Fabrizio Moro debutta alla regia in "Ghiaccio": «Ci sono la rabbia e la paura della mia adolescenza»

Fabrizio Moro debutta alla regia in "Ghiaccio": «Ci sono la rabbia e la paura della mia adolescenza»
di Paolo Travisi
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Giovedì 27 Gennaio 2022, 16:12

Da Sanremo, dove la sua storia professionale ha avuto una svolta con la vittoria di Pensa, ed a pochi giorni dal ritorno sul Palco dell'Ariston, Fabrizio Moro racconta la seconda svolta della sua carriera, quella di regista di Ghiaccio, diretto a quattro mani con Alessio De Leonardis. Per Moro però, non si tratta di un "incidente" di percorso perché "da ragazzo ho studiato cinema e tv al Rossellini, poi ho canalizzato le mie emozioni, la mia rabbia nella musica" racconta il cantautore romano via streaming.

 

Il film, Ghiaccio, racconta una storia di pugilato e amore. Ma anche di sacrifici, di voglia di riscatto, di speranza, di famiglia, pugni presi e pugni dati. E' un po' la vita di molti ragazzi di periferia, è stata la vita di Fabrizio Moro, cantata nelle sue canzoni ed ora raccontata nel suo primo film, dove la boxe è la metafora della vita. E non solo la sua. 

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Siamo alla fine degli anni Novanta, in una borgata romana (il Quarticciolo), Giorgio - interpretato da Giacomo Ferrara, è un pugile di talento ad un passo dal diventare professionista - che vive insieme alla madre, orfano di padre ucciso in strada anni prima, probabilmente per un debito verso la malavita che ora pesa sulle spalle del giovane. Ad aiutarlo a diventare un uomo libero ed un pugile di razza, c'è Massimo, il sempre ottimo Vinicio Marchioni, che ha un passato nella boxe, ma oggi lotta per la sua famiglia, lavorando ai mercati ortofrutticoli, coltivando la grande speranza di far emergere un campione e riscattare il suo fallimento.

"Ghiaccio parte da molto lontano, io e Alessio De Leonardis ci siamo conosciuti 10 anni fa sul set di un mio videoclip, poi ci siamo rincorsi e ritrovati in piena pandemia a girare il film. Il Quarticciolo è un quartiere colorato, con i panni stesi e gli spacciatori sotto il portone, è la borgata che abbiamo vissuto noi da adolescenti e nel film ci sono dentro i dubbi adolescenziali a cui ancora oggi non so rispondere, ci sono le paura e la rabbia, che canalizzate nel modo giusto diventano un'arma e non un impedimento. E poi c'è l'amore che ti salva quando alle 5 del mattino ti viene a bussare l'angoscia" racconta Moro in conferenza stampa.

Giocavamo in casa - gli fa eco il co-regista - perché il 90% della sceneggiatura fa parte di esperienze vissute, che abbiamo distribuito ai personaggi, la boxe è solo un filo per raccontare tutte le sfumature dell'amore, la volontà era di tentare di ingannare il pubblico con la boxe, ma spostare il discorso sui sentimenti. Chi meglio di un pugile può raccontare la sofferenza, la sensazione di cadere e rialzarsi, dei pugni presi e restituiti" dice ancora De Leonardis.

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Per il grande pubblico, Giacomo Ferrara è Spadino, il personaggio della serie di Netflix, Suburra, che nel film si è allenato duramente per dare credibilità, non solo fisica, al pugile di Ghiaccio. "Era una sfida enorme, ma bellissima, per oltre due mesi di preparazione mi sono allenato con il due volte campione del mondo, Giovanni De Carolis, che in poco tempo doveva insegnarmi a boxare. E' stato un maestro ed un amico, ed una preparazione che in pochi ti permettono di fare al cinema in Italia"

Non ha avuto dubbi neanche Vinicio Marchioni, da sempre attento a scegliere con cura i personaggi che interpreta. "C'è stata una frase che mi ha convinto a fare il personaggio. Se vinci tu, vinciamo tutti, e poi c'è la bellissima metafora del ghiaccio, il senso di comunità dei personaggi di questa Roma anni Novanta, l'aiuto della federazione pugilistica, per acquisire la credibilità dei personaggi, l'odore del sudore, il male alle ossa, l'umanità dei pugili e la loro solitudine, perché come l'attore, il pugile si prepara da solo, va in scena da solo. Siamo arrivati sul set con la sicurezza di non essere degli ipocriti" considera l'attore romano "questo film mi ha cambiato la testa e a 46 anni non voglio più fare questo mestiere se non come l'ho fatto per questo film".

In Ghiaccio che uscirà al cinema per tre giorni evento il 7,8,9 febbraio e poi probabilmente andrà sulla piattaforma di Sky, Moro ha curato, ovviamente, anche la parte musicale, componendo anche la canzone Sei tu, che sarà proprio il brano sanremese del cantante. "Sono felice di non dormire più questo periodo, sto cercando di raccogliere tutto il lavoro che abbiamo fatto, sono molto energico e volenteroso. In Sei tu, c'è meno rabbia perché c'è più amore. L'amore tra i due personaggi, in cui ho messo tanto di me, posso dire di aver vissuto la stessa storia d'amore della mia vita, mi sono aperto fino in fondo senza paura di farmi leggere dentro dalla peronsa che amo, e che mi ha salvato da questi due anni in cui sono stato lontano dal palco" ammette con sincerità Moro che a proposito di Uomini soli, la cover che canterà all'Ariston dice: "la cantavo bene ai matrimoni. Speriamo che mi venga bene anche sul palco e agli occhi di Facchinetti, è un pezzo che ho metabolizzato bene nel tempo".

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