Elio Germano perde la testa per una modella: «Io, alla ricerca della felicità»

Elio Germano perde la testa per una modella: «Io, alla ricerca della felicità»
di Gloria Satta
3 Minuti di Lettura
Sabato 24 Ottobre 2015, 03:49 - Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre, 16:24

«Io non sono un attore, faccio l'attore e pertanto sono uno strumento nelle mani della storia scritta dall'autore: come un cameriere che serve i piatti cucinati da altri». E ancora: «Un attore non dovrebbe dichiarare mai nulla, a parlare dovrebbero essere i suoi personaggi». Elio Germano, antidivo per eccellenza, riceve l'ovazione della Festa di Roma come protagonista di Alaska, il nuovo film di Claudio Cupellini interpretato anche da Elena Radonicich. VERSATILITÀ

Talento febbrile, sensibilità estrema, una versatilità che lo rende credibile sia nei panni ottocenteschi di Giacomo Leopardi (nel film di Martone Il giovane favoloso) sia in quelli griffati dell'ambiguo pr di Suburra, attualmente nelle sale, il romano Elio, 35 anni, ha la fama di essere il miglior attore della sua generazione. Nel 2010 vinse il premio della migliore interpretazione a Cannes, oggi in Alaska recita anche in francese: ha il ruolo di un cameriere italiano che lavora a Parigi e perde la testa per un'aspirante modella (Astrid Berges-Frisbey).

In balia del destino e delle emozioni, il personaggio di Germano a volte perde il controllo.

Perché?

«Perché è un essere umano e non riesce a tenere a bada la propria parte emotiva. Alaska è un romanzo di formazione i cui protagonisti aspirano alla felicità, sono addirittura abbagliati da questa ricerca e imparano che i sentimenti possono essere scomodi».

È un tema attuale, secondo lei?

«Viviamo, o meglio veniamo allevati, in una società che considera la felicità un obiettivo da raggiungere a danno degli altri. Scavalcandoli, oppure temendoli».

Invece?

«La felicità sta nel dare e non nel ricevere, come il mio personaggio scopre sulla sua pelle. Ma intendiamoci, Alaska non è un film cerebrale, racconta un percorso emotivo e la storia prende alla pancia».

Che tecnica usa per incarnare personaggi sempre diversi?

«Sono contrario alla tecnica e non credo nel metodo. Un attore deve fare affidamento su se stesso. Il corpo è il suo strumento di lavoro. Ogni film è un mondo a sé e la mia unica preoccupazione è di creare dei personaggi vivi, carnali».

La vediamo sempre in ruoli drammatici o tormentati: ma una commedia non le piacerebbe?

«Ne ho interpretate, ma non sono andate bene al botteghino: L'ultima ruota del carro, N - io e Napoleone... Che ci posso fare, io ce la metto tutta. Ma non amo parlare di generi. Nel cinema, secondo me, c'è una sola distinzione: tra film sinceri e non. Io interpreto solo quelli sinceri».

Che differenza c'è fra essere attore e fare l'attore?

«Fare l'attore significa conoscere il mestiere senza ostentare il talento. Il massimo, per me, sarebbe sparire nei miei personaggi, con buona pace dei giornalisti che rimarrebbero a corto di interviste (ride, ndr)».

Continua a fare il rapper col suo gruppo, le Bestie Rare?

«Sì, facciamo musica per il piacere di farla, al di fuori dai condizionamenti del mercato. I nostri brani si scaricano sul web e siamo già al terzo disco: Per uscire premi Ixilon».

Ixilon?

«È un tasto che non esiste».