E' morto il regista Vittorio Taviani, con il fratello era tra i maestri del cinema italiano

Domenica 15 Aprile 2018 di Gloria Satta
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Se n'è andato a 88 anni Vittorio Taviani che, in coppia con il fratello Paolo, 86, ha firmato capolavori del cinema italiano da "I sovversivi" (1967) a "Una questione privata" (2017), passando da "San Michele aveva un gallo" (1972), "Allonsanfan" (1974), "Padre padrone" (1977), "La notte di San Lorenzo" (1982), "Kaos" (1984), "Le affinità elettive" (1996), "Cesare deve morire" (2012). "Maraviglioso Boccaccio" (2015).

Vittorio era malato da tempo e l'anno scorso aveva co-diretto l'ultimo film da casa, esaminando ogni giorno il materiale girato da Paolo e confrontandosi con lui, che ha raccontato: "Abbiamo lavorato come sempre dialogando e litigando. E quante volte ci siamo sbattuti il telefono in faccia!".
 

LA COPPIA. Sempre insieme, sempre animati dalla stessa visione dell'arte, della politica e del mondo, sempre in armonia come i fratelli Lumière, i Coen e i Dardenne, per mezzo secolo Paolo e Vittorio sono stati artisti interscambiabili e hanno realizzato un cinema inscindibilmente legato all'impegno civile, alla condanna delle ingiustizie, alla difesa degli ultimi, alla rilettura della storia in chiave di lotta di classe. Un cinema che non c'è più ed è stato alimentato, dal dopoguerra in poi, dal sincero entusiasmo e dalla militanza intellettuale di registi e attori come Lizzani, Maselli, Loy, Montaldo, Volonté.

ANTIFASCISMO. Toscani di San Miniato, famiglia antifascista, una solida cultura umanistica, i Taviani hanno collezionato una serie impresisonante di premi, dalla Palma d'oro vinta nel 1977 da "Padre padrone", uno dei primi film finanziati dalla televisione (fu il presidente della Giuria di Cannes, Roberto Rossellini, a battersi per loro) all'Orso d'oro vinto a Berlino nel 2012 con "Cesare non deve morire" in cui i due registi ambientarono la tragedia di Shakespeare nel carcere di Rebibbia affidandone l'interpretazione ai veri detenuti. Numerosi i Nastri d'argento, i david di Donatello, i Globi d'oro.

RISERVATEZZA. Gentile, riservato come i veri segnori di una volta, l'inseparabile berretto con visiera, Vittorio abitava nel quartiere di Moteverde, come il fratello Paolo e come il caro amico comune Nanni Moretti. La notizia della scomparsa è stata data dalla figlia Giovanna. Per volontà della famiglia, il corpo del regista sarà cremato e non ci saranno funerali né celebrazioni pubbliche.

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Ultimo aggiornamento: 17 Aprile, 18:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA