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Blade Runner 2049, Harrison Ford: «Rick Deckard un replicante? Meglio non rispondere»

Blade Runner 2049, Harrison Ford: «Rick Deckard un replicante? Meglio non rispondere»
di Gloria Satta
4 Minuti di Lettura
Venerdì 6 Ottobre 2017, 09:21 - Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 14:28

Ma Rick Deckard-Harrison Ford è un uomo o un replicante? La domanda aleggia dal 1982, l'anno in cui Blade Runner, il capolavoro di Ridley Scott, deflagrava sugli schermi scrivendo una pagina indelebile della storia del cinema. Oggi, per avere la risposta, non resta che vedere il sequel Blade Runner 2049 diretto da Denis Villeneuve, interpretato da un Ryan Gosling più malinconico e romantico che mai, atteso in sala con Warner Bros da domani.
Un futuro distopico, l'umanità sull'orlo dell'apocalisse, un segreto che rischia di distruggere quel che resta del mondo, atmosfere potentissime, luci dorate e scenari innevati, colpi di scena a raffica. Di questo nuovo Blade Runner che rispetta l'originale ma brilla di luce propria, fa parte anche il ritorno di Deckard-Ford, il cacciatore di replicanti: è l'agente K-Gosling a scovarlo e a confrontarsi con lui anche in maniera violenta (memorabile la scazzottata tra gli ologrammi) in un susseguirsi di rivelazioni e sorprese. Ford, 75 anni, atletico, cipiglio carismatico, racconta la sua nuova sfida.

Ha provato un po' di apprensione nel riprendere il suo ruolo dopo ben 35 anni?
«No, non particolarmente. Sono preoccupato ogni volta che devo interpretare un nuovo film, perché spero sempre che le cose vadano per il meglio. E questa volta mi sono divertito proprio come mi sono divertito a ritrovare dopo tre decenni Han Solo, il protagonista di Star Wars. Per fortuna i vecchi abiti ancora mi entrano!».
 



Qual è stato il suo primo pensiero quando ha letto la sceneggiatura di Blade Runner 2049?
«Ho immediatamente pensato che contenesse un ottimo ruolo per Ryan Gosling. Ne ho parlato ai produttori e al regista, che a dire la verità già avevano pensato a lui. Sono felicissimo che Ryan sia nel film. È un attore strepitoso, molto profondo».
Parliamo del suo personaggio: da più di tre decenni ci si chiede se sia un essere umano o un androide.
«Sono arrivato alla conclusione che forse è più interessante non rispondere a questo interrogativo. Sebbene Ridley Scott fosse fermamente convinto che Deckard sia un replicante, io ho sempre pensato che il pubblico avrebbe preferito un personaggio umano per provare un coinvolgimento emotivo. E per questa ragione ho dovuto litigare... Ma ammetto di essere stato condizionato dal pregiudizio».
Cosa ha fatto il suo personaggio negli ultimi 30 anni?
«Ho azzardato molte supposizioni, ma nessuna troppo utile. Diciamo solo che se n'è stato nascosto e, da quando l'abbiamo lasciato nel primo film, ha dovuto affrontare eventi drammatici. Ha condotto una vita solitaria. E si è sentito moralmente obbligato a custodire i segreti di cui era in possesso. Perciò era ancora più importante che venisse ritrovato dall'agente K-Gosling».
Come spiega il successo di massa ottenuto dal primo Blade Runner?
«Il film è piaciuto perché era bellissimo. In più mostrava una tecnologia con cui non sapevamo ancora che avremmo avuto a che fare, e in tempi molto rapidi. È stato per molti versi profetico».
Quali sono i suoi ricordi più nitidi della lavorazione?
«Il ritorno a casa ogni mattina, alle prime luci dell'alba. Abbiamo passato 50 notti sotto la pioggia negli studios Warner Bros. È stata dura. Il tempo non passava mai, l'illuminazione del set era complicata, le attese erano interminabili».
Com'è il mondo di Blade Runner 2049?
«Leggermente peggiore delle 50 notti trascorse negli studios Warner Bros (ride, ndr). Quanto al nostro pianeta, da un punto di vista ambientale le cose con il passare del tempo non sono certo migliorate. Per non parlare dei problemi sociali... Il film traccia un ritratto amaro ma verosimile del prossimo futuro».
Qual è stata la più grande sfida, per lei?
«Non la vedo in termini di sfida. Sono stato felicissimo di essere nel film. Tutto era ben organizzato, bene eseguito, molto piacevole sul piano dei rapporti umani con le persone con cui ho lavorato».
Ci sono strumenti tecnologici di Blade Runner 2049 che vorrebbe usare, magari per migliorare la sua vita dal punto di vista fisico?
«Per fortuna sto messo ancora bene e non mi servono nuove parti del corpo. Verrà un giorno in cui avrò bisogno di un'anca nuova, o qualcosa del genere. Ma per ora mi tengo l'attrezzatura originale».
Cosa si augura per il futuro?
«Spero con tutto il cuore che Gosling continui a richiamare il pubblico per il bene di tutti noi. Che se ne stia dunque fuori dai guai, lontano dalla prigione, così potremo approfittare del suo attuale, enorme successo (ride fragorosamente, ndr)».
 

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