Padre Pio visto da Abel Ferrara: «Era un poeta come Pasolini»

Shia LaBeouf nel film "Padre Pio" di Abel Ferrara
di Ilaria Ravarino
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Lunedì 20 Giugno 2022, 12:57

PESARO
Pio prima di diventare Padre Pio. Pio che lotta contro il demonio. Pio nell'anno più difficile, il 1920, quando per il Sant'Uffizio, nelle parole di padre Agostino Gemelli, le sue stigmate non erano altro che l'atto di uno «psicopatico autolesionista». Sarà un Padre Pio lontano dall'iconografia classica, «molto vicino a Pierpaolo Pasolini», quello immaginato dal newyorkese Abel Ferrara, 70 anni, nel suo prossimo film "Padre Pio", interpretato dal 36enne americano Shia LaBeouf, con gli italiani Marco Leonardi, Luca Lionello e Brando Pacitto, in predicato per i prossimi festival (il più probabile: Venezia).

IL POETA
Invitato ieri alla Mostra internazionale del nuovo cinema di Pesaro per presentare, nell'anno del centenario, il suo Pasolini del 2014, Ferrara ha tracciato un parallelo tra il santo di San Giovanni Rotondo e il poeta ucciso nel 1975 all'Idroscalo di Ostia. «Pasolini e Pio condividono un pezzo di storia d'Italia, sono stati uomini di grande compassione e pieni di pietà - ha detto - Non so cosa pensassero l'uno dell'altro, ma entrambi si sono dedicati al prossimo, entrambi hanno scritto delle cose bellissime. Le lettere di Padre Pio sono pura poesia. E per entrambi era forte la connessione con la terra, con la ricerca di una vita semplice».

DUE MONDI
Ambientato nel 1920, il film su Padre Pio - come quello su Pasolini - non è una biografia ma piuttosto un viaggio parallelo tra due mondi, quello di Pio chiuso in convento, in lotta contro le tentazioni di spirito e carne, e quello dei movimenti operai e contadini, impegnati contro i latifondisti negli anni che precedono il fascismo. Per Ferrara, nato «in un quartiere del Bronx che poteva essere Napoli, tanto il napoletano era l'unica lingua parlata», la scoperta di Padre Pio è arrivata «mentre lavoravo a Napoli. Pio era il patrono di qualsiasi spacciatore, il santo di ogni ribelle».
Nei panni di Pio, il regista ha voluto (ma la scelta sarebbe avvenuta «per caso») LaBeouf, talento lanciato da Steven Spielberg con Disturbia e spirito inquieto, ebreo convertito di recente al cristianesimo, spesso nei guai (arrestato quattro volte, nel dicembre 2020 è stato accusato dalla ex, la cantautrice Tahliah Barnett, di molestie).

«Willem Dafoe e Shia LaBeouf sono artisti che hanno creduto nei progetti che gli proponevo. Will, come me, era innamorato di Pasolini - ha detto Ferrara - quanto a Shia, ha cominciato a conoscere Pio proprio mentre scopriva la sua stessa cristianità. Con questo film ha fatto un tuffo nel buio, si è buttato. È andato a vivere per mesi in un monastero, ha condiviso il suo tempo con i fratelli. È stata una scoperta potentissima». Quanto a Ferrara, buddista praticante da anni residente a Roma («Gli Stati Uniti mi hanno deluso. Nel mio quartiere, a Roma, la gente mi chiama maestro perché sa che sono regista, se ho successo non frega nulla a nessuno»), il suo prossimo progetto lo porterà dritto in Ucraina: «Sto per partire. Andrò là come documentarista, e vediamo cosa succede».

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