SANREMO 2020

La mia banda suona il pop, Brizzi omaggia le reunion dei gruppi anni '80 con un super cast

Lunedì 17 Febbraio 2020 di Paolo Travisi

Dopo la Reunion de I ricchi e poveri sul palco di Sanremo, il film di Fausto Brizzi, La mia banda suona il pop, potrebbe sembrare quasi un instant movie, uno di quei film che raccontano la moda del momento. Si perché il regista di Notte prima degli esami, mette insieme un super cast, Christian De Sica, Massimo Ghini, Diego Abatantuono, Angela Finocchiaro e Paolo Rossi per raccontare di un’immaginaria band anni ’80, i Pop corn, che si rimette insieme per suonare al compleanno di un magnate russo. I quattro membri della band, se la passano piuttosto male. De Sica suona alle feste di matrimonio e spera di far parte di un programma tv, L’isole delle meteore, la Finocchiaro conduce programmi sulla cucina, mentre si attacca alla bottiglia, Ghini invece ha un negozio di ferramenta e Paolo Rossi, suona nelle piazze per qualche spicciolo. A capo della reunion, il manager di un tempo, Abatantuono che complice la passione dei russi per la musica italiana vintage, ottiene un compenso da migliaia di euro per farli suonare nella dimora di San Pietroburgo.
 

“Il film nasce quando ho visto iniziare l’onda lunga delle reunion, quando i Pooh si riunivano e scioglievano. Il mio punto di riferimento erano I ricchi e poveri, essendo un film su un gruppo immaginario degli anni 80, allora abbiamo pensato ad inventare un Lp dei Pop Corn, prendendo come riferimento le canzoni dell’epoca, tra Umberto Tozzi e Ricchi e poveri” racconta Brizzi in conferenza stampa, che condisce la commedia con scene d’azione. “Le metto in ogni film perché sono quelle che mi diverte di più girare. Nella seconda parte infatti, è molto Bond, tanto che ho chiamato un mio amico che fa le seconda unità in America, per darmi una mano nelle sequenze”. 

Il front man del gruppo è De Sica che rivela di essere stato “contento di esser tornato a girare con Brizzi, un amico, e poi con questi attori, è stata davvero una passeggiata di salute. Forse è uno dei pochi film italiani dove si ride veramente. Io ho visto Zalone, l’ho trovato bello, ma di risate ce n’erano poche. Non ho visto quello di Aldo, Giovanni e Giacomo ma mi hanno detto che era un melò” considera l’attore romano, che per entrare nella parte ha indossato “un parruccone. Mi sono chiaramente ispirato a Ivano dei Cugini di Campagna” anche se precisa “quelle canzoni non le sentivo molto, mio padre mi portava i dischi di Frank Sinatra e di quegli anni, quindi ringrazio Brizzi per avermi fatto scoprire la musica pop anni 80”.

Ed a proposito delle canzoni del film, composte da Bruno Zambrini, che i Pop Corn cantano davvero, sono ispirate e quelle "che ascoltavo quando avevo 15 anni, l’età in cui sei segnato da ciò che ascolti, per me erano quelle migliori, ma giuro che è l’ultimo film che faccio sugli anni 80" aggiunge il regista.

Massimo Ghini, con una capigliatura ispirata a Angelo Sotgiu dei Ricchi e Poveri dice "noi siamo i veri vincitori del Festival di Sanremo, visto che siamo andati in scena alle due di notte e c’era il 60% di share. Lì abbiamo capito che di aver sbagliato mestiere". Angela Finocchiaro, l'unica donna del gruppo, che incarna un personaggio piuttosto disinibito, racconta "il mio personaggio incarna un momento storico molto particolare per le donne, c'è una liberazione sessuale, che ribalta il codice delle nostre mamme". Paolo Rossi, da parte sua, ammette la difficoltà nel far parte di una colorata banda pop perché" in quegli anni ascoltavo i Clash, Ramones e Sex Pistols, quindi ho fatto molta fatica ad entrare nel personaggio".

Nel cast anche Natasha Stefanenko, l'addetta alla sicurezza del ricco russo, che usa il gruppo per tentare di rubare i gioielli dal valore milionario del suo datore di lavoro. Ed è l'attrice a rivelare perché ancora oggi in Russia, i cantanti italiani molto popolari negli anni Ottanta, stanno godendo una secondo successo: noi amiamo la musica Anni 80, Pupo, Albano e Romina, Totò Cutugno, che ho presentato al Cremlino lo scorso anno. In quegli anni abbiamo iniziato a vedere Sanremo, perché uscivamo da un momento difficile e serviva quella leggerezza, anche se la censura ci faceva sentire solo quello che volevano. Non capivamo le parole, tipo Felicità, però la musica ci piaceva, le persone si innamoravano, le canzone italiane le registravamo dalla tv e poi andavamo in giro con lo stereo con quelle canzoni, quindi rappresentano la nostalgia di un passato allegro".

 

Ultimo aggiornamento: 19:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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