Valentina Barbieri, l'imitatrice social di Chiara Ferragni (e non solo): «Tanti pregiudizi verso noi comiche donne»

Valentina Barbieri, l'imitatrice social di Chiara Ferragni e Diletta Leotta: «Tanti pregiudizi verso noi comiche donne»
di Alessio Esposito
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La comicità è donna, soprattutto sui social. Lo sa bene Valentina Barbieri, studentessa classe '95, che grazie alle sue irresistibili imitazioni su TikTok e Instagram ha raggiunto quota 290mila follower. Da Chiara Ferragni a Diletta Leotta, passando per Sabrina Ferilli e Benedetta Rossi: i personaggi di Valentina sono praticamente illimitati, a testimonianza di uno speciale talento che le permette di arrivare a tutti. Nel suo presente c'è l'università (è iscritta a ingegneria delle telecomunicazioni), ma la recitazione e lo spettacolo sono molto più che un semplice sogno. Una ragazza qualunque, che grazie al potere dei social si trova oggi a fronteggiare una popolarità quasi inattesa, con tutto ciò che comporta, nel bene e nel male.

Ciao Valentina, quando hai capito di avere talento nel far ridere le persone?

«Diciamo che non c'è mai stato un momento preciso, o almeno non ci ho mai pensato. Registro i miei video perché adoro condividere con gli altri la mia vena creativa, come se dovessi farmi due risate con degli amici, ma a distanza. L'unica cosa che ho capito è che un mio contenuto "funziona" quando, mentre giro il video, rido a crepapelle».

Come è stato per te ottenere tanta popolarità?

«Per me è un onore. Sapere che ci siano delle persone che dedicano anche solo 15 secondi della loro giornata per vedere un mio video, mi ripaga di tutti gli sforzi fatti quotidianamente. Quando poi so di aver strappato un sorriso, lì sento di aver fatto qualcosa di speciale. Le persone che mi seguono sono la mia famiglia allargata, non semplicemente dei follower, per questo spendo volentieri due parole con ognuno di loro, per ringraziarli di tutto l'affetto che ogni giorno mi regalano».

Ti capita mai di ricevere critiche o commenti negativi? Come reagisci quando accade?

«Mi è capitato ultimamente, quando ho iniziato ad ottenere maggiore visibilità. Inizialmente mi hanno fatto molto male, perché - come dico sempre - ci tengo al parere di ogni singola persona. Con il tempo ho imparato ad accettare le critiche, anche se non condivido i modi. Io, per principio, non andrei mai a commentare una foto o un video altrui scrivendo "non mi piaci" o "sei pessimo/a", perché non sai mai come possa reagire l'altra persona e, a prescindere, se un contenuto non mi piace, non attacco chi lo ha creato, al massimo non lo guardo. Diciamo quindi che ho imparato a bypassare i commenti negativi, mentre parlo volentieri con chi fa delle critiche costruttive, perché penso possano aiutarmi a migliorare. D'altronde offro qualcosa agli altri, ci tengo alla qualità, anche se so che non posso piacere a tutti».

Qual è il tuo personaggio preferito tra quelli che metti in scena?

«Bella domanda. Amo ogni personaggio che interpreto, perché ognuno ha le sue peculiarità, ma se dovessi scegliere almeno due dei miei preferiti sicuramente Chiara Ferragni e Benedetta Rossi. La prima perché è il mio cavallo di battaglia, la seconda perchè è il primo personaggio che ho creato e perché piace molto anche ai miei amici virtuali».

Come ti prepari nello studio del personaggio?

«Ti ringrazio per la domanda, ci tengo molto a rispondere, perchè penso sia una delle parti che più mi diverte. Diciamo che per quasi tutti i personaggi che interpreto adotto la stessa tecnica: provo inizialmente ad ascoltare la voce della persona che voglio imitare, provo a capire quali sono le particolarità della sua voce, cerco di carpire la provenienza e quindi il dialetto (se questo non parla in dizione), guardo come si muove, sto attenta ai minimi dettagli; poi, se non conosco bene il suo dialetto, provo a cercare materiale che mi possa aiutare almeno a impostarne la cadenza e poi faccio delle prove registrando la mia voce, cercando di renderla quanto più simile al personaggio. Continuo facendo prove su prove modulando la mia voce, finché non sono soddisfatta». 

Ma qual è il segreto per creare un contenuto di successo?

«Qui mi riallaccio alla prima domanda: se un contenuto fa tanto divertire me, so che potrà piacere anche a qualcun altro. È tutta una questione di empatia». 

A chi ti ispiri?

«La mia più grande ispirazione è Jim Carrey. Da piccola venivo totalmente rapita dai suoi film, che vedevo in compagnia di mio padre. Mi ricordo che quando finivamo di guardare un suo film, riavvolgevamo il nastro per rivederci gli sketch che ci divertivano di più ed insieme provavamo a rifarli. Altre mie grandi ispiratrici sono senza ombra di dubbio due comiche italiane: Virginia Raffaele e Paola Cortellesi. Mi ricordo che quando ero più piccola rimanevo totalmente incantata dalla loro bravura. Per me sono un grande punto di riferimento, la loro comicità è geniale, artigianale e non artefatta».

Com'è essere una comica per una donna in Italia?

«Inizialmente devo dire che non è stato semplice ottenere una credibilità come comica perchè c'erano troppi pregiudizi. Mi veniva sempre detto che ero troppo carina per fare la comica e che per essere comica bisognava essere in carne o avere dei difetti evidenti, altrimenti tutti avrebbero apprezzato la bellezza e non altro. Questo per me è assurdo. Una donna deve sentirsi libera di essere la migliore espressione di sé stessa, anzi è proprio lì che la bellezza risalta. La bellezza non è sinonimo di apparenza e tutte le donne sono belle nelle loro particolarità, non esistono difetti. I difetti siamo noi a crearli nel momento in cui chiamiamo una caratteristica "difetto". Fortunatamente non mi sono mai lasciata trasportare da chi mi diceva queste cose. Ho sempre preferito sentirmi libera di esprimermi ed infatti qualcosa di bello è successo».

La social comedy al femminile è diversa da quella al maschile?

«Secondo me sì, ma sempre per colpa dei pregiudizi. Spesso mi capita di vedere ragazzi che scherzano molto più facilmente su argomenti tabù di una ragazza, per colpa degli stereotipi. Sono sincera, non amo molto la comicità "volgare", amo invece la comicità intelligente, ma se una donna volesse parlare di argomenti tabù e farsi due risate sopra, secondo me dovrebbe sentirsi libera di poterlo fare, senza essere attaccata perchè, appunto, è una donna».

(Articolo realizzato con la collaborazione di Valentina Panetta)

Mercoledì 5 Maggio 2021, 10:44 - Ultimo aggiornamento: 18:58
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