Intervista a Antony IPant's: «Satira e sfottò, internet è la nuova tv»

Domenica 15 Dicembre 2019 di Nicolas Lozito

Quarta puntata della serie di interviste "Quelli del web", curata da Nicolas Lozito e dedicata a chi si è costruito una nuova professione grazie alla rete. La serie appare ogni domenica sulle pagine de Il Messaggero cartaceo e sul sito internet.

«Finito il liceo mi sono iscritto a biotecnologie alla Bicocca di Milano. Ma mentre facevo pozioncine in laboratorio, caricavo sottobanco video su internet dove prendevo in giro i rapper. Un giorno sono imploso e ho detto ai miei che volevo fare lo youtuber. A mio padre si è gelato il sangue: fino a quel momento ero sempre stato studioso, quadrato, volevo fare il dottore». Racconta così i suoi esordi Tony IPant's. Nome d'arte che si spiega traducendo letteralmente dall'inglese: Antonino Pantò, classe 1994, origini siciliane (il nome l'ha preso dal nonno), nato a Milano, cresciuto a Vimercate Brianza. Se oggi cercate online il suo nome trovate video da milioni e milioni di visualizzazioni: video comici, dove commenta a ruota libera programmi tv o fenomeni sociali insieme a due amici, colleghi, soci: Jody Cecchetto, figlio di Claudio, e Antonino Reale, detto Tony o Red Nose.

Siete la nuova Gialappa's Band?
«Sarei onorato di essere solo un piccolo pezzo di ciò che è la Gialappa's. Sono da sempre un loro fan, ed è vero che ci ispiriamo. Ma noi ci mettiamo anche la faccia. Analizziamo con ironia i fenomeni della nostra società, la tv, i drammi casalinghi. Non risolviamo questioni politiche, sappiamo di fare contenuti leggeri».

Fate milioni di visualizzazioni con i vostri commenti alle puntate delle trasmissioni tv, come con il Collegio di Rai 2 appena finito. Ogni settimana il vostro commento alla trasmissione era tra i 10 più visti in Italia di Youtube. Come è nata l'idea?
«Io già venivo dal filone dei video reactions e prendevo in giro i programma tv. L'avevo fatto con Mtv per Ex on the beach e Riccanza. A un certo punto ho preso di mira il Collegio insieme a Jody e Rednose e da lì siamo esplosi».

Come vi siete conosciuti?
«La storia è divertente: Jody mi seguiva, un giorno si propone di aiutarmi dal punto di vista tecnico, perché gli audio dei miei video erano pessimi. Red Nose è un produttore musicale e ha lo studio da cui ora registriamo. L'alchimia è stata naturale».

Qual è il vostro pubblico?
«Devo ancora capirlo. Jody parla ai giovanissimi. Tony è per un'ironia per più grandi. Di solito lo youtuber ha due fasce: o 9-15 o 12-18. Noi pigliamo tutti».

Che moda è questa delle reaction? Sembra che ora le facciano tutti.
«Sì, ma i nostri fan sanno che noi eravamo i primi. Abbiamo costruito un format, perché non commentiamo il meglio e il peggio, ma riassumiamo un programma e ci infiliamo scherzi, sketch, ironia. E il programma tv ne tra beneficio, quest'anno il Collegio è stato visto molto di più di qualche anno fa».

A volte ci andate giù pesante, prendendo in giro i ragazzi del programma. Non vi sembra di esagerare?
«Noi scherziamo e sia chi ci segue sia i protagonisti televisivi lo sanno. Siamo in contatto con molti di loro, sanno che facciamo satira».

Ma la satira, per definizione, colpisce i potenti.
«In un'occasione è stata presa di mira dalla rete una ragazza del Collegio, cyber-bullismo vero e proprio, e noi ci siamo subito schierati in sua difesa».
 

Quanto tempo ci vuole per realizzare un video?
«Monto tutto io, per giorni interi. Per un video su una trasmissione tv giriamo almeno 5 ore. Per trasformali nei 20 minuti finali ci impiego due o tre giorni di lavoro».

È questo il trucco per far ridere?
«Un tempo serviva la droga, alla nostra generazione basta l'editing. Il montaggio serrato. Io sono un maniaco del ritmo, deve essere sempre altissimo».

Da poco siete approdati sulla piattaforma Twitch. Che cos'è, spiegato a chi non la conosce?
«Twitch è un sito per fare dirette video. Su Youtube si caricano i video già montati, Twitch è live. È nato per chi voleva trasmettere le dirette delle partite ai videogiochi, ora si sta allargando».

Perché lo usate?
«Vogliamo far capire che siamo i migliori anche senza montaggio. Il sogno è portare online un vero late show, come quelli di Jimmy Fallon negli Stati Uniti».

Quanto guadagni con Youtube?
«Quando ho iniziato e fino a tre anni fa c'era una regola empirica ma abbastanza fedele: ogni milione di visualizzazioni, la piattaforma ti dava mille euro grazie alla pubblicità che passava prima e durante il video. Poi c'è stato un cambio delle regole, l'hanno chiamato Adpocalypse (da Ads, pubblicità in inglese): le aziende non volevano che i loro spot venissero associati a video dal contenuto scorretto o volgare. Così ora ogni video viene prima controllato e riceve un bollino, verde, giallo o rosso. Se è verde, può ospitare tutte le pubblicità, se è giallo solo alcune, se è rossa nessuna. Io faccio quattro video al mese, non sempre sono verdi: arrivo a uno stipendio di un lavoratore, poco sopra il migliaio di euro».


Tony IPant's al centro, a sinistra Jody Cecchetto, a destra Red Nose

E quanti soldi dagli sponsor?
«Sono loro la vera partita è questa, le aziende vogliono branded content, quindi contenuti sponsorizzati. Ci sono delle difficoltà perché non sono tante le aziende disposte a larciarci mano libera a noi sbandati. Però arrivano sempre più richieste, a volte poco etiche, ma noi non partecipiamo a schemi piramidali o altre truffe da influencer».

Un esempio recente di sponsorizzazione e relativo guadagno?
«Ci siamo divertiti con un app di incontri. Ci hanno dato massima libertà, e abbiamo fatto delle storie su Instagram in cui prendevamo in giro una loro campagna pubblicitaria precedente. Abbiamo guadagnato 12 mila euro, da dividere per tre».

Ora fai anche il conduttore radiofonico a Rds Next. Hai paura di invecchiare e finire lontano dai riflettori digitali?
«No, anzi, non mi fermo mai a godermi le cose, quindi il problema è opposto. Voglio sempre evolvere. So che bisogna stare sempre al passo, perché il pubblico giovane, vuole avere tutto nuovo e tutto subito. Oggi si assimila e si sputa subito via: i social nascono e muoiono, così come i creatori di contenuti come me. Un giorno ci saranno gli ologrammi, o chissà cosa, e anche youtube sparirà».

I tuoi idoli sono televisivi. Tu in tv ci andresti?
«Andrei tv, certamente. Ma la verità è che noi stiamo facendo il contrario: portiamo lo stile della tv sul web, perché io l'ho sempre guardata, sono a metà tra piccolo schermo e monitor».

Per finire: consigli per quei giovani che in cameretta vorrebbero seguire orme simili alle tue?
«Seguite l'istinto e prendete porte in faccia. Sarà una strada lunga e tortuosa, ma ogni sfiga e porta chiusa vi aiuterà, vi darà consapevolezza. Bisogna smaniare».
 



LE INTERVISTE A "QUELLI DEL WEB":
01. Giacomo Hawkman: «In amore vinci se cancelli le chat»
02. Elisa Maino: «Ero vittima dei bulli, ora ho 4 milioni di fan»
03. Riki: «Vi sembrerò pazzo, ma non voglio più i like»
04. Tony IPant's: «Satira e sfottò, internet è la nuova tv»
 

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