Federico Fellini, una leggenda lunga 25 anni: da Rimini a Roma tutti gli eventi per celebrarlo

Mercoledì 31 Ottobre 2018 di Gloria Satta
Federico Fellini

Venticinque anni, fa, il 31 ottobre 1993, Federico Fellini moriva a Roma, stroncato da un ictus dopo un lungo e doloroso ricovero al Policlinico Umberto I. La camera ardente allestita nel Teatro Cinque di Cinecittà, dove il regista aveva girato tutti i suoi film, venne visitata da migliaia di persone.

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E una folla smisurata partecipò poi ai funerali solenni, celebrati il 3 novembre nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, scanditi dal pianto disperato della moglie Giulietta Masina e trasmessi in diretta su Rai1. Fellini, il geniale autore di La Dolce Vita, aveva 73 anni e da tre non riusciva a girare film perché non trovava i finanziamenti. I cinque Oscar, la Palma d'oro e i Leoni vinti a Venezia non bastavano a convincere i produttori a scommettere ancora su di lui. E molti ancora oggi ricordano l'umiliazione del maestro costretto, nell'ultima fase della sua vita, a fare improduttivamente anticamera da questo o da quello. Una vergogna che ancora pesa sul cinema italiano.
 

 

IL CALENDARIO
Rimini, la città natale di Fellini, celebrerà l'anniversario con un ricco calendario di eventi tra cui spicca, questa sera, la proiezione di I vitelloni (1953), uno dei capolavori del regista, nel cinema Fulgor: è la stessa sala in cui, seduto sulle ginocchia del nonno, nel lontano 1925, il piccolo Federico scopriva la magia del cinema guardando il peplum Maciste all'inferno.
 

E nel resto d'Italia? Mentre RaiUno trasmette Intervista alle 2.25 di notte (!), le celebrazioni ufficiali sono rimandate al 2020, in occasione del centenario della nascita dell'autore di tanti film rimasti scolpiti nell'immaginario collettivo, espressione dei sogni e degli incubi universali: Lo sceicco bianco, La strada, Le notti di Cabiria, Otto e mezzo, Giulietta degli spiriti, Fellini Satyricon, Roma, Prova d'orchestra, La voce della Luna.

«Faremo le cose in grande, i cento anni di Fellini non rappresentano un anniversario di routine», anticipa al Messaggero Roberto Cicutto, il presidente dell'Istituto Luce Cinecittà che ha messo in piedi, con il Centro Sperimentale, la Cineteca di Bologna e il Museo del Cinema di Torino, un programma kolossal destinato nel 2019 a venire anticipato da una serie di avvicinamenti: masterclass, laboratori, lezioni sui mestieri del cinema legati al lavoro del regista. Verrà quindi realizzato il restauro completo dell'opera del regista, sia in pellicola sia in digitale.
Il 20 gennaio 2020, in concomitanza con i 100 anni della nascita di Fellini, le scuole e tutte le sale italiane proietteranno un suo film.

IL CULMINE
Le celebrazioni avranno il loro culmine nell'Academy Museum of Motion Pictures, il museo del cinema più grande del mondo progettato a Los Angeles da Renzo Piano e pronto ad aprire i battenti proprio nel 2020.
Costo del progetto: 3 milioni, attualmente al vaglio del ministero dei Beni Culturali. «Ci auguriamo con tutto il cuore che i fondi vengano stanziati», osserva Cicutto, «celebrare Fellini, patrimonio della cultura italiana che appartiene al mondo intero, è come festeggiare il Colosseo». L'ultimo a celebrare Fellini, nel 2013, è stato Ettore Scola nel suo magnifico film-omaggio Che strano chiamarsi Federico. Oggi la Cineteca di Bologna, che tre anni fa restaurò Amarcord (Oscar come migliore film straniero 1975), e nel 2011 organizzò al Macro di Roma la grandiosa mostra Labirinto Fellini allestita dai premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, è pronta ad annunciare, già il 20 gennaio 2019, il programma del centenario.

LA MOSTRA
«Fellini è un maestro ma come tanti grandi rischia di venire dimenticato in questa Italia che, da una ventina d'anni, dà sempre meno peso alla cultura», dice Gianluca Farinelli, il direttore della Cineteca di Bologna. «Anche per questa ragione, la mostra da noi allestita e in corso all'Ara Pacis su Marcello Mastroianni assume un valore doppio: rappresenta un omaggio all'attore ma celebra anche Fellini, il regista che filmò Marcello come nessun altro».
 

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