Diego Abatantuono: «Credetemi, Babbo Natale sono proprio io»

Sabato 5 Dicembre 2020 di Gloria Satta
Diego Abatantuono con Fabio De Luigi nel film

In vista di questo Natale così diverso dagli altri, Diego Abatantuono è il Santa Claus che tutti vorremo incontrare: monumentale, rassicurante, disincantato. E benefico: nel film di Alessandro Genovesi 10 giorni con Babbo Natale (on demand su Prime Video), aggrazziata ed esilarante favola anti-covid targata Medusa e Colorado, dall’alto della sua barba bianca e della sua saggezza rimette insieme una famigliola che rischia di andare in pezzi. Si tratta dei Rovelli, già protagonisti della commedia spacca-botteghini 10 giorni senza mamma: papà Fabio De Luigi, mamma Valentina Lodovini e tre figli fra cui spicca la piccola, irresistibile Bianca Usai. Se nel primo film il padre ”workaholic”, dipendente dal lavoro, si trovava alle prese con i terribili pargoli mentre la moglie casalinga era in vacanza, questa volta i ruoli sono invertiti: lei lavora 15 ore al giorno e lui rimane a casa a fare il mammo. Ma esplodono le tensioni e, mentre la turbolenta famiglia viaggia in camper verso Stoccolma dove lei ha un importante colloquio di lavoro, avviene l’incontro inatteso con Babbo Natale che finisce per aggiungersi al gruppetto...
Come avviene l’incontro, Abatantuono?
«Vengo investito dal camper e dapprima i Rovelli mi scambiano per un vecchio un po’ mitomane e confuso perché sono vestito di rosso e affermo di essere Babbo Natale. Ma mi accolgono comunque a bordo».
Poi la mamma si confida con lei e alla fine rinuncia a lavorare a ritmi forsennati per stare di più con il marito e i figli.                                                                                                                                                                  Non è discriminatorio pensare che la felicità di una famiglia dipenda dalle rinunce della donna?
«Per carità. Il sessismo non c’entra nulla con il film. Un mio amico, che aveva ricevuto una favolosa offerta di lavoro in Brasile, ha rifiutato per non staccarsi dai suoi 4 ragazzi. Posso capirlo».
A 65 anni, lei è un magnifico patriarca con moglie, due figlie, un esercito di amici, due nipoti e il terzo in arrivo...
«Non vedo l’ora di essere nuovamente nonno...In famiglia abbiamo sempre festeggiato il Natale con delle enormi tavolate. La convivialità è il mio unico hobby. Rinunciare quest’anno sarà dura, ma le restrizioni anti-covid vanno rispettate».

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Come sta vivendo questo periodo?
«La seconda ondata del virus mi sta dando più apprensione rispetto alla prima, alcuni amici sono stati contagati e non vedo l’ora che finisca questo sciagurato 2020: l’unica cosa bella è stato il concepimento del mio nipotino che si chiamerà Michelangelo».
Che rapporto ha con Babbo Natale?
«Prima pensavo che il vecchione in rosso fosse Bud Spencer, poi ho scoperto che sono proprio io. Il regista ha visto giusto affidandomi il ruolo».
Che regali metterà nella sua bisaccia, questa volta?
«Porterò all’umanità la fine di quest’annata di pandemia, non se ne può più».
Soddisfatto della sua carriera?
«Più che soddisfatto. E pensare che ho fatto l’attore per caso...Se mi guardo indietro, vedo un bellissimo percorso artistico in cui ho potuto interpretare ruoli molto diversi. Sono passato dai personaggi da cabaret ai film drammatici».
Oggi cosa cerca, cosa si aspetta dal suo lavoro?
«Accetto soltanto i film in cui posso esprimermi al meglio. Nel 1988 girai in inglese la serie Il segreto del Sahara accanto a Ben Kinglsey, Michael York e Andy McDowell, ma non ho più voluto recitare in una lingua diversa dalla mia. E ho sempre rifiutato di interpretare le scene di sesso. Sono abituato costruire i miei personaggi, mettendoci dentro delle battute che mi appartengono».
La sua preferita  nel film "10 giorni con Babbo Natale"?
«Una di quelle che ho scritto proprio per il film: i bambini invecchiano se i genitori litigano».

 

Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre, 11:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA