Ligabue e Fabrizio Moro, al Festival del Cinema attore e regista. «Film e concerti, la nostra ossessione»

Ligabue e Fabrizio Moro, al Festival del Cinema attore e regista. «Film e concerti, la nostra ossessione»
di Paolo Travisi
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Sabato 16 Ottobre 2021, 18:53 - Ultimo aggiornamento: 19:13

Giornata rock alla Festa del Cinema di Roma, dove i protagonisti della terza giornata sono due rocker, Luciano Ligabue e Fabrizio Moro. Insieme sul palco dell'Auditorium per raccontare Sogni di rock’n’roll, brano del primissimo album di Liga, che a distanza di oltre 30 anni ha un videclip ufficiale, diretto da Fabrizio Moro (prossimo al debutto al cinema con un suo film da regista) e Alessio De Leonardis, con il rocker di Correggio come attore.

Moro: «Una grande emozione»

L'incontro con il pubblico ha inizio dopo la visione del videoclip che testimonia un aspetto importante nella carriera del rocker romano. "Avevo 14 anni, quando sentii quella canzone e stavo iniziando a suonare. Ritrovarmi qui, dopo 30 anni, vicino a Ligabue, mi provoca grande emozione. Quel giorno sul set, quando arrivò Luciano ero agitato, perché c'era Italia-Spagna e mi disse, fai un bel video, che è la prima volta che mi tocca rinunciare alla partita" racconta Fabrizio Moro

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Ligabue: «Senza palco, astinenza difficile»

"Avrei dovuto festeggiare i 30 anni di carriera nel 2020, lo faremo nel 2022. Senza palco per me è una sofferenza, perché questo mestiere lo puoi raccontare come vuoi, smontare le canzoni, ma la sola concretizzazione è quando le parole sono dentro le canzoni, cantate da te e da chi hai davanti - racconta con sincerità Ligabue alla Festa del Cinema - non c'è nulla come quell'esperienza, e quando sei tossico di palco come me, si va in un'astinenza difficile, io sto reggendo, ma è esasperante il tempo d'attesa e preoccupante pensare che il virus possa tornare dall'estero. Vorrei sentirmi dire, fai questo concerto" (fissato per il 4 giugno 2022 a Campovolo). 

Verdone come modello

La passione per il cinema, nasce in Fabrizio Moro dal rapporto con sua madre: "Lei è stata la prima che ha visto il mio primo film finito. Quando si scrive una storia per il cinema, è una visione che si ha dentro, descrivi la vita, in particolare la mia adolescenza. Il mio regista di riferimento? Carlo Verdone", ammette. Il suo film si chiama Ghiaccio, e racconta di due pugili interpretati da Vinicio Marchioni e Giacomo Ferrara.

Radiofreccia, "due film in uno"

"Al cinema sono passato dalla pellicola di Zero a dieci al digitale di Made in Italy. Quando faccio il regista penso che ne debba valere la pena. Fare film è finire in un'ossessione, perché devi gestire degli aspetti con cui hai una familiarità relativa. Ricordo che con Radiofreccia la troupe romana era scafatissima e sentii i tecnici dire: "Questo sta facendo due film in uno, il primo e l'ultimo", ironizza Ligabue sul debutto. "Nel mio caso, il film - se viene bene - è solo per culo. Amo il cinema da quando ero bambino e quando facevo il ragioniere, la notte, registravo i film in videocassetta, restando sveglio fino alle 2 di notte per cancellare la pubblicità".

I cantautori come riferimento

"Sogni di rock'n'roll è la prima canzone di quelle che poi ho pubblicato. Io sono cresciuto con i cantautori, all'inzio ho scritto canzoni che l'umanità ha avuto l'onore di non sentire - ricorda Ligabue -. La primissima che scrissi parlava di una prostituta in fase di redenzione che si vedeva a fine carriera. Scrivevo canzoni con questo scimmiottamento mal riuscito dei cantautori. Invece un giorno, con la chitarra in mano, feci un giro di accordi molto semplice e ho scoperto di essere quello che volevo fare e come intendevo scrivere le canzoni. Per questo motivo Sogni di rock'n'roll è per me così importante ed ero felicissimo che fosse Fabrizio Moro, che stimo molto, a dirigerlo". 

«Musica, un periodo molto confuso»

"E' nata l'idea perché ero ancora coinvolto nel mood emotivo del film- conclude Moro -. Così abbiamo pensato all'idea della rapina, in realtà pensata per un mio videoclip, poi nacque il problema enorme di chiamare Ligabue. In realtà non gli ho mai telefonato, ma ho sempre mandato dei vocali. E' un periodo molto confuso musicalmente parlando, ho avuto a che fare con tante persone del mondo dello spettacolo, dove ho trovato pochissimi amici. Ho conosciuto artisti esplosi in pochissimo tempo, ventenni senza una gavetta, che all'inizio mi davano la mano in un certo modo, mentre, dopo il successo, mi trovo a parlare con i loro assistenti. Luciano è un uomo disponibile e dall'umanità incrediibile, ho avuto la sensazione che tutto quello che hai oggi te lo sei guadagnato veramente".

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