Fecondazione assistita, aumentate probabilità di successo: il commento del Prof. Greco

Prof. Ermanno Greco
A cura di PIEMME S.p.a - INFORMAZIONE PUBBLICITARIA
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Lunedì 27 Dicembre 2021, 00:05

L’analisi cromosomica degli embrioni  e test di recettività endometriale  possono  rilevarsi fondamentali

La scienza e la ricerca al servizio di coloro che desiderano divenire madri e padri: per molte coppie sterili la fecondazione in vitro può rappresentare un prezioso strumento per ottenere una gravidanza. Tale opportunità non si delinea solo come una possibile “svolta” sul piano personale e familiare, ma assume anche una notevole rilevanza socio-economica se si considera che il rapporto ISTAT,  anche quest'anno, ha  evidenziato come l’Italia si confermi un paese a fortissima denatalità.

Fa riflettere un dato in particolare: sul totale delle gravidanze registrate nel 2019 solo il 2% è dovuta a programmi di fecondazione assistita. A commentare il dato è il Prof. Ermanno Greco, specialista in Medicina della Riproduzione: «Rallentare o addirittura ostacolare tale procedura soprattutto nelle coppie in cui la donna ha più di 38/40  anni porterebbe ad un ulteriore decremento delle nascite. Sicuramente l’attuale pandemia da COVID -19 può spaventare le coppie, ma oggi i centri di medicina della riproduzione hanno adottato diverse strategie (scheda di triage,test antigeni rapidi e molecolari) in linea con quanto raccomandato dalle società scientifiche nazionali ed internazionali che rendono le procedure  di fecondazione in vitro sicure. Sono anche rassicuranti i dati sulla trasmissione verticale, ossia dalla madre al feto, della malattia dai quali si evince che tale possibilità è estremamente rara.Un documento scientifico è stato recentemente redatto dalle principali società scientifiche sulla sicurezza  della somministrazione del vaccino per il Covid-19 anche in gravidanza.La possibilità di vaccinazione infatti non deve essere destabilizzante perché il trasferimento degli embrioni può essere effettuato dopo due settimane dall’ultima dose, così come la stimolazione ormonale può essere intercalata tranquillamente tra la prima e la seconda dose».

Perchè è bene non “rimandare”

La diminuzione delle nascite è dovuta a diversi fattori: incidono fortemente l'aumento dell’infertilità di coppia, soprattutto da cause maschili, e l’aumento dell’età di concepimento della donna. «Molteplici studi internazionali -sottolinea il prof. Greco – hanno evidenziato che sia la fertilità naturale che il successo della fecondazione in vitro diminuiscono inesorabilmente con il progredire dell’età materna (dopo i 36/37 anni) a causa dell’aumento fisiologico delle anomalie cromosomiche degli ovociti e quindi degli embrioni che ne derivano; ciò si traduce in termini pratici o in un mancato impianto a livello uterino o in aborto. Anche in epoca Covid -19, dunque, in donne con età superiore ai 40 anni il trattamento di fecondazione in vitro non è  differibile e deve essere considerato alla stregua di  un trattamento in urgenza».

La diagnosi genetica pre-impianto

Molteplici studi internazionali evidenziano come non vi sia nessuna correlazione tra l’aspetto morfologico di un embrione e lo stato di salute genetico.Circa l’85% degli embrioni selezionati con criteri morfologici è destinato a non impiantarsi. La tecnica di diagnosi genetica preimpianto è quella tecnica che consente di analizzare l’assetto cromosomico dell’embrione. La diagnosi preimpianto viene effettuata a livello di blastocisti (embrioni in V giornata di sviluppo)  prelevando 5/10 cellule dal trofoectoderma ossia da quel tessuto che darà origine alla placenta che sono geneticamente identiche a quelle embrionarie.

Essa può essere utilizzata, come raccomandato dalla Società Europea della Riproduzione Umana, soprattutto in quelle coppie in cui il rischio di alterazioni cromosomiche è maggiore: coppie con età materna avanzata (maggiore di 36/37 anni), con falliti tentativi alle spalle, con abortività ripetuta o con grave infertilità maschile.

A questa tecnica di valutazione dell’embrione oggi si aggiungono anche il test di recettività endometriale in grado di valutare lo stato di recettività dell’endometrio, che è il tessuto nel quale l’embrione sano si deve impiantare, e scoprire l’anormale presenza di cellule dette NK (natural killer) che aggrediscono l’embrione impedendone l’impianto o causando l’aborto. Ai test di diagnosi molecolare endometriale si possono anche associare test di valutazione della flora microbica uterina (Endometriome), anch' essa fattore indispensabile per un corretto impianto embrionario.

Maggiori probabilità di successo

Molti studi scientifici internazionali evidenziano che a prescindere dall’età della donna il trasferimento di un'unica blastocisti sana consente di ottenere  elevatissime  possibilità di successo con una percentuale di aborto del solo 10% e con il rischio di gemellarità non superiore al 4%.Le percentuali di errore della tecnica è inferiore all’1% ed è consigliata soprattutto per quelle donne con elevata capacità di  di produrre ovociti, cosa che può essere preventivamente accertata con due esami specifici:il dosaggio ematico dell’ormone antimulleriano (AMH) e la conta ecografica dei follicoli antrali (AFC).

Il congelamento ovocitario mediante vitrificazione

Fra le tecniche più avanzate che possono aiutare le coppie sterili a realizzare il loro desiderio di avere un bambino, c'è la tecnica di vitrificazione ovocitaria che permette, se effettuata in centri specializzati, di ottenere elevate percentuali di sopravvivenza (85%) allo scongelamento. «Oggi questa tecnica ha diversi campi di applicazione – spiega ancora il prof. Greco-. A partire dal “social freezing”, metodica di conservazione dei propri ovociti quando non si ha ancora chiaro il proprio programma genitoriale. L’età ideale per congelare è prima dei 35 anni perché gli ovociti hanno minori alterazioni genetiche e quindi aumentano le possibilità di successo.In caso di età superiore, deve essere valutata correttamente la riserva ovarica. Altra applicazione della tecnica è data dall' “oncofreezing”, il congelamento dei propri ovociti prima di sottoporsi a terapie oncologiche che potrebbero portare inevitabilmente a perdita della propria fertilità. Infine la tecnica di vitrificazione può essere utilizzata per la fecondazione eterologa che in Italia avviene solo  con ovociti di banche estere certificate a livello internazionale. La possibilità di utilizzare ovociti congelati anziché freschi (con percentuali di successo che studi recenti dimostrano essere sovrapponibili) evita a chi si sottopone alla procedura di dover fare viaggi all'estero.

Prof. Ermanno Greco

Medicina della Riproduzione

Clinica Villa Mafalda

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