Psicologia del flirt: solo nel 28% dei casi si capisce se qualcuno ci sta provando davvero

Psicologia del flirt: solo nel 28% dei casi si capisce se qualcuno ci sta provando davvero
di Antonio Bonanata
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Lunedì 16 Maggio 2016, 16:04 - Ultimo aggiornamento: 17 Maggio, 14:50
“Ma se mi ha guardato così, vuol dire che ci stava provando? E il modo in cui ha sorriso, allora? Da come gesticolava si vedeva che era nervoso...”

Sarà capitato a tutti, almeno una volta, di farsi certe domande, perdendosi dietro a ipotesi strampalate o cervellotiche considerazioni sulla “psicologia del flirt perfetto”. Uno sguardo incrociato per strada, due battute scambiate in un bar, un gesto sospetto al supermercato: le occasioni che la vita ci offre per provarci con qualcuno abbondano. Ma una premessa, che potrà suonare anche superflua, è d’obbligo: non stiamo parlando di una scienza esatta, il flirt perfetto non esiste. Ma capire se qualcuno (o qualcuna) ci sta mandando segnali inequivocabili, che vanno in una precisa direzione, non è mai stato facile. Anzi: il rischio di creare degli equivoci è altissimo.
Ora un recente studio, illustrato dal professor Gary W. Lewandowski, che insegna presso il Dipartimento di Psicologia della Monmouth University, cerca di fornire il suo piccolo contributo, ricordando, ad esempio, che solo nel 28 per cento dei casi il flirt viene correttamente individuato. E nei restanti, allora? Prima di tutto va considerato che gli uomini e le donne non valutano allo stesso modo un medesimo comportamento: i primi, “cacciatori” per indole, sono portati a leggere determinati gesti come più civettuoli, seducenti, ammiccanti, come se da certe interpretazioni derivasse una sorta di semaforo verde al corteggiamento. Che poi si tratti di un atteggiamento innocente o di un’errata interpretazione dei segnali, è altro discorso; gli uomini non vanno per il sottile e ci metteranno un po’ di più per capire se la donna che hanno di fronte stia realmente flirtando con loro o voglia solo essere amichevole e simpatica.

La maggior parte di ciò che accade quando due persone si corteggiano è volutamente impercettibile e difficile da decodificare: un comportamento che si definirebbe strategico, anche se metterlo in pratica può risultare a prima vista controproducente. Spesso, infatti, chi prova a conquistare qualcuno non sa se dall’altra parte l’interesse verrà ricambiato. Nascondendo le proprie intenzioni in un “flirt ambiguo” si può quindi tastare il terreno e vedere l’effetto che fa. Lo studio di cui parla il professor Lewandowski ha utilizzato più di cento partecipanti eterosessuali, a cui è stato chiesto di conversare in coppia con partner sconosciuti. Quando i ricercatori hanno domandato a ciascuno se avesse provato a corteggiare l’altro, e se avesse notato che anche il compagno di conversazione ci stesse provando, solo il 28 per cento dei volontari ha risposto correttamente. In un esperimento successivo, osservatori esterni delle interazioni sono stati ancor meno accurati, suggerendo che la loro estraneità al flirt non faccia altro che confondere le acque.

Come individuare, quindi, un vero corteggiamento da un semplice feeling tra sconosciuti? Gli autori della ricerca, per determinare cosa fanno due persone che provano interesse reciproco, hanno filmato per dieci minuti l’incontro di due sconosciuti di sesso opposto, riscontrando che la quantità di risate non è di per sé indice di attrazione. Tuttavia, è indubbio che i maschi intenzionati a flirtare emanino segnali di dominanza (sporgendosi in avanti, occupando spazio), mentre le donne ricorrano al linguaggio del corpo (sedendosi in un certo modo o assumendo posture che esaltino le forme fisiche). Un altro dato importante suggerisce che i segnali iniziali emanati nell’interazione uomo-donna non abbiano valore di per sè: sono quelli successivi a fare la differenza. Le donne, infatti, sia che manifestino interesse per il partner sia che non lo provino, possono sorridere allo stesso modo; se, invece, in un momento successivo, inclinano la testa, gesticolano o sorridono in modo suggestivo, allora le cose cambiano.

Gli uomini più interessati tendono, comunque, a parlare di più. I segnali non verbali da parte delle donne (come annuire con la testa) fungono da indicatori per incoraggiarli a proseguire nel corteggiamento: essi, infatti, hanno bisogno di questi “avvisi”, dato che la ricerca ha evidenziato che il gentil sesso è portato a reagire negativamente se l’uomo parla troppo. Un flirt diretto è, comunque, di gran lunga preferito ad ambigue sottigliezze.
Riuscire a capire se qualcuno sta davvero flirtando è, insomma, una vera sfida. Quello che conta, suggerisce il professor Lewandowski, è farlo bene.
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