Caterina Caselli, la vita in un documentario alla Festa del Cinema. «Ho raccontato fragilità e dolori, come ad uno psicologo»

Caterina Caselli, la vita in un documentario alla Festa del Cinema. «Ho raccontato fragilità e dolori, come ad uno psicologo»
di Paolo Travisi
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Mercoledì 20 Ottobre 2021, 16:12 - Ultimo aggiornamento: 19:07

Ci sono vite, che non valgono per uno, ma sono così intense che possono moltiplicarsi. Come Caterina Caselli, "casco d'oro" della generazione beat anni Sessanta, che dopo hit senza tempo come Perdono e Insieme a te non ci sto più, è passata all'"ascolto", come dice lei, nel bel documentario Caterina Caselli - Una vita, 100 vite, diretto da Renato De Maria e presentato come evento speciale della Festa del Cinema di Roma.

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L'ascolto dicevamo, cioè alla ricerca di talenti, che come lei, hanno lasciato il segno nella musica italiana. Per decenni, e ancora oggi, Caterina Caselli è la manager della musica italiana, orecchio sopraffino, coraggio nel rischiare e scegliere talenti che nessuno voleva. Uno su tutti? Andrea Bocelli, scoperto quando cantava con Zucchero e poi lanciato nell'olimpo mondiale della musica. Ma i nomi sono tanti, e si rischia di non ricordarli. Elisa, Malika Ayane, Negramaro e da ultimi, Madame e Sangiovanni, sintomo che ancora oggi, tra talent show, Spotify e musica trap si possono scovare talenti. 

 

Nel documentario, prodotto da Sugar Play e distribuito da Nexo Digital nei cinema solo il 13,14 e 15 dicembre, la cantante-discografica si racconta in una lunga intervista, dove mette a nudo anche le sue fragilità, commuovendosi al ricordo del padre malato di depressione e della scomparsa di un caro amico, Ennio Morricone, che lei portò a collaborare in Django con Quentin Tarantino. Ci sono tanti aneddoti sui colleghi degli inizi, da Celentano a Morandi, il periodo in Rai dove parlava di musico e portò illustri sconosciuti come Franco Battiato e Guccini, presente anche nel documentario insieme a Paolo Conte, che la Caselli portò alla fama in Francia.

"Quando ho incontrato per la prima volta Caterina Caselli ho capito subito che quello che mi interessava era catturare la sua energia vitale. Ho deciso allora di mettere la macchina da presa su di lei e lasciare il suo racconto orale, sincero, emozionato e vitale, rompere la barriera della nostra attenzione, per arrivare a noi con il massimo possibile di verità" precisa il regista De Maria.

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"Mi è piaciuto raccontare la mia storia perché ho sentito empatia nei confronti del regista, ma soprattutto per raccontare la storia vera, con coraggio, spogliandomi in un certo senso, e mi sono lasciata andare" ha aggiunto Caselli "abbiamo girato durante il lockdown e sono riuscita a raccontare fatti personali, anche quelle parti drammatiche, difficili da raccontare che nel mio cervello avevo cancellato. E' stato quasi mettermi di fronte ad uno psicanalista" ammette con sincerità Caterina Caselli, che dal punto di vista professionale ammette di non avere grandi rimpianti. "Dei momenti ci sono stati, ma sono stati superate da tante soddisfazioni. Il mio lavoro è sempre diverso, lo sono gli artisti, il linguaggio che cambia, mi piace essere a contatto con il nuovo e la creatività".

Tra i molti lanciati, ce n'è uno preferito? "Molti penseranno ad Andrea Bocelli, ma in realtà tutto per me ha un senso ed è importante, dire un nome mi dispiacebbe per gli altri".

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