Mainetti, il regista di Jeeg Robot, alla Festa del Cinema. "I miei maestri? Leone, Monicelli e Spielberg"

Venerdì 23 Ottobre 2020 di Paolo Travisi
Mainetti, il regista di Jeeg Robot, alla Festa del Cinema.

Alla Festa del Cinema di Roma è il giorno di Gabriele Mainetti, il regista romano che nel 2016 fece incetta di premi – otto David di Donatello e tre Nastri d'Argento - con la sua opera prima, Lo chiamavano Jeeg Robot, film in cui Claudio Santamaria si trasformava in un supereroe in lotta contro la criminalità romana, capeggiata da Luca Marinelli.

Il regista alla Festa è stato il protagonista di un Incontro Ravvicinato con il pubblico, a cui ha raccontato i registi, ed i film, che hanno ispirato il suo percorso da regista. Tre sequenze di altrettanti film, introdotti dal direttore artistico della Festa, Antonio Monda: L'armata Brancaleone di Mario Monicelli, Per un pugno di dollari di Sergio Leone, E.T. di Steven Spielberg.

Parlando di Monicelli, definito il solo "re della commedia italiana" e di quei "poveracci" che compongono l'Armata Brancaleone, guidati da un grandioso Vittorio Gassmann, Mainetti ha detto che è stato proprio quel film ad ispirare i personaggi di Freaks out, il secondo e molto atteso lungometraggio che uscirà il 16 dicembre. Anzi lo definisce proprio "la genesi dei freaks che non sono altro che i poveracci di Monicelli che cercano il mito del cavaliere, ma senza mai trovarlo".

La seconda clip scelta da Mainetti è Per un pugno di dollari, film che rivoluzionò il genere western e consacrò la carriera di un giovanissimo Clint Eastwood, di cui Leone diceva "ha solo due espressioni, con o senza sigaro". «Leone aveva la capacità di mettere la romanità nel cinema, lui raccontava gli ultimi, in un paese dove andavano avanti solo gli eroi. Lui prendeva Mario Brega, Stoppa e Giuffrè e ne faceva verità raccontando le loro facce. Ma non si aspettava quel successo mondiale, allora fece il salto della lingua, ma io amo Sergio Leone perché con lui mi sento a casa» riflette il regista, che però sottolinea «lui raccomandava sempre ai suoi figli di non mettere mai i soldi personali in un film. Io nel cinema ci ho messo sempre i miei soldi, quelli guadagnati con Jeeg Robot li ho investiti in Freaks out, quindi vi prego andate al cinema, salvatemi la vita». Dal linguaggio di Leone hanno copiato in molti, tra cui Quentin Tarantino «non sarebbe stato tale senza di lui, anche se uno dei motivi per cui faccio cinema è proprio grazie a Tarantino».

Il terzo film, è uno dei capolavori giovanili di Steven Spielberg., E.T. «Lui è il mio regista in assoluto - dice Mainetti con le lacrime agli occhi ed evidentemente commosso - credo che sia il primo film che ho visto con mio padre, o comunque mi piace pensarlo e la sua bellezza mi ha scioccato. La grandezza di Spielberg è che ha uno sguardo vicino al nostro, prende la vita di gente comune e li porta in mondi assurdi».

E la carrellata di sequenze non poteva non concludersi con Lo chiamavano Jeeg Robot, il suo primo film  «5 anni fa venni qui alla Festa a presentarlo, fu una gestazione lunga e difficile. Con lo sceneggiatore Nicola Guaglione, ci siamo detti non sogniamo un super eroe, ma facciamolo. Abbiamo lavorato sulla tragicità dei personaggi, sulla loro tridimensionalità, come mi hanno insegnato questi tre maestri che abbiamo visto. Abbiamo cercato di creare delle maschere tragiche ma che riescono a divertire» ha aggiunto Mainetti, prima di lasciare il pubblico ad un'anteprima di 8 minuti del nuovo film, Freaks Out, di cui si conoscono pochi dettagli.

Nei giorni passati è stato diffuso il primo trailer ufficiale che ha presentato il cast del film. Di nuovo Claudio Santamaria, Giorgio Tirabassi, Pietro Castellitto, Aurora Giovinazzo e Giancarlo Martini. Freaks out è ambientato in una Roma assediata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, dove il gruppo di protagonisti, artisti in un circo itinerante sembra intenzionato a combattere l'invasione dei tedeschi.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA