Diana Dell'Erba: «Il mio film “Registe” su Amazon regala voce alle donne nel cinema. Sempre poche»

Lunedì 20 Luglio 2020 di Leonardo Jattarelli
Maria De Medeiros nel film
Ciò che hanno potuto (in parte) nella recitazione, è stato negato in grossa misura, nella regia. Il cinema si è mostrato sempre avaro con le donne dietro la macchina da presa: un rapporto più che impari con la presenza maschile e non solo in Italia. E’ una lunga storia che riguarda ovviamente anche altri settori dello Spettacolo, tra i quali anche la musica, o il teatro. Anche in questi casi, grandi interpreti, voci sublimi ma a farla da padrone è sempre stato, in percentuale, il maschio. 

Diana Dell'Erba

Un film-reportage che arriva su Amazon Prime svela storie, personaggi e arricchisce di testimonianze questo fenomeno. La regista, Diana Dell’Erba, ha scelto non a caso un titolo secco, significativo, esplicativo senza tanti orpelli: Registe, prodotto e distribuito da L’AltroFilm e in dvd da Eaglepictures. «Stavo terminando l’Università e guardandomi intorno - racconta nelle note di regia Dell’Erba, 38 anni, attrice che debutta nel mondo del cinema nel 2004 in The Tulse Luper Suitcases, Part 2: Vaux to the Sea di Peter Greenaway -. Ho notato quante poche donne registe conoscessi. Da tempo studiavo recitazione, lavoravo nell’ambito del cinema e avevo a cuore la questione femminile… così, unendo tutto ciò, ho voluto addentrarmi in questo viaggio all’interno del mondo della regia femminile italiana. E’ stata un’esperienza unica. Il documentario, e più in generale il cinema, sono dei mezzi meravigliosi per lavorare su se stessi, per apprendere, crescere, ed esplorare mondi fino a quel momento sconosciuti».

Maria De Medeiros

Cosa ha voluto raccontare nel suo docu-film? 
«Registe dipinge il panorama della regia italiana firmata al femminile, per far sapere che, con forza e determinazione, molte più donne di quanto si pensi hanno scelto uno dei tanti mestieri erroneamente considerati maschili».
C’è una storia, un personaggio che fanno da fil rouge dell’intero lavoro
«Il filo conduttore è la storia commovente di Elvira Notari, interpretata da Maria De Madeiros, la prima donna italiana regista, nata nel 1875, che nel periodo fascista riesce a realizzare la propria attività girando più di cento lunghi e cortometraggi e fondando col marito una casa di produzione, la Film Dora».
Maria De Medeiros si muove in un ritagli di “fiction” e dà vita ad alcuni monologhi tratti, tra gli altri, da Pulp Fiction di Tarantino ed Henry & June di Kaufman. Attraverso la rappresentazione di aneddoti realmente accaduti, Elvira Notari e le voci dei personaggi che hanno vissuto al suo fianco ci condurranno a conoscere la figura di una straordinaria donna e regista affiancandola a tutte coloro che hanno seguito le sue orme. 
Ecco allora che Registe intervista, dà voce alle maggiori firme della regia cinematografica italiana che offrono la loro testimonianza artistica: Lina Wertmuller, Cecilia Mangini, Francesca Archibugi, Donatella Baglivo, Stefania Bonatelli, Ilaria Borrelli, Anne Riitta Ciccone, Giada Colagrande, Francesca Comencini, Antonietta De Lillo, Nina Di Majo, Wilma Labate, Donatella Maiorca, Alina Marazzi, Elisa Mereghetti, Anna Negri, Susanna Nicchiarelli, Paola Randi, Cinzia TH Torrini, Maria Sole Tognazzi, Roberta Torre. 

Sul set

«Registe vuole suggerire - sottolinea ancora Diana Dell’Erba - quanto sia dannoso cristallizzarsi in una propria concezione di se stessi e dei propri limiti individuali, considerando che la conseguente rassegnazione è proprio uno dei mezzi di quella parte negativa di se stessi che vuole difendersi contro il sacrificio che porta alla realizzazione. Trovata la via da percorrere, le proprie limitazioni e quelle del mondo che ci circonda non hanno più importanza. Stereotipi di genere, modelli di ruolo e pregiudizi devono essere trasformati e devono diventare lo stimolo per intraprendere un percorso di emancipazione che doni la libertà di scegliere il proprio modo di essere e di vivere». 
Si affronta, come detto, il fenomeno del divario tra uomini e donne nel settore 
«Parlando del mestiere di regista si parla più in generale dei ruoli di responsabilità, nei quali vi è ancora un eccessivo gap tra uomini e donne; ma si parla anche di cinema, e più in generale di media, sempre più presenti nella vita dei giovani, ma ancora troppo impregnati di stereotipi».

Wilma Labate

Cosa è cambiato nella regia al femminile da quando ha girato il suo film?
«Alcune cose sono migliorate. Non si parlava molto di questo argomento, diversamente da quanto accadeva in America, ad esempio. Mi sono accorta che in questi anni è sttao permesso a diverse donne di fare film per la tv ma dubito che siano cambiate le percentuali. Il MeToo in questo senso ha smosso parecchio la situazione».
Tra le testimonianze raccolte nel suo film, quale ricorda con maggiore affetto?
«Sicuramente il racconto di Cecilia Mangini, documentarista degli Anni ‘70. Per la sua perspicacia, la sua attenzione malgrado ora sia molto anziana. Una donna straordinaria, molto moderna, femminista nel senso più elevato del termine e con una grandissimo desiderio di mettersi in gioco. C’è una “pillola” che racconta sugli anni del fascismo, quando qualcosa iniziò a cambiare grazie alla alla parificazione ottenuta in ambito scolastico». 

Lina Wertmuller

E le difficoltà affrontate dalle donne registe?
«In tante hanno testimoniato di aver vissuto delle situazioni o dei rapporti non piacevoli. Wilma Labate porta l’esempio di una grande produttrice italiana che quando ha ricevuto la sua sceneggiatura, le ha risposto: “per questo film ci vuole un manico”. Da parte sua, la Ciccone dice anche che chi non fa parte di una famiglia storica del cinema deve lottare più degli altri ma allo stesso tempo Cristina Comencini smentisce: non è stato facile ugualmente per lei, pur portando un cognome così importante». 
E la storia di Diana Dell’Erba?
«Sono partita proprio da sensazioni personali. Ho percepito già nell’adolescenza come molte donne vivessero in qualche modo soffocate, messe da parte. Io devo dire di essere stata molto fortunata a trovare l’interesse della produzione dell’AltroFilm per il mio progetto. E’ piaciuto molto e ho ricevuto critiche positive anche da molte associazioni femminili». 
Ora a cosa sta lavorando?
«Sto cercando i fondi per un reportage sulla cimatica, una scienza che studia l’effetto del suono sull’uomo, anche sulla nostra salute. Le vibrazioni ci attraversano: e ci sono quelle che fanno bene e quelle che invece non ci portano benefici. Molti biologi stanno studiando da tempo il fenomeno».  © RIPRODUZIONE RISERVATA