Sergio & Sergei, "piove" sull'Avana di Serrano in bilico tra fiaba e realtà

Lunedì 28 Maggio 2018 di Maurizio Cabona
In "Sergio & Sergei - Il professore e il cosmonauta" di Ernesto Daranas Serrano si confrontano due passati: quello di Cuba di Castro; e dell'Urss di Gorbaciov. Nel tono del film di Daranas Serrano, un realismo incline all'irrealtà, il primo paragone è con Good-Bye Lenin di Wolfgang Becker (2003) sulla fine della Ddr. Ma Becker accarezzava la nostalgia. Serrano no.

IL DISINCANTO
Di coproduzione cubana e spagnola, realizzato subito dopo la morte di Castro, presentato a Toronto lo scorso anno, Sergio & Sergei evoca il disfacimento politico all'Avana, dove nessuno crede in niente, sebbene il protagonista sia descritto come un laureato all'Università per l'amicizia dei popoli Patrice Lumumba di Mosca, accademia per rivoluzionari del Terzo mondo, dalla quale erano già passati tra gli altri - Nelson Mandela, Yasser Arafat (poi premi Nobel per la pace) e il venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, alias Carlos. Dalla sua laurea moscovita in filosofia marxista e del suo servizio militare in Angola, insomma dell'essere stato un prode cubano, il professor Sergio (Tomàs Cao) non ostenta ricordi o cimeli. Non è diventato nemmeno un gaudente. Ha ottenuto per i suoi meriti un lussuoso appartamento in centro, dalla magnifica terrazza, che serve a poco quando si ha fame. Tiene un corso d'arte all'università senza alcuno slancio, né rivoluzionario, né controrivoluzionario. Aver avuto una bimba da una compagna di corso a Mosca deve averlo fatto ragionare su certe nefaste coincidenze temporali: nata la piccola nella seconda metà degli anni '80, l'Urss è andata in bancarotta; e Cuba, che in bancarotta c'era giù, è rimasta sola davanti agli Stati Uniti. Meglio dunque astenersi dalle donne per non accelerare il disastro nazionale e internazionale.

LA RADIO
Nelle notti solitarie, il professore ha ottenuto dal governo la licenza di radio-amatore, che corrisponde visto il clima politico a quella di spia di tutto ciò che viene a sapere dagli interlocutori stranieri. Uno di questi, apparentemente per caso, è un astronauta sovietico (Héctor Noas) in orbita dal 1991. Nel marzo 1992 l'astronauta è sempre nello spazio, ma non vorrebbe esserci più. Il film di Daranas Serrano prende infatti per vero che, sciolta l'Urss, la Russia manchi dei mezzi per farlo tornare e che quindi la Nasa intervenga, finanziata da una nota bibita, per riportarlo a terra, tramite un ex funzionario (Ron Perlman) della Nasa, sorvegliato dalla Cia per le sue rivelazioni sui simulati voli sulla Luna. Un ex funzionario della Nasa sollecitato ad hoc del nostro professore.

Nell'intreccio blando di realtà e fiaba che è la sceneggiatura di Daranas non si affonda grazie alla leggerezza del tocco del regista, che di questa Avana privilegia la vista dall'alto su terrazze dove si fabbricano zattere per raggiungere la Florida. Insomma, nessuno più, qui, si prende sul serio. E la mancanza di un elemento di contrasto si sente. Lo spionaggio interno dei sospetti dissidenti c'è, ma è fiacco: la poliziotta confisca sì la corrispondenza, ma la restituisce al destinatario (trattenendo la valuta). Militari seri non se ne vedono. Esponenti del governo nemmeno. Per Daranas Serrano l'Avana ha smesso di essere socialista ben prima di Mosca. Per i nostalgici italiani, Sergio & Sergei si chiude col ritornello di Piove di Domenico Modugno, il grande successo nell'Urss di Krusciov.

Sergio & Sergei
Commedia, 93'
Voto: 3/5 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Fare il vento è un modo di dire per dire che non si paga al ristorante

di Mauro Evangelisti