Tablet al posto dei libri, come sono cambiate le abitudini di lettura dei bambini

Tablet al posto dei libri, come sono cambiate le abitudini di lettura dei bambini
di Antonio Bonanata
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 2 Settembre 2015, 15:42 - Ultimo aggiornamento: 4 Settembre, 12:16

Quanto sono cambiate le abitudini di lettura di bambini e ragazzi dall’avvento dei tablet e di simili dispositivi d’ultima generazione? È la domanda centrale che si pone Stuart Dredge, del Guardian, interrogandosi sugli effetti benefici, se mai ve ne fossero, che la lettura di favole o il consumo di giochi su iPad possano produrre nei cosiddetti nativi digitali.

Per ritrovare un simile, drastico cambio nelle abitudini dei bambini di trascorrere il loro tempo libero, bisogna risalire nientemeno che all’avvento della tv: la magica “scatola parlante” davanti a cui genitori indaffarati e iperattivi piazzavano per ore i propri pargoli, sicuri che li avrebbero ritrovati così come li avevano lasciati, zitti e muti. E imbambolati.

Quattro anni fa, nota Dredge, appena il 7 per cento dei bambini tra i 5 e i 15 anni nel Regno Unito aveva accesso a un tablet. Il dato dello scorso anno? Tenetevi forte: 71 per cento. Ma c’è di più: il 34 per cento di coloro che appartengono a questo range d’età, oltre a usare il device, ne è anche possessore, così come l’11 per cento di chi ha 3-4 anni. La questione che suscita maggiori preoccupazioni (tra esperti e non) si può riassumere in una semplice domanda: i tablet, con tutte le app, i giochi e i video cui si può accedere, non staranno distogliendo troppi bimbi e adolescenti da passatempi più tradizionali e sani, in primis la lettura? E se coloro che si scagliano contro i dispositivi tecnologici, per cui rischiamo di allevare un esercito di piccoli ignoranti, avessero ragione?

Dal lancio del primo iPad Apple nel 2010, le abitudini di lettura dei bambini sono notevolmente cambiate e di sicuro vanno connesse a un parallelo calo (se non vero e proprio crollo) della lettura tradizionale, quella su libro. Le cifre di cui disponiamo sono contrastanti: circa due quinti dei bambini inglesi legge ogni giorno; quasi il 40 per cento dei bimbi tra i cinque e i sette anni, e il 39 per cento di quelli tra gli otto e gli undici, legge riviste, fumetti e libri quasi ogni giorno: lo certifica il report “Children and Parents: Media use and attitudes” del 2014. In una diversa indagine viene evidenziato un altro dato positivo: il 41 per cento dei bambini nella fascia 8-18 anni legge abitualmente ogni giorno al di fuori dell’orario scolastico (nel 2010, la stessa percentuale era sotto il 30 per cento).

Il Kids and Family reading report, che invece monitora le abitudini di lettura dei piccoli statunitensi, offre un dato in controtendenza: il tasso di bambini compresi tra i 6 e i 17 anni che usa leggere libri per svago 5-7 giorni a settimana è progressivamente sceso dal 37 per cento del 2010 al 34 nel 2012, fino ad attestarsi al 31 per cento nel 2014.

Ma allora, cosa dire di tutti quei dispositivi, tra cui gli e-book, e delle app che stimolano alla lettura come attività ricreativa, ma attraverso un cambio nelle modalità di fruizione? Vi sono studi, per quanto ancora insufficienti, che dimostrano come la lettura digitale sia positiva per ragazzi problematici, perché cresciuti in contesti sociali difficili, o per bambini affetti da dislessia. Sono ricerche basate su piccoli campioni, che necessitano di ulteriori approfondimenti.

«Abbiamo bisogno di indagini più recenti, fatte su più larga scala e su gruppi d’analisi più giovani – spiega Irene Picton, project manager presso il National Literacy Trust – Siamo desiderosi, ad esempio, di vedere come la tecnologia potrebbe essere usata per convincere i genitori più scettici a condividere libri e storie con i rispettivi figli. Un’app ben fatta o un sito potrebbero essere di grande aiuto in tale situazione».

David Kleeman, vice presidente di Dubit, sottolinea: «Quasi tutto sull’e-reading è a un livello preliminare e su piccola scala. È difficile dire cosa sia oggi la lettura: non si contano tutti i contenuti che i ragazzini si trovano a leggere per caso su app e videogames. Il tempo trascorso sullo schermo non è più un riferimento fattibile dato che i bambini fanno così tante cose sugli schermi, molte delle quali richiedono un’attività di lettura e comprensione».

Si legge, in sostanza, anche quando non si hanno e-book o app di lettura sul proprio tablet. Leggere per il gusto di leggere, quindi? Siamo sicuri che è questo quello che desideriamo per la formazione dei nostri bambini?