Michel Piccoli, gigante multiforme del cinema da Godard a Moretti

Lunedì 18 Maggio 2020 di Riccardo De Palo
Michel Piccoli, gigante multiforme del cinema da Godard a Moretti

Per molti cinefili, sarà sempre il papa riluttante di “Habemus Papam” (2011) che dice a un esterrefatto Nanni Moretti “non ce la faccio più”. O il fascinoso scrittore del “Disprezzo” di Jean-Luc Godard (1963), che fa notare a Brigitte Bardot immersa nella vasca da bagno: “Mi guardi in modo diverso”. Se ne va Michel Piccoli, a 94 anni, e con lui un intero mondo. Il mondo della Nouvelle Vague, del nuovo cinema italiano di Marco Ferreri (a Cannes con “Dillinger è morto” nel 1969, e di nuovo nel 1973 con “La grande abbuffata”), di un certo modo di essere engagé, nel cinema come nella vita. 

È stato proprio Gilles Jacob, ex presidente del festival e amico di una vita di Piccoli, ad annunciare che l’attore «si è spento il 12 maggio tra le braccia della moglie Ludivine e dei suoi giovani figli Inord e Missia, in seguito ad un incidente cerebrale», ossia per un ictus. 

Il suo primo film risale al 1945, “Silenziosa minaccia”, ma ci vollero vent’anni perché il suo immenso talento si rivelasse appieno. Il film della consacrazione è appunto quello di Jean-Luc Godard, che ne fa il marito della Bardot; Alain Resnais lo mette in coppia con il grande Yves Montand in “La guerra è finita” (1965); e Alfred Hitchcock lo sceglie per “Topaz”, nel ruolo di un ex partigiano. Da allora, la sua strada è in perenne ascesa. Lavora con Roger Vadim, Costa-Gavras, René Clement, Yves Allégret, Claude Chabrol, Claude Lelouch. Nel 1968 Mario Bava lo sceglie nel ruolo dell’ispettore Ginko per il suo kolossal prodotto da De Laurentiis e dedicato al personaggio di Diabolik: un film di cui il regista, che disse di essere caduto sotto i colpi della censura, non fu molto soddisfatto. Con Luis Buñuel è anche in "Bella di giorno" (1967), con Catherine Deneuve in uno dei suoi ruoli più celebri.

Sposato per undici anni (fino al 1977) con la cantante Juliette Gréco, diventa anche un protagonista dei rotocalchi; e tramite la moglie entra in contatto con personaggi come Jean-Paul Sartre, Raymond Quenau.

Nel 1977 gira il suo primo film da regista, “Alors voilà”, chiama come protagonista Maurice Garrel; tornerà dietro la macchina da presa altre due volte, con “La plage noire” e “C'est pas tout à fait la vie dont j'avais rêvé”. L’impegno politico - nelle fila del partito socialista - non l’ha mai abbandonato; e nel 2007 ha partecipato attivamente alle elezioni presidenziali, firmando un appello in appoggio alla candidatura di Ségolène Royal, che fu poi battuta al secondo turno dal concorrente Nicolas Sarkozy. 

Della sua vita, ha detto una volta in un’intervista a L’Express, non c’è nulla che sconfessi, nulla di cui voglia pentirsi: “Non piango mai per questo passato che è stato sia meraviglioso che doloroso”. L’importante è “amare la vita per quello che nasconde”, e “mantenere lo sguardo di un bambino”, anche in età matura.
 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Roma deserta, i controlli e la storia di Marta abbandonata in strada dai vigili (come in una favola)

di Pietro Piovani