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Serena Rossi: «A Venezia sarò la madrina del riscatto. L'invidia? Mi fa piacere...»

Serena Rossi: «A Venezia sarò la madrina del riscatto. L'invidia? Mi fa piacere...»
di Gloria Satta
5 Minuti di Lettura
Domenica 8 Agosto 2021, 08:38

«Discorso, scaletta della serata, look e vestiti, insomma un po' di sana vanità... mi preparo con cura», annuncia Serena Rossi con la sua voce che sprizza allegria mentre sta facendo le valigie per le vacanze, reduce dal set della fiction La sposa e qualche settimana prima di iniziare la serie Mina Settembre 2 (il 16 dicembre esce il film Diabolik in cui fa il primo amore del bandito-Luca Marinelli). La napoletana Serena, 35 anni vissuti di corsa proprio come la sua sfolgorante carriera, talento eclettico e un'autenticità mai scalfita dal successo (per dirne una, passa agosto nel Molise dai parenti mica in Costa Smeralda o alle Maldive), si prepara a fare la madrina della 78esima Mostra di Venezia dal 1 all'11 settembre: l'attrice-cantante-conduttrice ha accettato il prestigioso ruolo «con entusiasmo e riconoscenza».

Serena Rossi sarà la madrina della 78esima Mostra del Cinema di Venezia: «Un grande onore»

D'impeto. Perché?
«È stata una proposta inaspettata e io adoro le sfide, l'adrenalina. So quanto sia stato difficile sorridere nell'ultimo anno e mezzo, ma in questo momento così delicato tenere vivo e forte il desiderio di tornare a fare quello che sappiamo fare, e tornare a sorridere, è tutto».

Cosa dirà la sera dell'inaugurazione?
«Farò un discorso emotivo, centrato su cose in cui credo profondamente. Io sono fatta così: se volevano una madrina più distaccata, non dovevano chiamare me».

Fare gli onori di casa a Venezia è la consacrazione definitiva della sua carriera di attrice?
«Certo, ma al di là del mio caso personale significa che sono finalmente caduti i paletti, cioè le chiusure del cinema nei confronti di chi fa tv, canta, intrattiene. Sono felice di rappresentare la libertà di espressione».

Quali altri paletti devono ancora cadere?
«La disparità di genere. Senza fare la femminista oltranzista visto che sono innamorata degli uomini di casa, cioè mio marito Davide e mio figlio Diego, penso che ci sia ancora della strada da percorrere per sanare lo squilibrio. Aumentano sempre più le protagoniste donne, ma la parità di compenso con i maschi è ancora lontana».

A lei è capitato di essere pagata meno di un collega?
«Anche se non l'ho mai scoperto, sono sicura di sì».

Se guarda indietro ai suoi 18-20 anni, quando cercava di sfondare con fatica e tenacia, che sentimenti prova?
«Rispetto, orgoglio, tenerezza. E mi dico brava. Sono arrivata da sola, senza arrendermi mai anche se ho ricevuto tante porte in faccia, sono stata tenuta in disparte e considerata un'outsider. Ho sofferto, ma i miei genitori mi hanno insegnato a non mollare aspettando che la rivincita arrivasse sul campo».

E a parte gli impegni, i premi, gli applausi, in cosa si manifesta oggi questa rivincita?
«Nel fatto che ho rapporti diretti con i personaggi che contano. Non avrei immaginato, solo qualche anno fa, che avrei scambiato messaggi con il capo di Rai1 Stefano Coletta o con il direttore della Mostra Alberto Barbera».

Dopo il ruolo di Mia Martini in tv, il successo del film Ammore e malavita, gli ascolti record di Mina Settembre la sua carriera ha preso il volo. Come la gestisce?
«So che è arrivato il momento di dire dei no, cosa che però mi riesce difficile. Mi faccio consigliare dalla mia ottima squadra, ma alla fine decido io. E cerco di non ripetermi, provando a spiazzare soprattutto me stessa».

Che risultati ha raggiunto l'iniziativa spesasospesa.org da lei lanciata con suo marito durante il lockdown?
«Oltre a fornire cibo alle famiglie in difficoltà, Davide e io abbiamo voluto aiutare le piccole aziende agroalimentari raccogliendo quasi un milione di euro. Siamo felicissimi di essere utili a qualcuno. È il motivo per cui ho abbracciato di recente il progetto Car-t».

Di che si tratta?
«È una terapia tecnologicamente avanzata destinata a curare i malati di cancro, soprattutto i bambini. Io interpreto delle videoletture animate in cui un certo linfocita, modificato geneticamente per attaccare il tumore, diventa un supereroe... È una piccola coccola che, da donna e madre, ho voluto dare ai piccoli malati».

C'è un complimento che le ha fatto particolarmente piacere?
«La fiction La sposa, in cui interpreto una donna calabrese che negli anni '60 si unisce per procura a un veneto, è stata un'impresa faticosa: stavamo sempre in mezzo alla terra, tra i maiali, sotto il sole. L'ultimo giorno la troupe mi ha ringraziato per la resistenza e la pazienza».

E quando perde questa pazienza?
«Quando qualcuno mette in discussione la mia buona fede, la mia correttezza. È successo proprio poche ore fa e io ho reagito, mi sono fatta rispettare».

Che effetto le fa essere invidiata da molti?
«Posso essere sincera? Mi fa piacere. Significa che ho imboccato la strada giusta e se ne sono accorti anche gli altri».

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