Scamarcio padre criminale nel “Ladro di giorni”: «Fare il cattivo è sempre divertente»

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Paolo Travisi

Un padre uscito dal carcere, dopo una condanna di sette anni. Un bambino, Salvo, divenuto ragazzino, che rimasto orfano della madre, vive con i parenti in Trentino. Finché non fa ritorno, suo padre Vincenzo - interpretato da Riccardo Scamarcio - che lo porta, nonostante le sue resistenze, in un viaggio verso Bari. Il ladro di giorni, scritto e diretto da Guido Lombardi, e già presentato alla Festa del cinema di Roma, è un road-movie, con tinte da “melodramma” (dice Scamarcio) che racconta il difficile rapporto tra un padre, dal passato criminale e senza alcuna voglia di redimersi ed un figlio (Augusto Zazzaro) cresciuto in sua assenza.
 

 

Lombardi, che ha dapprima scritto il soggetto per il film, poi girato il film, infine completato il romanzo, ha avuto l’idea tanti anni fa, quando ancora bambino. “Mio padre faceva il giudice, un giorno mi portò nel suo ufficio, avevo circa 10 anni, e mi resi conto che aveva una vita altra, al bar, con i colleghi, per un momento me lo vidi come uno sconosciuto. Ma questa storia è frutto d’invenzione, per il piacere di inventare una storia. Vincenzo, il personaggio di Scamarcio, è l’unico responsabile di quello che è accaduto, il ladro di giorni è lui, a causa della sua sete di vendetta”. Per Scamarcio, sempre più a suo agio in ruoli dall'anima nera, tra i motivi che lo hanno incuriosito ad accettare la parte, la possibilità di lavorare con un giovanissimo attore perché "i ragazzi sono imprevedibili, ed io adoro gli incidenti, non parto mai con un'idea prestabilita della scena, questo è il mio approccio al lavoro, quindi i ragazzi sono fantastici, perché materia da costruie. Anzi Augusto era fin troppo diligente, mentre il cinema è fatto di corsari, lo possono fare solo i pirati, i ragionieri no".

E se la relazione complessa tra un padre ed un figlio, è il motore del film, per l'attore pugliese, interpretare il ruolo di questo criminale, che antepone al benessere del figlio la sua sete di vendetta, è stata per Scamarcio anche l'occasione per elaborare il rapporto paterno. "La dinamica padre e figlio è ancestrale, riguarda tutti, io ho avuto un ottimo rapporto con mio padre, che ho perso qualche anno fa, quindi ero anche fresco di questo lutto e con il film si elabora. La bellezza del cinema è anche questo, sembra quasi uno scherzo, quello di fare un film che coincide con lo stato d’animo di un periodo. Il ladro di giorni ha messo in evidenza anche queste dinamiche padre-figlio, in cui c’è pudore, non ci si abbraccia. Anch’io con mio padre non ho mai avuto un rapporto tattile, ma comunque di grande amore. E poi in Italia è difficile fare un film in cui si possa piangere, per questo l’ho definito un melodramma".

Tra le prossime uscite cinematografiche, Scamarcio ha anticipato l'uscita di Magari (a marzo) per la regia di Ginevra Elkann e ad aprile, Tre piani diretto da Nanni Moretti. "Il rapporto con lui? Mi faceva fare 40 ciak".

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