Gli anni più belli, Muccino si racconta: "Tutti i personaggi mi rappresentano"

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Paolo Travisi
Gli anni più belli, Muccino si racconta:

Gli anni più belli, sono quelli in cui c’è un movimento interiore verso un domani, una speranza e non c’è un’età per questo, mentre quelli più brutti sono quelli della stagnazione”. Descrive con queste parole, Gabriele Muccino, il suo ultimo film Gli anni più belli, in cui racconta 40 anni di una generazione, quella post-Sessantotto, attraverso le vite intrecciate di quattro amici: Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria e Micaela Ramazzotti, che si conoscono da adolescenti e che nonostante sconfitte, vittorie, tradimenti e separazioni restano amici fino all’età adulta. E’ un film sul cambiamento inevitabile, imposto dallo scorrere del tempo e dagli eventi della storia, che trasforma la società italiana, e quindi ognuno dei personaggi. Con gli avvenimenti storico-politici sullo sfondo, Muccino, dirige un film sul grande cerchio della vita che si ripete, riassumendo la sua personalità nei quattro protagonisti del film. “Li amo tutti allo stesso modo e sono un po’ tutti loro. La parte contemplativa molto intima è rappresentata dal personaggio di Paolo, interpretato da Kim Rossi Stuart, l’anima ambiziosa e corruttibile è l’avvocato di successo, Favino, la paura della mediocrità e del fallimento che mi accompagna da sempre è Sopravvissuto, il personaggio di Santamaria, la fragilità è Micaela Ramazzotti. La mia personalità è abbastanza complessa per essere suddivisa in personaggi diversi tra loro, ma complementari”.

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In questo affresco generazionale, troviamo Favino, figlio di un gommista che da avvocato idealista, dopo aver attraversato il periodo di Mani pulite, viene tentato dal potere del denaro a discapito di ideali, amici ed amori di un tempo. “Con Muccino abbiamo fatto spesso il discorso sulla nostra generazione, quella silente, che in un angolo si è messa ad ascoltare la propria voce, ed è stata schiacciata da parte di quell’enclave che ha detto voi non avete vissuto tutto quello vissuto da noi e non avete voce. Credo che sia una storia che riguarda molte persone nella ricerca affannosa di un orientamento”.

Claudio Santamaria, è Riccardo, che sogna di diventare un giornalista, sempre precario, si sposa con Anna, interpretata dalla cantante Emma Marrone, al suo debutto da attrice, non riesce ad essere un padre presente, rimane un idealista e vede nella nascita del Movimento del cambiamento, la sua possibilità di rivalsa, ma fallisce di nuovo e si ritira a vivere in campagna insieme al padre. “Il mio personaggio è smarrito e cerca ad un certo punto la strada in un movimento politico, pensando che l’onestà basti da sola per fare politica”.

Ed ancora Kim Rossi Stuart è Paolo, che vuole diventare insegnante di lettere, non accetta compromessi e rimane innamorato per tutta la sua vita di Gemma (Micaela Ramazzotti), che lo lascia per uno dei suoi amici. “Credo che il film racconti la visione dell’autore - afferma in conferenza stampa Kim Rossi Stuart - a proposito del mio personaggio, lui raggiunge un’esistenza piena, quando ho letto la sceneggiatura l’ho subito apprezzato, perché viviamo in un periodo in cui l’eroe non è più Batman, ma il vittimista, cioè Joker, quindi un personaggio così mi è piaciuto molto”.

Il personaggio di Gemma ha subito delle privazioni affettive, è "una donna disperata che ritorna sempre dall’uomo che l’ha amata da ragazzina. Amo questo tipo di ruoli, perché le donne sono sempre un po’ sbagliate, non mi piacciono le eroine. L’umanità è piena di imperfezioni, più interpreto queste donne e più faccio pace con me stessa. Per il mio personaggio i migliori anni sono quelli che verranno, forse anche per me” considera Ramazzotti.

La struttura narrativa del film di Muccino ricorda molto quel capolavoro di Ettore Scola, C’eravamo tanto amati, ed il regista precisa che l’ispirazione è stata proprio quella. “Questo film è pregno di tutto quello che ho vissuto nutrendomi di cinema, è il mio omaggio più ampio al cinema, ci sono Zavattini, Risi, Scola, Fellini, sono omaggi a tutti questi maestri, è ispirato ad un’ispirazione senza la quale non sarei quello che sono diventato”.

Un omaggio al migliore cinema italiano, ma anche al valore dell’amicizia. “E’ il collante che ha dato impulso a queste esistenze, tutti si ritrovano brindando alle cose più semplici, è un omaggio alla semplicità dell’amicizia” aggiunge Muccino, ma è anche il ritratto di una generazione, che si è persa sotto il peso di quella precedente. “E’ una generazione vissuta nell’ombra di quella generazione raccontata in C’eravamo tanto amati, ma in quella che noi abbiamo vissuto non c’è nulla rispetto a quella cresciuta nel dopoguerra, che ha fatto rivoluzioni, vissuto grandi ideali e il boom economico, noi siamo rimasti schiacciati da quella generazione. La nostra è stata un’esperienza di transizione, spaesati dal bagaglio di ideologie politiche, lotta di classe, il film di Scola è stato molto formativo, quella è stata la partenza, ma poi ha preso delle strade molto diverse rispetto all’originale e credo di averlo fatto in modo molto onesto”.

Nel cast anche la rocker Emma Marrone, nel ruolo di una mamma che non perdona gli errori del marito, a cui cerca di nascondere il figlio per lunghi anni.  “Non so bene come è stato fare il ruolo di una mamma, non ho mai recitato nella mia vita, neanche a scuola da bambina, ma Muccino mi ha dato questa possibilità. Mi sono avvicinata al personaggio di pancia, ho giocato a fare la mamma, ho usato l’immaginazione. Carriera d’attrice? Non ho mai messo paletti, lo rifarò nel momento in cui qualcuno mi proponga qualcosa che abbia un senso con l’artista che sono, mi sento una privilegiata”.

E ritorna anche Nicoletta Romanoff, nella parte di una donna ricca che ammalia il personaggio di Favino. Per l’attrice è un ritorno alle origini nel cinema, visto che aveva già recitato per Muccino. “Volevo fortemente tornare a lavorare con lui, che mi mandò un messaggio quando nacque mia figlia Anna, e dopo pochi mesi mi richiamò per un nuovo personaggio. Ogni giorno, come un mastino, gli rompevo le scatole, per fare un provino”.

E se non possiamo svelare il finale, su cui per stessa ammissione del regista, ha avuto un peso il suggerimento di Favino, possiamo dire invece che le musiche sono di Nicola Piovani, mentre il titolo nasce da un incontro tra Muccino e Claudio Baglioni. "Una sera ho incontrato a cena Baglioni per chiedergli due canzoni e lui mi fece sentire un inedito molto bello, ed abbiamo cercato insieme un titolo che fosse adatto per il film e per la canzone. Baglioni è estremamente evocativo, anche lui è stato vittima di quell’ideologia in cui il pop veniva visto con diffidenza, ma è l’autore che ha venduto di più negli ultimi 40 anni".
 

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