I lunatici del Weekend, Remo Girone si racconta: tra Enzo Ferrari e i problemi di depressione

Martedì 19 Novembre 2019
I lunatici del Weekend, Remo Girone si racconta: tra Enzo Ferrari e i problemi di depressione

Remo Girone è intervenuto nel corso della trasmissione I Lunatici del Weekend, la trasmissione radiofonica di Rai Radio 2 condotta da Andrea Santonastaso e Roberta Paris. L'attore italiano, che ha raggiunto la massima popolarità grazie al ruolo di Tano Cariddi nello sceneggiato televisivo La piovra, ha parlato della sua carriera professionale, della grande responsabilità di interpretare Enzo Ferrari nel film Le Mans 66 e le difficoltà che ha dovuto affrontare durante un brutto periodo di depressione.

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Su Enzo Ferrari. Per girare Le Mans 66, in tutta la parte della corsa eravamo in uno spazio enorme, c’erano le macchine che passavano, c’era una costruzione simile alle tribune dello stadio e troupe e regia stavano dietro questa costruzione, noi parlavamo con loro con i walky talky. Si stava lì tutto il giorno ma eri chiamato ad intervenire solo in alcuni momenti, ma questo per tutti gli attori e per tutti i ruoli. Quando invece ci sono le scene più interne e recitate, lì ci stanno tutti. Enzo Ferrari l’ho fatto seguendo quello che era scritto sul copione, poi mi sono guardato un pochino intorno.

Ora è più facile, nel senso che con internet si trovano tutti i materiali che servono, le interviste per sentire come parlava, fotografie, interviste su di lui o lui stesso intervistato da Enzo Biagi, per cui documentarsi è più facile. Il regista non ha chiesto di seguire esattamente il personaggio originale, però ad esempio ho fatto i capelli come li portava lui, indosso gli occhiali neri. Mi è capitato qualche volta di interpretare grandi personaggi, una volta ad esempio ho fatto Pio XII e subito dopo ho fatto un prete di provincia. Allora lì gli amici mi hanno detto «Ma non fai carriera? Prima hai fatto il Papa e ora un semplice prete».

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Sulla professione di attore. Bisogna imparare a convivere con l’ansia che il telefoni squilli. Come diceva un mio collega napoletano, questo mestiere è croce e delizia, ci sono i problemi e il divertimento. È vero che ci sono periodi in cui ci si batte per fare delle cose ma non si trova risposta dall’altra parte, allora bisogna armarsi di pazienza e continuare. Quando ho finito l’accademia ho cominciato subito a lavorare con Ronconi, perché lui era venuto a insegnarci in accademia. Però poi ho fatto diversi anni con il teatro d’avanguardia e i miei colleghi d’accademia non erano d’accordo, invece per me era divertente. Tante volte vale più la pena fare un piccolo spettacolo in cui credi piuttosto che una grande produzione in cui ti danno una sola battuta e devi stare lì mesi. Bisogna cercare di fare un po’ tutto senza essere preoccupati se si recita in un teatro o in un garage.

Su Tano Cariddi. Non è stato complicato fare Tano Cariddi. Mi ricordo che ho fatto un periodo di analisi, perché i primi tempi in cui lavoravo ho avuto grosse difficoltà e problemi di depressione e facevo anche brutti sogni, mi capitava anche quando facevo un nazista, facevo dei sogni in cui vedevo Hitler, poi ho capito che dipendeva dal fatto che stavo interpretando un personaggio di quel tipo. Poi ti abitui. Ci si deve un po’ lasciare andare al personaggio. L’unica cosa che può capitare, secondo me, è interpretare un personaggio e poi dopo ripensare che non l’hai fatto molto bene. Lo fai, ormai l’hai fatto e non come al teatro che puoi rifarlo. Può succedere a tutti. Per gli attori i cattivi sono molto interessanti. Il fatto che una persona buona interpreti un cattivo è un doppio fondo, un interesse, ad esempio volevano vedere quando avrebbe ceduto Tano Cariddi ma questo non cedeva mai e poi trovavano che c’era qualche aspetto strano per cui non era così cattivo come sembrava.

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