Il divin codino su Netflix, Baggio. «Il rigore contro il Brasile non si cancella, ma tornerei subito a giocare»

Il divin codino su Netflix, Baggio. «Il rigore contro il Brasile non si cancella, ma tornerei subito a giocare»
di Paolo Travisi
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Giovedì 20 Maggio 2021, 16:48 - Ultimo aggiornamento: 19:22

22 anni di calci al pallone. Uno dei numeri uno del calcio mondiale, Roberto Baggio, viene raccontato su Netflix nel film, Il Divin Codino (disponibile dal 26 maggio). Un’opera che celebra un calciatore geniale e introverso, amato dai tanti tifosi delle squadre di cui ha vestito la maglia nei suoi anni in Serie A, spesso in disaccordo con i suoi allenatori. Ma tutta la carriera del pallone d'oro Roberto Baggio può essere sintetizzata in un gesto sportivo, di pochi secondi, tutto è legato a quel rigore lì, l’Italia in finale con il Brasile ai Mondiali americani del ’94, un tiro sbagliato, un sogno infranto che ha inseguito Baggio per tutta la vita e su cui è imperniata la storia de Il Divin Codino.

"Il discorso del rigore non sarà mai archiviato, era il mio sogno calcistico e non posso metterlo da parte, perché sono stato io a dare il colpo finale. L’ho vissuto malissimo perché l’ho rincorso e sognato di vincerlo per milioni di notti, poi la realtà è stata quella a cui non avevo mai pensato. E’ un errore che non cancelli". E' la sincerità spiazzante di un campione, Roberto Baggio, che si presenta nella conferenza stampa in streaming con la tuta nera, e quel misto di umiltà e timidezza, a ricordare quel rigore sparato in alto sopra la traversa.

Di Baggio è nota la sua riservatezza, che avrebbe voluto mantenere tale dicendo di no al progetto di Netflix. A convicerlo è stato il suo manager, Vittorio Petrone. "E’ merito suo. Gli dicevo ma a chi può interessare la mia vita, io non l’avrei mai scelto, e quando se ne parlava provavo vergogna. Poi mi son fatto trasportare e per quello che ho vissuto ne valeva la pena, ma se fosse stato per me, non saremmo qua" ha precisato Baggio.

La regia è stata affidata a Letizia Lamartire, sulla sceneggiatura di Stefano Sardo e Ludovica Rampoldi, mentre al giovane Andrea Arcangeli, il ruolo più difficile, quello di Roberto Baggio. "E' un ruolo che ti ricopre di responsabilità, ci si sente più pesanti di 100 chili, pensi che nessuno possa fare Baggio, ero scettico, invece c’era molto coinvolgimento emotivo sul progetto e mi sono fatto trascinare - ha detto Arcangeli. La preparazione è stata fisica, per essere un calciatore, sulla lingua per parlare il suo dialetto, abbiamo dovuto essere dentro i paletti per dare credibilità alla sua vita, altrimenti sarebbe stata un’imitazione. Ho messo del mio e rubato qualcosa da Roberto, che è stato fondamentale. Lui stesso mi ha scaricato della responsabilità di interpretarlo, mi ha solo detto, viviti questa esperienza, vivi l’occasione. Baggio è stato la chiave per farmi capire cosa prendere di questa esperienza".

E Baggio esprime soddisfazione per il risultato artistico. "Credo che Andrea abbia fatto questo percorso con grande passione e sono grato a loro per aver fatto un lavoro incredibile che mi rende felice. Io e mia moglie abbiamo cercato di dare loro il maggior supporto possibile, raccontando in maniera semplice la nostra vita. Anche se non dovrei essere io a giudicarlo, mi sembra molto reale, sono episodi successi, che hanno fatto parte della mia vita. Abbiamo anche trascorso dei giorni insieme per farci conoscere, diverse volte siamo stati anche sul set e leggevo loro le battute del copione" racconta ancora Baggio, rompendo la timidezza, ma mantenendo sempre alto il rigore sul giudizio altrui, anche dei giovani calciatori molto attivi sui social. "Non saprei giudicare come la vivono i ragazzi, direi una cosa che non ha senso, preferisco non giudicare". Eredi? "Ognuno ha le sue qualità, ci sono ottimi giocatori che hanno bisogno di fiducia, come nella vita, anche io venivo paragonato ad altri". Però quando si parla di calcio, Baggio non nasconde la voglia di sempre. "Farei qualsiasi cosa per tornare a giocare, ma le ginocchia non mi seguono, per cui abbandono questo desiderio.

Nel film sono raccontate anche le tante difficoltà, tra cui gli infortuni che Baggio ha dovuto sopportare e contro cui lottare, come a Firenze, dove rimase in panchina due anni. "Il mio karma è dover combattere ogni volta che mi avvicino a qualcosa che desidero, all’inizio era difficile, poi il buddismo mi ha aperto il mondo, questa è la missione di questa mia vita e lo faccio con serenità. E’ una difficoltà, è sempre stato così, una volta mi pesava, oggi combatto".

E c'è spazio per la commozione. Il Divin codino racconta anche del rapporto complesso tra Roberto Baggio e suo padre Florindo, (scomparso durante le riprese del film) interpretato Andrea Pennacchi. "C’è molto del rapporto con mio padre, che ad un certo punto era quasi un nemico, un uomo molto rigido che si faticava ad accettare, ma è stata la base che mi ha consentito di non mollare mai, di andare oltre e verso di lui ho una grande gratitudine. A volte non capiamo la loro preoccupazione, ci diventiamo nemici, poi questi nodi si sciolgono, e la speranza è che accada questo anche a chi vedrà il film. Conosco molte persone che hanno avuto relazioni difficili con i genitori e quando non ci sono più..." e l'ex-calciatore si commuove.

Una curiosità, su tante, è ancora lecita. Quel codino, che Baggio porta ancora. "E' nato per gioco, durante i mondiali in America. In hotel c’era una cameriera di colore con delle treccine molto belle e parlando con lei, mi disse perché non le fai tu. Così ha iniziato a farmi le treccine e per non farmi sbattere i capelli negli occhi ho messo l’elastico".  Diodato ha firmato, scrivendone testo e musiche, “L’uomo dietro il campione”, main song del film.

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