Spectre show con Craig e Bellucci:
presentato a Roma il nuovo Bond

Spectre show con Craig e Bellucci: presentato a Roma il nuovo Bond
di Fabio Ferzetti
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Mercoledì 28 Ottobre 2015, 03:42 - Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 13:36

Anche gli eroi vanno in pensione. O almeno qualcuno prova a mandarceli. Anche l'agente segreto più famoso del mondo, in servizio da più di mezzo secolo, rischia di vedersi stoppare da qualche burocrate per ragioni, come dire, puramente “aziendali”. E non perché sia ormai vecchio o arrugginito, nossignori.

James Bond deve appendere la pistola al chiodo perché è in corso una mega-fusione tra i servizi d'intelligence inglesi e forse mondiali. Inutile farsi concorrenza tra spie in un mondo sempre più globalizzato (e sorvegliato dalle telecamere metro per metro). Costa troppo e non produce abbastanza. Sicché, largo ai giovani. C'è una Aston Martin nuova di zecca in garage, ma non è per lui, avverte arrossendo il povero Q (Ben Wishaw). È per l'agente 009...

Potrebbe sembrare una parentesi, un'ironica battuta d'arresto piazzata dopo la stupefacente sequenza pre-titoli di testa tra le vie e poi sopra il cielo di Città del Messico, dove i nativi celebrano la Festa dei Morti in un trionfo di teschi e costumi macabri. Mentre l'infaticabile 007 corre sui tetti, spara, scivola lungo un palazzo che crolla, salta su un elicottero, lotta a lungo e ferocemente col cattivo di turno (un italiano, guarda guarda) sorvolando la folla che ondeggia terrorizzata.

FUSIONE

Ma non è un semplice diversivo. La questione dell'età, la consapevolezza del tempo che passa, la necessità di fare i conti con un passato sempre più invadente, ricorre in tutto questo film, decisamente meno eccitante della sorpresa Skyfall. E non è tutto, l'altro pilastro di questo 24mo Bond è il rapporto mai così problematico con l'M15, la sua casa madre. Fino a ieri un rifugio, un pezzo di madrepatria, quasi una famiglia per l'agente 007, che come abbiamo scoperto in Skyfall una vera famiglia non l'ha mai avuta. Mentre oggi è un nido di vipere, forse, dopo la fusione con l'M16, uno dei mille tentacoli (vedi i titoli di testa) di una piovra che avvolge l'intero pianeta. E da perfetta holding contemporanea traffica in tutti i possibili rami dell'illecito, migranti, medicinali, sistemi di sorveglianza...

Ecco perché Bond, oltre che la Spectre e in particolare un suo colossale emissario (Dave Bautista, campione di wrestling), deve affrontare lo spettro della pensione. Nell'era digitale, cercano di convincerlo, non c'è più posto per gli eroi muscolari come lui. E poi insomma, tutto quel lavoro, quei viaggi frenetici, quelle ragazze da una notte e via, non copriranno qualche inconfessabile voragine interiore? Non è che l'agente segreto 007 è un banale workaholic, come l'inarrestabile M (Judi Dench), che riesce a mandargli un video perfino da morta? È ora di fermarsi un po', caro 007. E anche se fra Città del Messico e Roma, Tangeri e Londra, le nevi dell'Austria e i deserti africani, Bond non si ferma un istante, questo ritornello sembra accompagnare le sue gesta mirabolanti come un impercettibile basso continuo.

MADELEINE

È da quando ha preso le sembianze di Daniel Craig, del resto, che l'infaticabile amatore sembra sentire l'esigenza di rapporti più adulti. Sarà un caso se la bellezza non particolarmente carnale che ancora una volta fa perdere la testa al sempre più vulnerabile Bond risponde al nome iper-proustiano di Madeleine Swann (Lèa Seydoux)? Difficile concepire qualcosa di più lontano di Proust dal mondo di 007. Eppure Spectre gioca costantemente su due livelli. Da un lato l'azione, dall'altro, appunto, la memoria. Che invade apertamente il film, non diremo perché, quando Bond si trova davanti la sua nemesi, ovvero il perfido Christoph Waltz. Destinato nel corso dello scontro a perdere addirittura un occhio per riapparire guercio e sfigurato come il “cecato” delle recenti cronache romane.

Il che, per un film ambientato in parte proprio nella nostra Suburra, è una bella coincidenza. Anche se da Sam Mendes, dopo Skyfall, era lecito aspettarsi ben altro che questa ricapitolazione laboriosa e un po' cupa dell'universo Bond. Dopo tutto la cosa peggiore che può accadere a 007 non è fallire o morire in azione. È trasformarsi in un parco a tema.

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