Neri Marcorè: «Ecco De Andrè a modo mio»

Martedì 8 Maggio 2018 di Alvaro Moretti

De Andrè come filo rosso, ancora una volta. Neri Marcorè l'aveva portato in scena proprio al Brancaccio dove domani e giovedì ha riempito di rimpianti chi non potrà esserci. Come una specie di sorriso è un concerto. «Non un recital, stavolta. È la musica di Fabrizio con un'orchestrazione che in alcune date prevede anche un ensemble di quelli importanti, 40 elementi. A Roma suono 20 canzoni del Faber, non i successi iperascoltati e superinterpretati, da tutti. Un viaggio dentro le pieghe di un autore enorme, che ha regalato capolavori a tutti, ma che sa stupirti anche con le ballate meno gettonate». Neri non se l'aspettava di trovare al Messaggero una chitarra. E concede generosamente l'anteprima: «Giugno 73, una delle canzoni che amo di più. Lo spettacolo prende il nome di un verso di Pescatore, la facciamo come bis, però».
 

Il legame di Neri con la musica è profondissimo, ancestrale. «La gente all'inizio mi percepiva soprattutto come attore, l'imitatore, l'attore comico. In realtà la prima volta sul palco fu proprio da cantante, nelle mie Marche. Poi il regalo di una chitarra da parte dei miei e la conoscenza del mondo dei cantautori. Ma anche dei Beatles o i Bee Gees. Ebbene sì, sono cantante, anche cantante; come sono comico e drammatico. Il tema è molto italiano. C'è la necessità di incasellarti, di costruirti una gabbia artistica intorno. In America è strano l'artista che non sa cantare e ballare, se fa anche l'attore».

In passato i suoi percorsi hanno incrociato un altro enorme esempio di cantattore. «Io Gaber a teatro l'ho visto più di una volta, ma non tutte quelle che avrei voluto: esprimeva anche col gesto, con quei balletti strani eppure così espressivi. Un certo signor G era un percorso dentro Gaber che forse sarebbe piaciuto anche a Giorgio, voglio pensare così». De Andrè, il Faber che con Pasolini ha usato per parlare delle tragedie di oggi preconizzate ieri era l'ultima volta in scena proprio al Brancaccio: «Quello che non ho, che ho realizzato con Giorgio Gallione, era uno spettacolo ambientalista, sullo sfruttamento della nostra terra. Certe cose le scrivevano 40 anni fa e sono attuali».

Neri è stato attentissimo, da esegeta deandreiano qual è, alla fiction con Luca Marinelli protagonista: «Luca è stato bravissimo a rendere lo spirito dolente di Fabrizio, assurda l'attenzione al suo dialetto non genovese: non era un'imitazione delle mie, quella. Utilissimo e bello rivedere certi momenti della vita di De Andrè e farlo conoscere a tutti». Neri è pronto a riaccendere il faro sui monte delle sue Marche: «Il secondo anno di Risorgi Marche è anche più importante dei 13 concerti e delle 80 mila persone portate nei territori del terremoto: la gente ha bisogno di attenzione, di vicinanza e di essere lasciata libera di ricostruire la propria vita. Con i fatti». Saluta Il Messaggero con la dolente nenia di Rimini, ricordando la band che lo accompagna: «Esco dal clichè rock del gruppo stile Pfm, con Gnu Quartet (formazione che ha già collaborato con Subsonica, Afterhours, PFM, Gino Paoli, ndr) per un De Andrè che sia tutto mio».

(Teatro Brancaccio, via Merulana 244. Domani e giovedì, ore 21)
 

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