gioiello di cinema sociale, indirizzato verso un finale d'affetti famigliari splendido e poetico.


Wajib
Drammatico, Palestina, 97'
Voto: 3,5/5 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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