The German Doctor, o il fascino sinistro del dr. Mengele

Giovedì 8 Maggio 2014 di Fabio Ferzetti
​Chi si rivede: Lucìa Puenzo.Avevamo lasciato la regista argentina alle prese con il giovanissimo ermafrodita di XXY, uno degli esordi più folgoranti dello scorso decennio. La ritroviamo, dopo un film mai uscito in Italia (El niño pez, Il bambino pesce), irretita nientemeno che dal dottor Mengele, il medico nazista tristemente noto per gli esperimenti condotti ad Auschwitz, di preferenza su bambini e adolescenti, meglio ancora se gemelli. Insomma uno dei personaggi più orripilanti dell’orrendo pantheon nazionalsocialista.



Sudamerica Sfuggito agli alleati e approdato in America Latina, Josef Mengele sarebbe morto infatti a San Paolo del Brasile nel 1979, a 67 anni, del tutto impunito come molti altri criminali nazisti. Ma prima di nascondersi sotto falsa identità in Brasile aveva vissuto per tutti gli anni 50 fra Argentina e Paraguay, gestendo anche una ben avviata impresa farmaceutica con il suo vero nome.



Tra storia e finzione Incrociando fatti storici e finzione, la Puenzo lo ha messo al centro prima di un romanzo (Il medico tedesco - Wakolda, appena pubblicato da Guanda) e poi di questo suggestivo ma faticoso autoadattamento. Che avrebbe tutto per appassionare ma non convince mai fino in fondo, anzi mette spesso a disagio, come càpita quando si cade almeno in parte preda della seduzione maligna che si vorrebbe mettere in scena.



Innocenza È un problema di punto di vista, in sostanza. Chi “parla”, in The German Doctor? Chi ci sta raccontando questa storia? O per essere più precisi: in quale sguardo siamo chiamati a specchiarci? Qui cominciano i pasticci. Tutto infatti ci spinge a identificarci con la piccola Lilith, volto bellissimo e fisico ancora infantile malgrado i 12 anni d’età. È sua la voce narrante che commenta a intermittenza l’azione, parlandoci da un imprecisato “dopo”. Ed è su di lei che si appunta fin dalle primissime scene lo sguardo gelido di quel sedicente veterinario tedesco dai modi impeccabili, che si unisce per caso a Lilith e ai suoi familiari diretti a Bariloche, in Patagonia, per riaprire una casa vacanze.



Ieri e oggi Ma è una pista che resta a metà, e a ben vedere non porta da nessuna parte. Anzi confonde le acque, mescolando il nostro punto di vista, di spettatori odierni e consapevoli, con quello ignaro e vulnerabile dei personaggi del 1960. Ma torniamo al film. Il tedesco nota subito quella bimba incantevole dal corpo sproporzionato, che per giunta ha una madre incinta (di due gemelli, guardacaso) e un padre che progetta... bambole particolarmente realistiche, tanto per rendere il gioco delle coincidenze e delle allusioni macabre ancora più esplicito. Un’esca irresistibile insomma per lo scienziato nazista, che si offre subito di aiutare la puerpera e curare la piccola Lilith dalla sua crescita difficoltosa...



Thriller gotico Il resto conviene scoprirlo al cinema perché The German Doctor è anche un thriller, sia pure molto sui generis. Nutrito di atmosfere gotiche e quasi horror che qua e là fanno pensare a Cronenberg e al suo Inseparabili. La Puenzo però si concede solo in minima parte le libertà del cinema di genere. Per il resto scava in una delle zone d’ombra più cupe della storia argentina, anche se usando armi puramente congetturali, e finisce per cavalcare troppe piste insieme senza seguirne nessuna fino in fondo. Anche se più del suo odioso protagonista probabilmente le interessa il gioco di specchi fra gli spettri del nazismo e quelli del totalitarismo argentino.



Lilith o Lolita Così, ecco il lato Lolita (affascinata dallo straniero, la piccola Lilith sembra quasi stuzzicare quell’uomo di mezz’età carico di sapere e mistero, che giocando al gatto e topo con lei e la madre evoca a sua volta l’Humbert Humbert di Nabokov). Eco il lato erotico-morboso alla Bataille (il ginocchio ferito della bambina). Né manca, naturalmente, il lato “come potevano non sapere?”. A Bariloche vive infatti un gruppo di tedeschi scopertamente nostalgici, nell’indifferenza complice degli argentini.



I disegni del mostro La stessa madre di Lilith, che da ragazza frequentò il locale liceo tedesco, parla ancora con piacere la lingua e guarda con ingenuità se non con simpatia quegli stranieri amanti dell’ordine... E se non basta, appaiono anche i taccuini di Mengele, con i loro agghiaccianti schizzi d’anatomia (opera dell’artista argentino Andy Riva, che dona un fascino perfino eccessivo ai disegni di Mengele, sui giornali si parla della cattura di Eichmann. E mentre i tedeschi vanno e vengono dal lago su un idrovolante, appare un personaggio che potrebbe essere un agente segreto... Di che fare almeno tre film, insomma. Quando ne sarebbe bastato uno solo, ma solido e coerente. Ultimo aggiornamento: 9 Maggio, 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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