Fabio Volo e la stoccata a Fiorello: «Fa se stesso e le imitazioni di sempre»

Venerdì 8 Novembre 2019 di Gloria Satta
Fabio Volo

«Da quando sono padre, accetto i lavori solo se possono andar bene per i bambini», confessa sorridendo Fabio Volo, 47 anni e una carriera poliedrica spalmata su tv, radio, cinema, letteratura. E’ dunque pensando ai suoi piccoli Sebastian, 6, e Gabriel 4, che Fabio ha deciso di essere la voce narrante di Ailo, un’avventura tra i ghiacci: il film, diretto da Guillaume Maidatchevsky e atteso in sala il 14 novembre (con Fulvio e Fderica Lucisano e Adler Entertainement), racconta il viaggio di un tenero cucciolo di alce attraverso i paesaggi mozzafiato della Lapponia, ripresi in tutte le stagioni dell’anno.

Conosce quella zona del mondo?
«Non ci sono mai stato ma, grazie alla mia compagna islandese Johanna, conosco bene la natura del profondo nord».

Il film contiene un messaggio ambientalista forte mentre imperversa l’attivista sedicenne Greta Thunberg e la società si dà nuove norme anti-inquinamento. Il trend ha coinvolto anche lei?
«Io rispetto la natura da quando ero un ragazzino. Non avevo dunque bisogno di aspettare le regole, ma oggi i figli hanno amplificato la mia sensibilità».

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I suoi bambini hanno un rapporto stretto con la natura?
“Sì, hanno imparato presto a conoscerla in Islanda e a rispettarla. Li abbiamo abituati a stare all’aperto anche quando piove o nevica”.

 

La paternità le ha regalato qualche ansia in più?
«Ovviamente temo che succeda qualcosa ai bambini. Ma l’ansia più grande viene dal timore di non essere un buon padre, per questo cerco di stare con loro più tempo possibile. E rinuncio anche a qualche lavoro, per fortuna oggi posso permettermelo».

Essere in coppia con una donna islandese cosa le ha insegnato?
“A notare cose che prima mi sfuggivano: ad esempio che quando chiedi a un italiano come sta, quello risponde invariabilmente “sono stanco”. E, che a differenza dei nordici che fanno sempre gioco di squadra, noi siamo un popolo perennemente diviso. Ci unisce, ma solo per il tempo di una partita, il tifo per la nazionale”.

Si aspettava un successo tanto grande soprattutto come autore di libri (l’ultimo, appena uscito da Mondadori, è Una gran voglia di vivere) che hanno totalizzato sette milioni di copie?
«No, non avevo pianificato nulla e buona parte della mia riuscita si deve alla disciplina che ho imparato da mio padre. Quello che ieri mi appariva come una costrizione, oggi rappresenta il mio valore aggiunto. Sono stato fortunato, appartengo all’ultima generazione consapevole del fatto che per arrivare bisogna impegnarsi duramente mentre oggi prevale la cultura dell’occasione, quella che chiamo la cultura della lotteria».

Come spiega il successo clamoroso dei suoi libri?
«Il segreto è l’onestà con cui scrivo: mi colloca vicino a chi legge. Non mi considero un intellettuale: non spiego perché le cose avvengono, racconto come avvengono. E la gente si ritrova nelle mie storie».

Che spesso vengono stroncate dai critici: ne soffre?
«No! Mi ferirebbe semmai il giudizio negativo delle persone a cui voglio bene. Ai critici, che fanno il loro mestiere, non do il potere di farmi star male. Li lascio sparare a salve».

Oggi che guadagna tanto, qual è il suo rapporto con il denaro?
«Pur venendo da una famiglia che ha sempre combattuto con le ristrettezze, ora che ho i mezzi non sperpero. Niente ville con piscina o lussi esagerati. Ho la fortuna di desiderare solo cose, dai pranzi con gli amici ai viaggi, che non costano troppo».

La politica ha mai provato a tirarla dentro?
“No, perché sono un personaggio a rischio in quanto incontrollabile. Dico la mia alla radio”.

E qual è il suo pensiero?
“Non mi piace nessun politico attuale, né a destra né a sinistra. Credo che la politica non sia mai scesa tanto in basso”.

Di cosa va più fiero?
“Non tanto dei successi professionali. Mi inorgoglisce il fatto di aver saputo stabilire degli ottimi rapporti con i miei cari e i miei amici. Sono circondato di persone magnifiche”.

Cosa sogna?
“Di diventare un essere umano sempre migliore per quanti riguarda la compassione, l'amore, la grazia, l'intelligenza”.

Non avrebbe voglia di tornare in tv con un programma tutto suo?
«Oggi farei fatica, servono troppi compromessi e mancano i direttori coraggiosi: se una trasmissione va male alla prima puntata, si sospende e tanti saluti».

Fiorello le piace?
“Fa se stesso e le imitazioni di sempre, secondo la grammatica di Alighiero Noschese”.

Non la tenterebbe nemmeno Sanremo?
«Non sono un conduttore. E poi al festival ho già detto no, quando me lo propose Pippo Baudo. Mi avrebbero mangiato vivo...».

Si è pentito?
«Mai».

Ultimo aggiornamento: 9 Novembre, 12:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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