ALBERTO SORDI

"Il nostro omaggio a Sordi"
Manfredi e il tv-movie sull'attore

Lunedì 23 Marzo 2020 di Gloria Satta
Luca Manfredi (a sinistra) con Edoardo Pesce sul set del tv-movie su Alberto Sordi

«Abbiamo il dovere di rendere omaggio ai protagonisti del passato perché oggi rischiano di venire dimenticati». Parola di Luca Manfredi: dopo aver diretto quattro anni fa il tv-movie In arte Nino dedicato al padre, il grande Nino Manfredi (interpretato da Elio Germano), il regista, 61 anni, ha diretto ora Permette? Alberto Sordi, atteso su Rai1 martedì 24 marzo. «Ho capito che era il momento di raccontare Sordi parlando con gli amici di mio figlio sedicenne», spiega Luca. «Alla domanda ”chi è l’Alberto nazionale?” qualcuno ha risposto il divulgatore Angela, qualcun altro lo sciatore Tomba...nessuno ha pensato all’Americano a Roma».
DETERMINAZIONE. Il film, che ha per protagonista un sorprendente Edoardo Pesce nei panni del grande attore (nel cast anche Paola Tiziana Cruciani, Giorgio Colangeli, Pia Lanciotti, Lillo, Alberto Paradossi), racconta una fase poco conosciuta della vita di Sordi: la giovinezza caratterizzata dalla voglia invincibile di recitare, le porte in faccia ricevute all’inizio, il grande amore per Andreina Pagnani, i primi impegni artistici come comparsa e doppiatore di Oliver Hardy. «Abbiamo voluto parlare di un Sordi inedito, molto privato, diviso tra famiglia e lavoro. Nell’anno del centenario, è il nostro omaggio affettuoso all’attore», dice Manfredi. E se Igor Righetti, figlio di un cugino di Alberto, ha detto di non aver riconosciuto il famoso parente nella fiction, il regista risponde: «Il nostro non è un documentario ma un film, liberamente basato sulla vita di Sordi. Abbiamo scelto di raccontarne solo una parte e il tema centrale è l’enorme determinazione che avrebbe portato l’attore al successo. Non bello secondo i canoni del cinema, secondo qualcuno troppo romano, Alberto voleva disperatamente recitare fin da bambino e alla fine ci è riuscito, contro tutto e tutti. Un po’ come il suo famoso personaggio Guglielmo il Dentone che diventa speaker tv malgrado la dentatura esagerata».
LA BATTUTA. Lo scapolo, Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, Crimen, Risuciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?, Nell’anno del Signore: non sono pochi i film che Nino Manfredi e Sordi girarono insieme, maturando una bella amicizia. «Fu proprio papà a suggerire ad Ettore Scola di cedere ad Alberto il ruolo, originariamente destinato a lui, dell’editore che va in Africa a cercare il cognato diventato stregone», racconta Luca. «Ed è a casa nostra che Sordi pronunciò la leggendaria battuta destinata a ”spiegare” la sua allergia al matrimonio. Un giorno, a pranzo da noi, Alberto esclamò rivolto a mio padre: ”Ammazza che bella famiglia ti sei costruito!”. Nino allora gli chiese cosa aspettava a sposarsi anche lui. Per sentirsi rispondere: ”E che, mi metto un’estranea in casa?”».
I PROGETTI. I grandi del passato, secondo Manfredi, ci hanno lasciato una lezione artistica importante. «Da papà, preciso nel lavoro come un orologiaio, ho imparato la serietà e il rigore. Nino non lasciava nulla al caso e preparava nei dettagli anche il racconto di una barzelletta. Si definiva un attore di talento medio arrivato al successo grazie allo studio e sosteneva che Sordi, molto più istintivo di lui, avesse un talento superiore». Il ”viaggio nella memoria” di Luca prosegue: «Ho già proposto alla Rai una fiction su Little Tony», anticipa. «Al protagonista non ho ancora pensato ma vorrei Alex Britti nel ruolo di suo padre». Il regista intende poi affrontare Totò: «Racconterò i suoi primi passi nello spettacolo. E’ un progetto difficile, lo so, ma dobbiamo celebrare i grandi di ieri. Specialmente nell’era dei social e dei miti usa-e-getta».

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