Cicciolina scrive a Obama: «Cancelli il bando a mio carico e mi faccia tornare negli Usa»

Mercoledì 13 Aprile 2016 di Giacomo Perra
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Ilona Staller fotografata da Chi

Caro Obama, ti scrivo. A prendere carta e penna e a inviare una bella lettera all’inquilino della Casa Bianca è l’ex regina dell’hard Ilona Staller. Il motivo? Nulla di piccante o di licenzioso, solo una sofferta richiesta di aiuto: bandita ormai da anni dal suolo americano, su cui non può più mettere piede, pena l’arresto, la Cicciolina nazionale ha chiesto al prode Barack la fine dell’ostracismo e la revoca dell’editto a suo carico.
 


“Gentilissimo Signor Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama - si legge nelle prime righe del testo -.  Sono a scriverle per invitarLa a prendere in considerazione la mia domanda di grazia per i fatti che mi sono stati attribuiti erroneamente contro l’immagine degli Stati Uniti d’America, sottolineando soprattutto il mio amore e rispetto nei confronti degli Stati Uniti e di tutto il popolo americano”.
 
Trasmessa al settimanale Chi, che l’ha pubblicata nel suo ultimo numero, la missiva continua con la ricostruzione nel dettaglio da parte della Staller, sessantaquattro anni compiuti lo scorso novembre, della vicenda che le valse il boicottaggio di Washington: “Nel lontano 1981, durante una manifestazione di ciclismo, “La sei giorni di Milano”, venne bruciata davanti a 24mila persone una bandiera scenografica molto simile, purtroppo, alla bandiera americana. Quella provocazione, andata in scena durante un mio spettacolo, venne scambiata per una proclamazione d’odio nei confronti degli Stati Uniti d’America, mentre in realtà era una protesta contro le Brigate Rosse, un modo per condannare il terrorismo”.
 
Nel corso di quello stesso show, Cicciolina venne così arrestata “con l’accusa di aver offeso la bandiera di uno stato estero”. Al fermo di polizia, seguì poi un processo per direttissima conclusosi con l’assoluzione, un’assoluzione che comunque non evitò all’attrice ungherese di finire nella lista nera degli Stati Uniti. “Mi rivolgo a lei, signor Presidente degli Stati Uniti d’America, - conclude perciò la Staller - per chiedere il Suo aiuto, la Sua clemenza, la Sua attenzione e la Sua paterna comprensione affinché mi venga concessa la grazia di ottenere, dopo tanti anni, un visto di ingresso nel suo Paese, cancellando tutto ciò che finora me l’ha impedito”.

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