"Jurassic World", non bastano il digitale e l'ironia a combattere il déja vu

Da sinistra, Bryce Dallas Howard, Chris Pratt, Nick Robinson e Ty Simpkins in
di Fabio Ferzetti
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Sabato 13 Giugno 2015, 17:41 - Ultimo aggiornamento: 17:42

Che cosa mangia il dinosauro più grosso di tutto Jurassic World? Che domande: squali naturalmente. E non solo perché 40 anni fa usciva il film che incoronò il 29enne Spielberg re di Hollywood. Ma perché saltando fuori dall’acqua per azzannare il pescecane appeso sopra i sovreccitati visitatori di Jurassic World, il gigantesco mosasauro ristabilisce una supremazia (scansati bello, hai fatto il tuo tempo). E condensa in un secondo quattro decenni. Di cinema, di evoluzione tecnologica, e fatalmente di marketing.

Già. Non ci sono più i dinosauri di una volta, costruiti davvero, talvolta in scala 1:1, e animati con mezzi meccanici. È finita l’era eroica dell’animatronics. Oggi si fa (quasi) tutto in digitale, anzi in motion capture, con risultati impressionanti per fotorealismo, ma spesso senza veri brividi. E non si tratta solo di regia. Il quasi esordiente Trevorrow non è il nuovo Spielberg e nessuno si aspetta che lo sia.

Ma Jurassic World, come già Jurassic Park, è il classico film che riflette (ironicamente) su se stesso. Uno spettacolo che prende forma sotto i nostri occhi e intanto commenta lo spettacolo e le regole secondo cui è stato prodotto. Insomma un esercizio senza rete. E qui si sente la mancanza di un grande regista.

«Nessuno si impressiona più per un dinosauro, dobbiamo dare al pubblico ogni anno qualcosa di nuovo», sentenzia uno dei dirigenti del parco a tema in cui è ambientato il film. Naturalmente parla - anche - di Hollywood. Ma a Jurassic World creare nuove attrazioni significa dar vita a dinosauri geneticamente modificati. Così forti, feroci e furbi che qualcuno vorrebbe usarli come armi (Vincent “Palla di lardo” D’Onofrio, l'indimenticabile recluta di Full Metal Jacket).

Mentre l’immancabile avventuriero che conosce e rispetta la Natura (Chris Pratt, ovviamente meno travolgente che in Guardiani della Galassia) intuisce per primo quanto può essere pericoloso il colossale sauro geneticamente modificato e battezzato Indominus Rex Verizon Wireless (ogni creatura nata in laboratorio ha i suoi sponsor...).

Il resto è fragorosa, titanica, frenetica ma non imprevedibile azione. Con i soliti due ragazzini in pericolo e una bella zia punita per il suo aziendalismo (Bryce Dallas Howard, la sua folle corsa sui tacchi meriterebbe il premio Forrest Gump, se esistesse). Bei tempi quando il cinema riassemblava ma creava. Oggi, fra sequel e reboot, il dèja vu fa parte del pacchetto.

JURASSIC WORLD

FANTASTICO, USA, 124'

di Colin Trevorrow. Con Chris Pratt, Vincent D'Onofrio, Bryce Dallas Howard, Judy Greer, Nick Robinson, Jake Johnson, Lauren Lapkus, Katie McGrath, Irrfan Khan, B.D. Wong, Ty Simpkins

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