Alba Rohrwachwer: «E' un film da amare, non da giudicare»

Domenica 7 Settembre 2014 di Gloria Satta
Abito corto color crema a maniche lunghe, molto chic, Alba Rohrwacher ritira la Coppa Volpi e parla con un filo di voce, travolta dall’emozione. «Grazie alla Giuria, grazie a Saverio che è un grande regista, coraggioso e tenace. Questo film esiste solo perché l’ha voluto con tutte le forze e l’ha portato sulle spalle», sono state le prime parole pronunciate dall’attrice, 35 anni e una carriera “di culto”. Non ha un minuto di respiro, Alba. Stamattina salirà su un aereo per Toronto, dove Hungry Hearts è atteso, poi nei prossimi mesi usciranno i nuovi film che ha girato: Il racconto dei racconti di Garrone, L’ultimo vampiro di Bellocchio, Alaska di Cupellini, Vergine giurata di Bispuru. Storie, epoche e ruoli sempre diversi per l’attrice cresciuta nella fattoria del padre apicultore con la sorella regista Alice (che ieri la appluadiva commossa) e ora amata in tutto il mondo.



Cosa si aspetta da questo premio?

«Non so cosa aspettarmi, provo soltanto un’immensa emozione. Sono felice che sia stato doppiamente apprezzato il nostro piccolo film e spero ora che il pubblico lo ami come l’abbiamo amato noi».



Come pensa che verrà giudicato il suo personaggio della mamma vegana che porta alle denutrizione il figlio?

«Non è fatto per piacere, ma per suscitare un dibattito. E spero che il pubblico non si ponga in una prospettiva di giudizio, perché non ci sono i buoni e i cattivi. I nostri personaggi sono guardati con delicatezza e rispetto, e mai giudicati. Hungry Hearts è una grande storia d’amore».



E chi è in realtà Mina, la mamma che lei interpreta?

«Una donna che si confronta con la nascita del figlio spinta da un amore assoluto, totale. E, in buona fede, ha dei comportamenti sbagliati».



Il fatto di aver vinto la Coppa Volpi per un film del suo compagno Saverio Costanzo è un valore aggiunto?

«Lavorare con lui va oltre l’esperienza cinematografica. Hungry Hearts è stata un’avventura emozionante, allegra, vitale. Sono felice di condividere con Saverio la mia vittoria».



Questo premio veneziano avrà un’influenza sulla sua carriera?

«Non ho mai ragionato in termini di carriera, io vado avanti d’istinto. Scelgo più con il cuore che con la ragione».



Come si è trovata con Adam Driver?

«Benissimo. Adam si è buttato con grande entusiasmo insieme a noi in questa avventura. Abbiamo provato molto, poi la lavorazione si è svolta in un tempo ristretto, ma abbiamo trovato la sintonia. Ci sembrava di conoscerci da sempre».



Il film è contro i vegani?

«Ma no, non è contro nessuno. Propone una riflessione non necessariamente legata al cibo, ma più ampia. Parla dei rapporti tra madre e figlio. Mina, convinta di fare il bene del suo bambino, arriva a fargli del male».



Lei era una madre anche nel film di sua sorella Alice, “Le meraviglie”. Che tipo di mamma sarebbe nella realtà?

«Non ci ho mai pensato. Ma la maternità è un’esperienza così intima che non la condividerei con nessuno».



La sua carriera è costellata di personaggi disturbati, esaltati, fuori dagli schemi: una scelta o un caso?

«Una scelta e una fortuna. Alcuni li ho cercati, altri mi sono venuti incontro. E tra me e loro c’è uno scambio organico: alla fine di un film ho bisogno di molto tempo per razionalizzare cosa ho preso e cosa ho dato».



E’ davvero fragile come il suo aspetto suggerirebbe?

«Ho anch’io le mie fragilità, ma quando affronto una battaglia lotto fino alla fine, anche a costo di rimanere ferita. Sono una guerriera». Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 10:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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