Il regista e attore Franco Ricordi: «Dal teatro al cinema, così porto Dante nell’Italia di oggi»

Il regista romano Franco Ricordi, 64 anni, nel docufilm Dante - La Divina Commedia
di Simona Antonucci
4 Minuti di Lettura
Venerdì 20 Gennaio 2023, 20:44

«All’inizio mi scoraggiarono tutti. “Lascia perdere Dante, lo fa già Benigni”. Un coro di perplessità. Come se le interpretazioni del Poeta fossero a “numero chiuso”». E invece Franco Ricordi, 64 anni, romano, attore e regista teatrale, filosofo e saggista, dal 2015 non ha fatto altro che recitare la Commedia in spettacoli romani (il primo al Teatro Quirino e poi sotto le stelle, alle Terme di Caracalla, per 21 giorni consecutivi tutti sold out, alle Terme di Diocleziano, nella Villa di Cecilia Metella, all’Arco di Giano), in tour nazionali e internazionali: «15 Paesi in 3 continenti, Berlino, Mosca, Parigi, Londra, Varsavia, Algeri, Tunisi, Buenos Aires, Bogotà, Lima, Guatemala, e nel settembre 2021 a Kiev, con un successo che non mi aspettavo», racconta Ricordi che si è formato nelle “botteghe” teatrali di Eduardo De Filippo, Luca Ronconi e Gabriele Lavia. In attesa di rimettersi in viaggio, almeno fino al Giubileo, «per il 2025 sto pensando a un’edizione dantesca speciale», Ricordi ha pubblicato la trilogia Filosofia della Commedia (la prima lettura filosofica del capolavoro per Mimesis editore), cui seguirà anche un audio libro con la registrazione di tutti i 100 Canti del Poema, «da me interpretati in autentici endecasillabi».

LA TAPPA

Ma nel frattempo, «la tappa inaspettata»: parte di questo lavoro drammaturgico, «su tutte e tre le Cantiche, compreso il Paradiso, spesso bollato come una noia mortale», è diventata un film. La casa di produzione Magnitudo ha realizzato Dante - La Commedia Divina, che uscirà in tutta Italia il prossimo 23 gennaio: a Roma, all’UCI - Maximo, l’UCI - Porta Di Roma, al Barberini, Cinema Delle Province e Alambra per poi passare alle piattaforme. A dirigere il docufilm, girato in un castello della Lunigiana, un’esordiente, Roberta Borgonovo, 30 anni, «ma è un debutto anche per me, nel mondo del cinema. Sarò la guida di questo viaggio, accanto a un uomo straordinario, alla ricerca di un riscatto, dall’Inferno alla gioia della salvazione: ne cogli l’essenza soltanto se affronti la sua Commedia per intero». Per il film, sono stati selezionati «quelli che per me sono i momenti salienti».

L'INFERNO

Per l’Inferno, la discesa e l’entrata in scena di Paolo e Francesca. Il conte Ugolino, Pier delle Vigne tra i suicidi, Vanni Fucci e la risalita “a riveder le stelle”. Nel Purgatorio, l’invettiva “Ahi serva Italia”, sulla situazione politica, le cornici dei lussuriosi, e Beatrice a dieci anni dalla sua morte. E poi «procedendo come in una sorta di thriller, perché a Dante viene predetta la cacciata da Firenze», il Paradiso «che non è stato mai spiegato bene. Mentre è in questa cantica che Dante ritrova se stesso, il perdono e cambia passo: in alcuni punti riesce persino a essere goliardico. Un capolavoro in cui c’è tutta la nostra Italia». Il dibattito su Dante di destra o di sinistra, in corso in questi giorni, lo sfiora appena: «La Commedia dantesca», spiega, «partecipa sicuramente di una grandissima tensione politica; ma bisogna assolutamente elevarla al suo “discorso universale”, per dirla con Karl Jaspers, la vera “Sovrapolitica”, quella per la quale è in gioco la salvazione del mondo, come ho scritto nei miei libri, in riferimento al Canto XXXI dell’Inferno e a tutta la tematica del Paradiso». Questo non significa che Dante non ebbe problemi di “partitocrazia” della sua epoca, «tuttavia», aggiunge Ricordi, il discorso dantesco è oggi proteso veramente alla “salvazione del mondo”».

LE FREQUENTAZIONI

L’incontro fatale, una decina di anni fa. «Mi sono ritrovato anche io nel mezzo del cammin della mia vita, nella selva oscura del teatro italiano. Dopo lunghe frequentazioni shakespeariane, mi sono rifugiato in Dante. A cinquant’anni, dopo averlo affrontato al liceo e poi all’università, ho deciso di avviare un percorso strutturato in alternativa a Benigni. E ci sono riuscito, in tutti i diversi linguaggi, dai saggi al cinema. L’età giusta per imbattersi in questa incredibile tragedia a lieto fine e in questo personaggio straordinario. Non c’è Amleto o principe di Homburg che tengano. Dante è il padre del nostro essere italiani». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA