Lo youtuber Giacomo Hawkman: «In amore vinci se cancelli le chat»

Domenica 13 Ottobre 2019 di Nicolas Lozito
Inizia con questa intervista la serie "Quelli del web", curata da Nicolas Lozito e dedicata a chi si è costruito una nuova professione grazie alla rete. La serie apparirà ogni domenica sulle pagine de Il Messaggero cartaceo e sul sito internet.

«In Italia lo youtuber, ovvero la persona che crea video e li pubblica sulla piattaforma Youtube, è visto sempre con sufficienza, come fossimo tutti ragazzini con la telecamera nella loro stanzetta. Ma non è così». Giacomo Hawkman, genovese classe 1988, comincia a trasmettere in rete solo ai tempi dell’università come hobby. Nel frattempo macina due lauree, in Economia e in Comunicazione, e inizia a lavorare nella importante ditta di famiglia in Liguria, che produce robot per la grande industria. Ora invece ha mezzo milione di iscritti sul suo canale Youtube, altrettanti mi piace su Facebook e 300 mila follower su Instagram.

Cosa è cambiato?
Alle superiori, e anche dopo, i video che giravo facevano ridere solo me. Così ho iniziato a realizzare candid camera, e poi a chiedere alla persone di scambiarsi il cellulare, in cerca di segreti. D’improvviso le visualizzazioni sono schizzate».

Scambiare cellulari come nel film “Perfetti sconosciuti”?
«Esatto. Era uscito nel 2016, e a me è venuta l’idea di testare quel gioco sulla gente, portarlo nella realtà e vedere cosa poteva succedere: scoprire tradimenti, litigi sulla privacy, e cose così».

Ma esattamente quindi cosa fai? Cioè, se tu dovessi spiegarlo alla nonna, cosa le diresti?
«Intanto: “Nonna, per favore, non picchiarmi”. Poi con calma le direi che vado in giro per le città italiane con un cameraman e un microfono a testare la fedeltà delle coppie. Intervistandoli chiedo di controllare messaggi e chat del partner per scoprire eventuali tradimenti o bugie».

Il primo video si intitolava “Distruggere le coppie”. Sei un cupido al contrario?
«Non voglio separare gli innamorati, sia chiaro. Ci sono passato anch’io, sia traditore sia tradito, so che se si tradisce allora non è vero amore. Quindi sì, sono un maestro Yoda delle corna, ma al massimo accelero la fine di una relazione già destinata a separarsi».





Ma perché le persone sono così disposte a tirare fuori il telefono, se poi c’è sempre qualcosa che nascondono?
«Nei video includo una decina di coppie, ma i tentativi di intervista possono essere anche sessanta. Di solito dico che sto facendo un sondaggio su questioni tecnologiche, così chiedo “che cellulare usate?”, e così scatta la trappola».

Certi video sono molto umilianti, per il partner che viene scoperto. Perché scelgono di apparire comunque?
«Spesso mi danno il permesso, forse per un breve momento di celebrità. Altre volte devo camuffare i volti, altre ancora devo cancellare la ripresa. La privacy è molto importante».

E perché, invece, i video fanno così tante visualizzazioni? Come te lo spieghi?
«C’è una curiosità morbosa. Quando una coppia litiga per strada ci fermiamo sempre, succede la stessa cosa online. Proviamo superiorità, ma temiamo che potrebbe capitarci. C’è poi chi osserva per prendere spunto, perché magari si fida poco del partner».

Hai scritto anche un libro: Finche social non ci separi (Rizzoli, 224pp, 15,9€), dove dai dritte sugli amori digitali. Qualche trucco per salvaguardare la privacy?
«In amore, cancellate tutto: non archiviate le chat su WhatsApp, ma proprio eliminatele».

E se invece qualcuno volesse scoprire qualche segreto del proprio partner?
«Controllare nella cartella delle foto eliminate, rimangono per un mese».

Hai notato differenze nelle reazioni di maschi e femmine?
«Sembrerà uno stereotipo: l’uomo beccato continua a negare sempre, mentre la donna tende a rigirare il problema verso il partner».
 


Hai fatto video con i single, con madri e figlie, all’estero. Ormai ti riconoscono: c’è chi ti odia?
«Il problema degli hater è reale: ho fatto anche dei video per dimostrare che è pieno di leoni da tastiera, poi codardi dal vivo. Io li affronto con semplicità e gentilezza, spesso prendono più paura così, e chiedono scusa».

Sei un influencer?
«Di lavoro non faccio l’influencer. È una conseguenza. Perché la visibilità dura fintanto che si crea qualcosa di nuovo ed efficace».

È un lavoro che paga quindi? Quanto?
«Su Youtube, per ogni mille visualizzazioni, guadagno meno di un euro, e prima dei video si deve caricare la pubblicità, sennò non contano. Quindi a meno che non fai ogni giorno milioni di visualizzazioni non è sostenibile economicamente. Grazie ai video però magari entra lavoro con le aziende. Ne ho chiuso uno da poco, un video da 3 minuti che mi hanno pagato dieci mila euro. Da qualche mese mi sono trasferito a Milano e ora lavoro a Rds Next, una web radio fatta apposta per i giovani. Ora posso dire di essere autonomo e sicuro».

E poi, cosa vorresti fare? La tv è un sogno anche per uno youtuber?
«Altroché. Vorrei fare un programma tutto mio, mi ispiro ad Alessandro Cattelan».

In Germania provano a costituire un sindacato di chi crea contenuti per il web, soprattutto per spiegare alle nuove generazioni che anche questo è un mestiere. A quei giovani che comprano per la prima volta una telecamera, cosa vuoi dire?
«Prima di tutto è una passione. Se però vuole essere qualcosa di più, bisogna sapere che c’è tanto lavoro, tanta costanza. Da fuori si vede solo il video finito, ma c’è tanto sacrificio. Una volta i bambini dicevano che da grandi volevano fare i calciatori, ora gli youtuber. Ecco, lo sforzo per diventarlo è simile. È una nuova frontiera». Ultimo aggiornamento: 15 Ottobre, 16:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

Noi, viaggiatori compulsivi con destinazione “ovunque

di Mauro Evangelisti

Visita i Musei Vaticani, la Cappella Sistina e San Pietro senza stress. Salta la fila e risparmia

Prenota adesso la tua visita a Roma