1945, i sensi di colpa dell'Ungheria post bellica

Sabato 5 Maggio 2018 di Maurizio Cabona
Se c'è ancora pubblico per un film - in uno splendido bianco e nero - sulla cattiva coscienza dell'Ungheria, significa che essa ne ha ancora una buona che può permettersela, affinché passi anche il passato della seconda guerra perduta (su tre) tra 1914 e 1989. Ferenc Torok racconta in 1945 mattina e primo pomeriggio del 12 agosto di quell'anno in un paese di campagna. E' domenica e nel pomeriggio è previsto un matrimonio. Nessuno pare avere fame, come capita dopo le sconfitte militari, perché la campagna non è la città. Ma arriva il treno e dal treno scendono due ebrei non originari del paese. 

L'ANSIA
Ciò mette in ansia chi, dall'autunno precedente, quello dell'occupazione tedesca, si giova della deportazione di altri ebrei, occupandone abitazioni e negozi... La guerra in Ungheria è finita con l'inverno e con l'occupazione sovietica. Quella visita di due ebrei potrebbe preludere ad altri ritorni, con conseguenti restituzioni obbligatorie. Ciò viene raccontato con una perfetta ricostruzione d'ambiente: nulla di spettacolare, ma anche nulla di falso. Ogni attore si muove, parla (poco), è vestito come era in uso allora. I sentimenti comuni sono meschini, come quelli generali, sempre e ovunque. 

I due ebrei non parlano quasi, vanno al cimitero e ripartono. La loro dolorosa dignità suscita rimorsi e paure degli abitanti Nessun film esce a caso: questo rientra nella controversia politica sui risarcimenti per fatti di guerra. Ma 1945 serve bene la sua causa, perché un film chiaro, intenso e asciutto.


1945
Drammatico, Ungheria, 91'
Voto: 4/5 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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