AS ROMA

Festa del cinema, il regista Francesco Bruni racconta la sua malattia in "Cosa sarà"

Sabato 24 Ottobre 2020 di Paolo Travisi

La malattia come occasione per fare i conti con gli affetti familiari. E se stesso. Francesco Bruni, sceneggiatore di tanti film di successo (basti citare Ovosodo di Virzì), ed ormai giunto al quarto lungometraggio da regista (suo è il cult Scialla!), in chiusura alla Festa del Cinema di Roma, porta Cosa sarà (che oggi esce nelle sale), film largamente ispirato alla recente malattia. «Nel marzo 2017 mi è stato diagnosticato un tumore del sangue, la mielodisplasia, che è stato affrontato e risolto, con un trapianto di cellule staminali ricevute da mio fratello, nel febbraio del 2018» rivela Bruni, che ancora una volta prende spunto da un fatto estremamente personale, e tragico, per allargare lo sguardo ai non detti familiari. 

 

Il protagonista del film è un regista in fase di stallo, Bruno Salvati, interpretato da Kim Rossi Stuart, recentemente separatosi dalla moglie Anna, alias Lorenza Indovina, e che ha non poche difficoltà con i suoi due figli, Adele e Tito. La situazione si complica quando Bruno scopre di avere una forma di leucemia, e intraprende il percorso di guarigione attraverso le cellule staminali, per le quali serve un donatore. Tra la paura di non farcela e lo svelamento di un mistero inatteso, che accende di nuovo la speranza, per Bruno e la sua famiglia inizia un nuovo percorso di rinascita.

«Dai miei maestri ho cercato di portare avanti la lezione dell'umorismo, che nobilita anche un tema drammatico e rende possibile anche l'alleggerimento» ha detto Bruni alla conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma, parlando del tono di Cosa sarà, che alterna commozione e sorrisi. La parola passa a Kim Rossi Stuart che racconta la costruzione del suo personaggio. «Io ho fatto quello che faccio di solito, cioè cercare un dialogo con il regista a 360°. Io devo entrare nelle pieghe della scrittura per sentirmi padrone della materia, e poi tutto è diventato semplice. Per quanto il personaggio affronti delle cose complicate, gli abissi della malattia, nonostante tutto questo mi sono ritrovato sul set con grandissima semplicità». 

 «Due mesi prima del film, Kim Rossi Stuart mi ha detto di voler parlare della sceneggiatura. Per un giorno e mezzo ne abbiamo discusso, e lui mi ha fatto riflettere molto sul copione, tanto che ho tolto delle scene, lui stesso mi ha suggerito di togliere le sue per darle agli altri - ha detto il regista, parlando del contributo dell'attore al copione - nel film c'è un momento di grande disperazione, in cui il personaggio guarda il sorriso di una ragazza, che è uno dei ragazzi del Cinema America, un luogo che io frequento abitualmente, quindi è un contributo di simpatia verso quei ragazzi».

A proposito del suo personaggio, la protagonista femmile Lorenza Indovina dice con ironia: «io andavo dal regista e gli dicevo ma chi ci crede che io rifiuto di tornare insieme con uno come Kim Rossi Stuart. Poi però abbiamo capito che era interessante che una come me, decida di non stare con una persona come lui perché logorroica, egoista ed egocentrica. Il mio personaggio è costretta ad essere forte, a trovare una propria emancipazione e viene travolta da questo evento, ma nonostante abbia tutte le giustificazioni per allontanarsi, gli resta vicino scuotendolo con ironia ed anche cinismo». 

«In un'epoca in cui giustamente le donne rivendicano la loro forza, gli uomini rivendicano la loro debolezza. Io ho sempre pensato che la forza di un uomo non avesse nulla a che fare con la virilità. Ho sempre pensato che la virtù dell'uomo come quella delle donne fosse nell'ascolto degli altri e non nel gonfiare i muscoli o il petto. E' una nuova frontiera del maschio contemporaneo, mostrarsi debole» ha aggiunto il regista, che motiva la ragione per cui Cosa sarà esce in sala proprio oggi, nonostante la paura del Covid. «E' importante uscire in questo momento, è un orgoglio per noi, abbiamo mantenuto la parola data. Il Covid è arrivato in un momento di massima fioritura per il nostro cinema, sono convinto che quando la pandemia finirà si ritornerà ad andare bene. Negli anni '90, quando iniziai, il cinema italiano era poca cosa, oggi ci sono almeno 20 autori che vincono premi e hanno stabilito un rapporto con il pubblico».

 

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