L'ultimo regalo di Proietti:
il film in cui fa Babbo Natale

Sabato 7 Novembre 2020 di Gloria Satta
Gigi Proietti in una scena del film

Tutta l’Italia incollata alla tv per salutare Gigi Proietti. Lo speciale del Tg1, che giovedi mattina ha seguito in diretta i funerali dell’attore, ha registrato ascolti record: 27.3 per cento di share con un picco del 37.8 per cento durante la cerimonia al Globe Theatre e il maggior numero di spettatori in assoluto, 3 milioni 630mila, durante la Messa celebrata nella Chiesa degli Artisti. La gente, da Nord a Sud, ha dimostrato una volta di più di amare Gigi, tradito dal cuore a 80 anni compiuti da poche ore mentre aveva ancora tanta voglia di lavorare per regalare al suo pubblico nuove emozioni. E’ facile dunque prevedere che l’ultimo film girato dal grande attore, Io sono Babbo Natale, verrà accolto come un autentico regalo. Ma quando? Dato che i cinema sono chiusi, slitterà l’uscita del 3 dicembre annunciata dalla distribuzione Lucky Red che tuttavia farà di tutto per andare in sala e prenderà presto una decisione.
FAVOLA. «Vedrete un Proietti semplicemente meraviglioso. Tenero, appassionato, ricco di sentimenti e carico di energia: il film sarà il suo saluto più bello al pubblico, non lo dico per presunzione ma perché ho vissuto in prima persona tante emozioni», anticipa il regista Edoardo Falcone che ha diretto Gigi in coppia con Marco Giallini. I due attori danno vita a una storia che ha il sapore della favola. Proietti interpreta Nicola Natalizi, un anziano e gentile signore che vive solo ed è in realtà Babbo Natale all’insaputa di tutti. Giallini fa Ettore, un ex carcerato sbandato che, una volta tornato in libertà, torna a fare l’unico mestiere che gli riesce bene: il rapinatore. E s’intrufola nella casa di Nicola che non ha niente di valore ma gli mette a disposizione un bottino molto più prezioso dei soldi o dei gioielli: gli rivela la sua vera identità. Tra i due nasce un confronto improbabile destinato ad avere una conclusione inaspettata.
FAN. «Sono sempre stato un fan di Proietti, conosco a memoria i suoi spettacoli, i suoi film, perfino le battute meno note tanto che l’attore stesso se ne meravigliava», racconta Falcone, 52 anni. «Ho scritto il film pensando proprio a lui, poi sul set ho scoperto non solo un professionista straordinario, ma anche una persona umile, disponibile e dotata di grande umanità. Lo so, negli ultimi giorni abbiamo sentito questa descrizione tante volte.. Io posso solo confermarla, aggiungendo che l’attore non ha mai fatto un capriccio. A volte ci scambiavamo delle opionioni sul suo personaggio e lui, anche se non era d’accordo, si è sempre messo al servizio del film, rispettando il mio ruolo di regista».
VALORI. Anche Falcone era ai funerali di Proietti. «La sua morte è un immenso dolore, avrei voluto che Gigi vivesse ancora tanti anni. Mancherà moltissimo a tutti: una persona come lui rappresenta l’Italia che non c’è più, il Paese che crede in valori come l’impegno, il rispetto, la passione. In questi tempi confusi della pandemia, il suo esempio ci servirebbe perché abbiamo bisogno di cose belle». E’ stato felice anche l’incontro con Giallini, «un altro suo fan sfegatato, tra loro due si era creato un legame quasi da padre a figlio. Con Marco passavamo ore ad ascoltare Gigi».                                                                                        CARRIERA. Si parlava anche del cinema che al grande attore non aveva dato le stesse soddisfazioni del teatro. «Ho sempre trovato incomprensibile, assurdo che i registi lo snobbassero. Esclusi alcuni cult come Febbre da cavallo, Tosca, qualche commedia di Carlo Vanzina, Il premio e Pinocchio, Gigi avrebbe potuto fare molto di più. E glielo dicevo: lui mi guardava sornione, la prendeva con filosofia. Considerava un suo grande successo la riapertura del Globe Theatre che dopo il lockdown, malgrado i posti contingentati, era tornato a riempirsi». Falcone confessa un rammarico: «Non sono riuscito a mostrare il film finito a Proietti. L’aveva girato con entusiasmo e aspettava di vederlo. Spero che Io sono Babbo Natale venga considerato un mattoncino della sua carriera ed emozioni il pubblico come ha emozionato noi».

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