A Baku la prima edizione del festival del cinema italo-azerbaigiano

Sabato 26 Gennaio 2019 di Elena Panarella e Rossella Fabiani
È nato un nuovo festival del cinema. Con un film azerbaigiano e uno italiano si è aperta ieri sera a Baku la prima edizione del Festival internazionale del cinema Italia-Azerbaigian (Iaiff). Ad avere l’onore di aprire questo nuovo festival cinematografico, il filmVengo anch’io” di Corrado Nuzzo e Maria di Biase e “Red Garden” di Mirbala Salimli. Organizzata dal Ministero della cultura del paese azerbaigiano in collaborazione con la società United Cultures, la casa di produzione cinematografica, Imago Group e Sandro Teti Editore, la neonata kermesse cinematografica al suo debutto nella terra di Zoroastro vuole promuovere il passato e il presente della cinematografia italiana e azerbaigiana. Perché «se il cinema italiano del neorealismo è molto conosciuto in Azerbaigian, la produzione degli ultimi 25 anni è conosciuta assai poco», ha detto l’editore Sandro Teti. Non solo. In programma anche alcune produzioni francesi, tedesche e svedesi. Quindici i film in concorso, di cui cinque documentari, che fino al 30 gennaio si potranno vedere al Cinema Nizami e al Landmark Cineclub e che sono stati selezionati da una giuria di esperti azerbaigiani e italiani. I vincitori del festival riceveranno il Premio Zoroastro, una scultura creata appositamente dall’artista argentino Alejandro Marmo.

Presidente onorario, l’attore Remo Girone, mentre direttore del festival è lo sceneggiatore e regista Claudio Rossi Massimi. In giuria Victoria Zinny, Lucia Macale, Andrea Minuz, Fekhruz Shamiyev e Yusif Sheykhov. I film in concorso sono, oltre ai due di apertura, “Nabat” di Elchin Musaoglu, “Steppe Man” di Shamil Aliyev, “Pomegranate orchard” di Ilgar Najaf, “The Bra” di Veit Helmer, “Mousse” di John Hellberg, “L’assoluto presente” di Fabio Martina, “100 Milioni di bracciate” di Donatella Cervi e “Sconnessi” di Christian Marazziti. Tra i documentari, “Appennino” di Emiliano Dante, “Figlio di” di Filippo Maria Gori e Alberto Vannacci, “L’Orphelinat” di Matthieu Haag, “I want to fly” di Maria Ibrahimova e “Chovkan” di Rafig Guliyev. «Tra gli obiettivi di questa prima edizione, alzare il livello delle relazioni culturali tra Italia e Azerbaigian che devono intensificarsi, avvicinandosi al livello molto sviluppato delle relazioni economiche e politiche», ha sottolineato Sandro Teti. Ed è «l’inizio per un futuro festival internazionale del cinema che possa raccontare la cinematografia di tutto il mondo nella regione del Caucaso dove non esiste ancora», ha detto il direttore Claudio Rossi Massimi. Mentre Remo Girone si è detto fiducioso del fatto che «i rapporti tra Italia e Azerbaigian nel settore cinematografico non finiranno con questo festival, ma verranno ulteriormente incrementati». Iaiff si propone infatti di essere “un ponte” per avvicinare le due culture, senza però limitare le prospettive di quello che si propone come «un evento di respiro internazionale», motivo per cui sono stati inseriti già dall’edizione di quest’anno film di altri Paesi. Durante i giorni del festival, oltre alle proiezioni - due al giorno ad ingresso gratuito - sono previsti anche una serie di masterclass per gli studenti di cinema. Il festival è sostenuto dall’Ambasciata italiana a Baku con il supporto dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’Università di Roma “La Sapienza” e dell’Università di Cultura e Arti e quella di Lingue dell’Azerbaigian. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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