"Climax", il nuovo film dello scandaloso Gaspar Noè

Sabato 8 Giugno 2019
Atterra come da un pianeta proibito in sala dal 13 giugno il nuovo film di Gaspar Noè, Climax, che
era stato presentato alla Quinzaine ds Realisateurs nel 2018 con lo charme del 50/o compleanno e l'aura protestataria che, nella ricorrenza del Maggio '68, si portava dietro la sezione indipendente promossa dai registi francesi.

Francese in verità Gaspar Noè non è, visto che è nato a Buenos Aires nel '63, ma tutta la sua carriera e il suo sulfureo successo sono stati garantiti dalla spinta dei Cahiers du Cinèma e dalla fedeltà del Festival di Cannes alle sue provocazioni, spesso accompagnate da una follia visionaria del linguaggio che hanno garantito, tra scandalo e provocazione, l'attenzione a pellicole come «Carne», «Irreversible», «Love».

Climax è a sua volta un vero «oggetto volante non identificato» su cui è stato tenuto il segreto fino all'ultimo.
Con attori sconosciuti e presi dalla strada, Gaspar Noè mette in scena una situazione tra dance music e follia giovanile che si pretende ambientata negli anni '90 da un fatto vero. Durante le prove di uno spettacolo di danza il gruppo dei ragazzi finisce, senza spiegazione apparente, sotto l'influsso di una dose di Lsd. Chi l'ha portata? Come mai tutti i ragazzi la hanno assunta? Il risultato è comunque devastante: dal divertimento si passa all'eccesso e all'estasi, da lì alla follia autodistruttiva il passo è breve.

Climax procede attraverso una serie di quadri viventi, quasi composizioni estetizzanti, che ritraggono il gruppo dei ragazzi nelle più diverse combinazioni, dal sesso alla violenza, dalla passione al disgusto. E intanto la cinepresa di Noè impazza, come suo costume, mixando immagini dal vivo a riprese amatoriali, frammenti di cinema e visioni oniriche in un crescendo selvaggio che alla fine non può lasciare indifferenti.

L'eccesso è la cifra stilistica di questo autore: o lo si accetta o lo si rifiuta nel suo barocchismo estetizzante in cui l'orrore diventa bellezza espressiva e la violenza delle immagini si sposa a una strana poesia quasi timida. È come se l'autore cercasse se stesso attraverso un traboccare di fantasie che corrispondono ad altrettanti incubi. Se però si cerca lo «scandalo» di Cannes 2018, questo è servito da Gaspar Noè su un piatto d'argento. Salvo che dopo oltre 90 minuti di eccessi si sopravvive alla prova con uno strano senso di sazietà e si rivede volentieri l'aria fresca della Costa azzurra, anche se bagnata dalla pioggia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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