Dopo cent'anni Emma Carelli torna al Teatro dell'Opera nel film “La prima donna”

Martedì 15 Ottobre 2019 di Simona Antonucci
Licia Maglietta in La Prima donna

«La mia Margherita non è piaciuta? Le mie pose nel Mefistofele sono ripugnanti? Ah, è così? Margherita deve vivere la sua vita di folle e dannata, cantare con la bocca nella polvere. Queste donne devono ruggire. Il grido del terzo atto dell’Otello è un grido di rivolta, si deve sentire tutto lo sdegno di Desdemona, discendente dei Dogi, villanamente ingiuriata da un avventuriero che lei ha seguito per amore».
 

 

 A Emma Carelli, soprano e impresaria dei primi anni del Novecento, è dedicato il film La prima donna, di Tony Saccucci, applaudito ieri, 14 ottobre, al Teatro dell’Opera, come evento di pre-inaugurazione della Festa del Cinema. Una diva assoluta che sapeva come rispondere alla critica: «Sono fiera», ribatteva, facendo il verso alle sdolcinate colleghe, «che le mie interpretazioni di Tosca, Bohème, Desdemona appartengano più alla realtà che all’arte».

A rendere omaggio a questa diva e manager di cento anni fa, un parterre decisamente al femminile, dalla nuova soprintendente di Roma del Mibact Daniela Porro, al ministro per le pari opportunità Elena Bonetti, dall’onorevole Marianna Madia, alla direttrice di Rai Cultura Silvia Calandrelli, dalla preside del Centro sperimentale Caterina d’Amico alle attrici Francesca Reggiani, Lunetta Savino, fino a Laura Delli Colli presidente della Festa del Cinema (in sala anche il direttore Antonio Monda), che ha presentato il film con il regista e il sovrintendente Fuortes.

Lunghi applausi per questa signora della storia italiana e per Licia Maglietta, protagonista del racconto, che ha restituito al personaggio leggendario e dimenticato emozioni e riflessioni di urgente attualità. Carelli fu il primo soprano a innovare le eroine della lirica, la prima cantante a tener testa a Toscanini, la prima impresaria a dirigere il Teatro Costanzi, la prima ribelle a mettere alla porta i gerarchi, la prima innovatrice a far salire sul palco i Futuristi e Picasso: «Credo nell’eclettismo, bisogna intercettare le tendenze e i nuovi talenti», spiegava, «organizzeremo delle conferenze di introduzione agli spettacoli e aumenteremo le rappresentazioni per abbassare il costo dei biglietti».

La Prima donna, osannata e poi annientata. Nell’Italia che si avvia verso il regime autoritario, Emma vede la fine del suo teatro, del suo matrimonio con l’impresario Walter Mocchi, del suo ruolo da protagonista nel mondo dello spettacolo. Dopo aver trionfato in un mondo dominato da uomini, muore in modo cruento nel 1928, anno che registra il maggior numero di donne suicide nella storia del nostro Paese.

Il film, prodotto dall’Istituto Luce, in collaborazione con il Teatro dell’Opera, ripercorre gli anni delle Suffragette, delle avventurose e dorate tournée in Sudamerica e della distribuzione del pane, delle luci della ribalta e del buio della Guerra. Un lavoro prezioso negli archivi di Cinecittà e di Stato, documenti inediti e riprese originali nel teatro in piazza Gigli, che hanno permesso di riaccendere i riflettori sulla disparità di genere, di cento anni fa e di oggi. 

La Carelli, all’apice della sua carriera, venne ostacolata da Mascagni che ambiva al suo posto, dal marito che le spezzò il cuore, per finire vilipesa e allontanata da Mussolini. La scoperta di un documento del Ministero degli Interni, del 2 novembre 1925, offre la lettura definitiva: “Al Teatro Costanzi si è costretti a sentire la CARELLI vomitare i più turpi e volgari epiteti contro il fascismo, il governo e le più alte sue personalità. Tra le tante volgarità le più dolci sono che il Duce, Farinacci, Starace, Federzoni ecc sono ladri da strada maestra, assassini, banditi, magnacci... Non sarebbe ora far cessare questo sconcio?”.

È la condanna. Carelli morirà tre anni dopo. Un incidente mentre guidava la sua amata Lancia Lambda. Disgrazia? Suicidio? L’uscita di scena di una prima donna che non poteva essere prima.  
 

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