Test sierologico per identificare anticorpi anti-Sars-Cov2

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Giovedì 28 Maggio 2020
Intervista a Francesco Spinazzola, medico infettivologo già dirigente presso l’INMI Spallanzani di Roma e consulente scientifico del Gruppo Lifebrain

Quando fare il test?
Può essere eseguito in qualsiasi momento della vita. Non è necessario essere malato.

Chi può farlo?
Chiunque a qualsiasi età.

Dove posso fare il test?
Nelle regioni che, ad oggi, hanno autorizzato l’esecuzione dei test sierologici per Covid-19 direttamente al paziente.

Come si esegue?

Con un semplice prelievo di sangue dal braccio. Il campione è sottoposto all’analisi per la ricerca degli anticorpi specifici per Coronavirus.

Cosa rilevano i test sierologici?
I test sierologici rilevano gli anticorpi che qualsiasi individuo produce in risposta a un'infezione (o anche una vaccinazione). In questo caso si tratta di ricercare quelli diretti verso le principali proteine del virus SARS-CoV-2, responsabile di Covid-19.

Cosa rappresentano gli anticorpi?
Sono proteine che stanno prevalentemente nel nostro sangue e ci difendono dalle malattie, specie da quelle infettive. Sono prodotte da speciali cellule, i linfociti, e insieme ad altre proteine riconoscono specificamente gli organismi estranei e li liquidano in collaborazione anche con cellule di vario tipo se sono efficaci, liberandoci dalle malattie.

Perché si distinguono anticorpi IgG e IgM?
Quando si contrae un virus, dopo alcuni giorni dal contagio, in genere dieci nel caso di questa malattia nuova, il corpo inizia a sviluppare anticorpi IgM (prima fase) e a seguire IgG. Con il passare del tempo le IgG salgono mentre scendono le IgM, con tempi variabili. Le IgG potrebbero potenzialmente sussistere per tutta la vita come memoria immunologica per difenderci da future infezioni.

Che tipo di informazioni ottengo dal test?
Se i test sia per IgG e IgM sono negativi l’interpretazione è che probabilmente non c’è stata occasione per un contagio e di fatto non c’è una malattia. Si può rinviare il paziente a un secondo prelievo, da effettuare in genere dopo venti-trenta giorni, per verificare la correttezza della prima risposta.

Se è positivo il test per IgG?
Se il test è IgG positivo, significa che il soggetto in esame ha avuto in un momento qualsiasi della sua vita (recente perché il virus è recente) un contatto con il Coronavirus. Questo “incontro” potrebbe anche essere avvenuto all’insaputa del soggetto stesso, perché la trasmissione della malattia si sarebbe manifestata in maniera molto blanda senza sintomatologia.

E le IgM?
In caso di test IgM negativo l’infezione non è escludibile per vari motivi. In caso di infezione da Covid-19 avvenuta pochi giorni prima il corpo ha bisogno di altri giorni, nel nostro caso almeno dieci, per produrre la sua prima risposta anticorpale. Pertanto, se il test dovesse essere eseguito poco dopo (troppo presto) l’asserito contagio potrebbe non rilevare gli anticorpi proprio per il fatto di non essere ancora prodotti. In questo caso si parla di falso negativo. Se non si ha la certezza di aver eseguito il test dopo questa fase interlocutoria, chiamata “fase finestra”, la soluzione più prudente è programmare un re-test ravvicinato. Ad esempio dopo 20/30 giorni.

Cosa fare in caso di risultato positivo al test IgM?
Premesso che l’esito del test va sottoposto al giudizio dello specialista infettivologo o virologo, ci sono delle informazioni che si possono sintetizzare, nonostante l’interpretazione clinica dei test sia una materia che viene aggiornata con una certa frequenza. Se una persona è positiva al test per IgM, può significare che ha avuto un contatto recente col SARS-CoV-2 e allora è il caso di sottoporsi al test considerato il “Gold Standard”, cioè a un tampone naso-faringeo. Il tampone poi lavorato in laboratorio con un’analisi molecolare riesce a identificare il virus. Il SARS-CoV-2 potrebbe non determinare una sintomatologia particolare, ma potrebbe eventualmente fare danni nei giorni seguenti. E allora è utile sapere qual è la situazione dei nostri anticorpi, perché questo accertamento determina l’intervento dei sanitari competenti per far rispettare l’isolamento, mettere al sicuro il paziente e in salvo il prossimo. E soprattutto può venire prescritta una profilassi per curare la malattia e far durare di meno la quarantena.

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