A Venezia lo scandalo del twincesto, il regista: il tema principale che volevo esplorare

Giovedì 10 Settembre 2020 di Ilaria Ravarino
A Venezia lo scandalo del twincesto, il regista: il tema principale che volevo esplorare
Si doveva chiamare Twincest, gioco di parole per “incesto fra gemelli”, il nuovo film del provocatorio regista canadese Bruce LaBruce, icona del porno artistico - già al Lido nel 2013 con Gerontophilia e presidente di giuria nel 2016 - che ha chiuso oggi le Giornate degli Autori di Venezia. Ribattezzato in corsa Saint-Narcisse, il film più estremo della 77a Mostra del cinema rivisita il mito di Narciso ambientandolo nei primi anni ‘70, attraverso una storia oscura che mette insieme “temi che ogni regista una volta nella vita dovrebbe affrontare: gemelli, incesti, una capanna nel bosco, monache, motociclisti, lesbiche che vivono allo stato brado e un sacerdote che commette un abuso sessuale”.

Perché Narciso?
Volevo fare un film che affrontasse le ossessioni della nostra società, che tra selfie, social media e Donald Trump, è chiaramente affetta da un problema di narcisismo cronico. Volevo realizzare una versione contemporanea del mito, ma mi sembrava banale ambientarla ai giorni nostri. Perciò ho scelto gli anni ‘70, con un protagonista che usa la Polaroid come oggi usiamo gli smartphone.

E l’incesto?
Era il tema principale che volevo esplorare. Il titolo originale doveva essere Twincest: se l’incesto e l’ultimo dei tabù, quello tra gemelli è l’incesto più socialmente accettato. Se hai un gemello identico a te, e tendenze narcisistiche, è possibile che tu ne sia attratto.

Che reazioni suscitano in Canada i suoi film?
Sono considerato l’unico esemplare di cattivo ragazzo canadese. Tuttavia, essendo il mio film l’unica pellicola a Venezia interamente finanziata dal Canada, l’ambasciatore canadese in Italia domani verrà a vederlo in sala.  Non può ignorarmi.

Il sesso al cinema sciocca ancora?
Ormai il sesso è ovunque. Nemmeno Netflix è innocente. Ma io ne parlo da più tempo di chiunque. In realtà questo film è per me una novità, un nuovo inizio: non c’è sesso esplicito, tecnicamente non è porno artistico. Direi che siamo più nel campo dello psicosesso.

Provocare la interessa sempre?
Certo. Quando faccio un film penso sempre a come rimanere impresso nella mente di chi guarda.  Quando al Sundance tre quarti dalla sala si alza e abbandona la proiezione, io godo. Sono  perverso e sono un provocatore, ma è sempre più difficile scioccare la gente. 

Ha citato Netflix: ci lavorerebbe?
Me lo hanno chiesto produttori e distributori, ma non credo. Non guardo le serie, sono droga pesante. E non sono il posto giusto per i registi. Sono territorio per showrunner, scrittori e produttori. Certo, mai dire mai. Ci ha provato pure Woody Allen. Interiors è tra i miei film preferiti.

Di lui che ne pensa?
Che resta sempre il regista di Interiors.

Che ne pensa degli Oscar che fissano quote per le minoranze?
Il cinema ideologico non è cinema. Se diventa tutto codificato, col personaggio gay positivo per forza, è come pre-censurare i copioni. Mi sembra assurdo. Nel mio ultimo film ho un personaggio trans che recita la parte di una profetessa prostituta. È politicamente scorretto perché un trans fa la prostituta? Io non ho mai considerato la prostituzione qualcosa di negativo. Tutti i miei amici sono prostitute.

E la scelta della Berlinale di abbattere la divisione per generi dei premi?
Lo capisco. È così antiquato fare quel tipo di distinzioni. Il sistema dei premi è del tutto inutile. La campagna degli Oscar in America è come una campagna elettorale continua, insopportabile.

Era importante per lei essere a Venezia?
Ho una lunga storia d’amore con questo festival. È surreale e un po’ triste vedere i canali senza barche, per la pandemia. Ma ci tenevo a essere qui di persona, mi sembrava giusto. Dagli Stati Uniti non c’è nessuno: hanno fatto un tale casino col covid, che forse è meglio così.

Trump dice che non voleva spaventare gli americani.

È un isolazionista, se nessuno viaggia lui più contento. I canadesi si sono comportati meglio. Dovrò fare la quarantena al ritorno da Venezia, ma va bene così. Non sono mai stato un animale sociale. © RIPRODUZIONE RISERVATA