Alla riscoperta del galateo, ecco le "regole" che aiutano a vivere meglio

Giovedì 29 Marzo 2018 di Flaminia Bussotti
Se, già in passato, l'educazione era un'arte per pochi, oggi, nell'era dei social, del digitale e dell'ego, sembra in estinzione. A tessere le lodi di questa antica virtù come indispensabile collante sociale, è un pamphlet fresco di stampa in Germania dell'italo tedesco Enrico Brissa, un alto funzionario che è stato capo del protocollo di due presidenti, Christian Wulff e Joachim Gauck, e ora è capo del protocollo e consigliere diplomatico del presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble. Uno insomma che di cerimoniale se ne intende. Titolo: Auf dem Parkett Kleines Handbuch des weltläufigen Benehmens, traducibile come In società - Piccolo manuale delle buone maniere. Il volume (272 pagine, 18 euro) è uscito presso Siedler Verlag e va a ruba. In poche settimane è alla terza edizione. Lo stesso Brissa, un gentleman formato 2.0, è sorpreso del successo.
L'intento, spiega in un'intervista in italiano (è nato nel 1971 a Heidelberg da padre di buona famiglia piemontese e madre tedesca), è di aiutare a riappropriarsi di alcune regole base non per smania di etichetta ma perché ciò ci aiuta a vivere meglio nel mondo digitalizzato dove il feedback sociale diminuisce e la solitudine aumenta. «La forma è sostanza, l'arte di esprimere il contenuto, ricerca di armonia fra parola, azione e gesto». «Gentilezza, rispetto, riservatezza» sono le regole più importanti. Ignorare le regole significa sbarrarsi la strada. Tante porte si chiudono per ragioni apparentemente inspiegabili, ma invece evidenti se si penetra il codice invisibile ma secolare del vivere civile.

L'APPLICAZIONE
Eccone quindi alcune la cui applicazione può variare a seconda del contesto e comunque non è vincolante ma solo questione di stile. La disdetta a un invito è un atto dovuto ma importanti sono i tempi di avviso, il modo, la forma e se la motivazione sia sufficiente: il no-show così diffuso oggi è inaccettabile. Le presentazioni vanno fatte bene e sono la premessa di una piacevole conversazione e del successo della serata. D'obbligo i ringraziamenti se già Cicerone considerava la gratitudine la madre di tutte le virtù. I regali sono la premessa, o il pregiudizio, di una relazione sociale: devono soddisfare chi li riceve e ciò farà felice anche il donatore: un regalo sbagliato può rovinare l'impressione positiva di una persona: il riciclo è bandito, così come autoinvitarsi, biascicare la gomma, pulirsi il naso a tavola (casomai con discrezione).
Il libro è un prontuario, voce per voce, di come comportarsi in svariate circostanze. Una parte è strettamente protocollare, un'altra per tutti: le presentazioni, la precedenza, il baciamano, il congedo, i fiori, i balli, la puntualità. Tasto delicato le signore: in genere l'uomo apre la porta, aiuta col cappotto, offre il braccio e paga il conto: ma se in tempi di emancipazione tali premure non fossero gradite, deve astenersi. Tatto e sensibilità sono ingredienti essenziali delle buone maniere. Il dress code: qui il rischio di equivoci è alto e Brissa ne sa qualcosa. Una volta, avendo come di prassi indicato su un invito abito corto per le signore, si attirò l'ira delle femministe che vi lessero una esortazione a vestirsi sexy, ignorando che è un modo di dire per non presentarsi in lungo. A volte comunque è prova di eleganza e nonchalance sovvertire le regole: sprezzatura, in italiano, è il termine che si usa. Se ai tempi del Kaiser c'erano 62 gradini della scala sociale, oggi per fortuna non più, ma barriere non scritte esistono in tutte le strutture sociali: chiese, università, aziende, associazioni, famiglie.

LA TAVOLA
Mangiare assieme è un rito, e l'apice del protocollo. Non sempre arriva l'invito a pranzi con schiere di bicchieri e posate da far rabbrividire, ma sapere come ci si siede e si mangia a tavola è utile per non sentirsi a disagio. I bicchieri vanno in fila a destra a cominciare da quello che si usa per primo (in genere il vino). Il tovagliolo a sinistra. Si posa poi sul grembo e alla fine si lascia piegato in tre parti a sinistra. Viene usato per nettarsi le labbra, non per strofinarsele e tanto meno per pulirsi il naso. Altro aspetto spinoso è se darsi del tu: farlo è un segno di confidenza ma se poi le cose vanno male? Meglio rifletterci. L'incarico di Brissa lo obbliga alla discrezione per cui i retroscena sono pochi. Ma qualche famoso faux pas, già noto alle cronache, non manca. Come quando G. W. Bush, ricordando nel 2007 la visita di Elisabetta II per i 200 anni della rivoluzione americana, si sbagliò e la datò 1776 anziché 1976 e per correggersi fece peggio: «Mi guardò come solo una madre può fare con un figlio». Al che tempo dopo, all'ambasciata britannica a Washington, la regina replicò così: «Mi domando se devo aprire il brindisi dicendo quando ero qui nel 1776». Altro episodio riguarda Schröder quando regalò a Clinton, in pieno affaire Lewinsky, dei sigari cubani. Gaffe tripla perché a parte la dubbia associazione con lo scandalo, i sigari rientravano nell'embargo Usa, e sarebbero stati per giunta anche un regalo riciclato: errore capitale per il galateo.
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