Venezia 77, "La voce umana" e "Quo vadis, Aida?": le recensioni dei film

Venerdì 4 Settembre 2020 di Francesco Alò

Ogni diva che reciti "La voce umana" di Cocteau porta qualcosa di suo al testo francese datato 1930. Trama: c'è una donna al telefono mollata dall'uomo della vita. Noi sentiamo e vediamo solo lei. Anna Magnani in trance autolesionista metteva in scena la rottura con quel Roberto Rossellini («Promettimi che non la porterai in quell'albergo dove andavamo noi») che la filmava nel film ad episodi "L'amore" (1948). La Bergman, che Rossellini soffiava alla Magnani proprio quando Anna stritolava quella cornetta nera filmata dall'ex, eccelleva nella versione in inglese de "La voce umana" del 1967, dal regista di Rambo Ted Kotcheff. Sembrava più incavolata che disperata a partire da come inceneriva la centralinista all'inizio.

LA VOCE UMANA
Tilda Swinton non scimmiotta né l'una né l'altra nello splendido corto di mezz'ora firmato Pedro Almódovar in anteprima mondiale qui a Venezia. Chi è questa stanga bionda col capello elettrico? Un'attrice che si aggira furente in un teatro di posa, dopo aver comprato un'accetta dal ferramenta con cane al guinzaglio. Dopo poco arriverà nel suo bellissimo appartamento pieno di libri, dipinti di Artemisia Gentileschi (c'è la “Venere dormiente” sopra il letto) e De Chirico. Ha le cuffiette della Apple bianche di moda oggi. «Ti sento come un robot» dice all'amante. Cammina, cambia vestiti, riordina dvd ("Kill Bill" di Tarantino e "Il filo nascosto" di Paul Thomas Anderson, entrambi con donne che ti menano o avvelenano). Almódovar non nasconde le rughe ma le bacia con la luce rendendole potenti e sexy. Lei commenta il suo lavoro («Il mio agente dice che possiedo una bellezza senza tempo, un misto di pazzia e malinconia») e si prepara a un finale dove accetta la situazione ma in senso letterale. Donna sull'orlo di una crisi di nervi? No, piuttosto di un attacco piromane. Applausi.

QUO VADIS, AIDA?
Fantastica come la meravigliosa Jasna Đuričić, protagonista del primo film in Concorso "Quo Vadis, Aida?" di Jasmila Žbanić. Siamo già in zona Coppa Volpi per Miglior Attrice. C'è un'insegnante bosniaca pronta a tradurre i serbi ai caschi blu dell'Onu in una lancinante ricostruzione della strage di Srebrenica. È il 1995 e il film della Žbanić, già vincitrice dell'Orso d'oro a Berlino nel 2006 con "Il segreto di Esma", inquadra questa madre disperata cercare favoritismi tra senso di colpa e corsa disperata quasi slalomando tra concittadini stravolti.
L'immagine più forte sono ragazzini caschi blu dell'Onu con bermuda e giacchette militari senza maniche tutti tremebondi davanti a militari serbi tabagisti vestiti pesanti nonostante i 40 gradi all'ombra. Era un maledetto luglio di 25 anni fa. Jasna Đuričić aveva già vinto al Festival di Locarno del 2010 ma questa pellicola la renderà una star del cinema europeo.

AMANTS
Né carne né pesce, né innocente né femme fatale invece Stacy Martin (la "Nymphomaniac" lanciata da Lars von Trier nel 2013) in "Amants", mediocre noir firmato dall'esperta Nicole Garcia. Lei è una signorina algida innamoratasi di un anaffettivo spacciatore di cocaina. I due penseranno all'omicidio del ricco marito di lei. Quando in un noir tifi dal primo minuto per la vittima della coppia dannata, di solito c'è qualcosa che non va perché come spettatore dovresti giocare a trasformarti in una creatura immorale in preda alla lussuria. È sempre stato così da "Ossessione" (1943) a tutte le versioni de "Il postino suona sempre due volte", fino a "Match Point" (2005). Qui invece ci siamo eccitati solo per il marito agente delle assicurazioni (Benoît Magimel sopraffino e sovrappeso) nel mirino degli amanti criminali. Madornale errore.

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