Morta a 94 anni l'attrice statunitense Sylvia Miles, celebre per i suoi 4,45 minuti nel film “Un uomo da marciapiede”

Giovedì 13 Giugno 2019
E' morta l'attrice statunitense Sylvia Miles, la cui fama è legata a una piccola parte durata meno di cinque minuti (per l'esattezza 4 minuti e 45 secondi) ma entrata nella storia del cinema: ottenne una nomination all'Oscar come miglior interprete non protagonista per il film «Un uomo da marciapiede» (1969) del regista John Schlesinger, in cui veste i panni di Cass, una ricca signora dell'alta borghesia di New York che invita nel suo appartamento un giovane uomo (John Voight) per una breve avventura di sesso, inconsapevole del fatto che il ragazzo è un mercenario di strada.

Sylvia Miles, nome d'arte di Sylvia Reuben Lee, è morta a Manhattan all'età di 94 anni.  Con un talento fiammeggiante, che le ha fatto interpretare una quarantina di film e decine di serie tv, Miles si era guadagnata, abbondantemente dopo la mezza età, la reputazione di audace e oscena per le sue frequentazioni continue di feste pubbliche e private, dove amava presentarsi sempre con abiti esuberanti ed eccentrici. Aveva ottenuto una seconda nomination all'Oscar come miglior attrice non protagonista per il film «Marlowe il poliziotto privato» (1975) di Dick Richards. 

Nata a New York il 9 settembre 1924, Miles fece la sua prima apparizione in tv nello show di Bob Hope sulla Nbc nel 1950. Le sue interpretazioni sul piccolo schermo sono state numerose, tra le quali «Route 66» di Arthur Hiller e George Sherman (1960). Al cinema si ricorda tra gli altri film in «Fuga da Hollywood» di Dennis Hopper (1971), «Calore» di Paul Morrissey (1972), «Sentinel» di Michael Winner (1977), «Zero to sixty» di Don Weis (1978), «La bella addormentata» di David Irving (1987), «Wall Street» di Oliver Stone (1987), «Dall'altro lato della strada» di Joan Micklin Silver (1988), «She - Devil» di Susan Seidelman (1989), «Rosès» di Frank Patterson (2003). Miles, per il suo carattere eccentrico, è rimasta legata anche a un episodio del 1973, quando in un ristorante di New York rovesciò una pentola piena di pasta in testa a John Simon, critico del «New York Magazine», dopo che lui aveva stroncato una sua performance.
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